Il Tirreno

Livorno

porta a terra 

I ladri tornano alla Bruver: messi in fuga dai vigilantes

Stefano Taglione
Bruno Veroni con un operaio che ripara l'ingresso
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Bruno Veroni con un operaio che ripara l'ingresso

Livorno: i malviventi hanno tentato il secondo raid nella ditta di via Baldovinetti. Il presidente: «Cercano i soldi nel distributore del caffè, ma ora lo toglieremo»

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LIVORNO. È stato il secondo furto in appena tre settimane. Ma stavolta, grazie al rapidissimo intervento dei Vigili giurati, i ladri sono scappati a mani vuote. Ancora danni alla Bruver, l’azienda di Porta a Terra fondata da Bruno Veroni e oggi guidata dall’imprenditore Pierluigi Berti. I malviventi, dopo aver infranto una porta laterale del magazzino della società di forniture edili di via Baldovini, forse non hanno neanche avuto il tempo di entrare, visto che i vigilantes sono arrivati in quattro minuti. L’allarme è infatti scattato alle 23.37 di mercoledì 26 giugno, con la pattuglia sul posto alle 23.41. «Si trovavano proprio qui vicino – conferma Berti – e la guardia mi ha detto che aveva sentito l’allarme prima che venisse avvisato dalla sala operativa».

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Secondo il titolare i malviventi sarebbero attratti dalla gettoniera della macchinetta del caffè, forzata già tre settimane fa e svuotata del seppur magro incasso. È per questo che anche stavolta avrebbero tentato il colpo, provocando diverse centinaia di euro di danni. «Soldi qui dentro non ne teniamo», spiega Veroni. «Ora toglieremo il distributore automatico – prosegue Berti – così almeno non ci faranno più visita. Metteremo le grate pure alla porta laterale, quella che hanno forzato». «Già lo abbiamo fatto alla finestra», gli fa eco Veroni, mentre è insieme al fabbro che sta riparando l’ingresso violato.

Immediato, dopo la chiamata dei vigilantes, l’intervento di un equipaggio della Squadra volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, guidato dal dirigente Claudio Cappelli. Gli agenti hanno verificato che i ladri non avevano rubato nulla, mentre il titolare ha poi sporto denuncia. «Non ne possiamo più»,chiosa Veroni.
 

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