Gioco
Porto, la tregua dopo la tempesta. Ok a Lorenzini (ma con scadenza)
Dall’Authority un sì provvisorio ai contenitori sulla Sponda Est, però la maxi-Darsena sarà l’unico polo
Disco verde al Lorenzini terminal per poter diventare anche formalmente il secondo polo container del nostro porto, dopo esserlo diventato nei fatti. Ok sì ma a scadenza: questo nuovo assetto andrà avanti finché decollerà la maxi-Darsena, che sembra confermata come unico polo contenitori di Livorno. A quel punto il terminal sulla Sponda Est tornerà a fare principalmente traffici multisettoriali (multipurpose) e ridurrà di nuovo la movimentazione di contenitori a aspetto secondario.
Con quale limite percentuale in concreto? Lo determinerà uno studio. Come? Presentando un nuovo piano d’impresa che riorienta la bussola dei propri affari. Quando? Niente tira-e-molla sulla data: il riferimento non è al completamento della nuova espansione a mare bensì alla pubblicazione del bando per la comparazione con il progetto avanzato dall’investitore privato (entro 60 giorni Lorenzini deve presentare un piano-bis).
È questo l’approdo del comitato di gestione dell’Authority relativamente alla patata bollente del piano di impresa e del piano economico finanziario presentati – l’uno alla vigilia di Natale e l’altro a metà febbraio – dalla società che è al 50% delle famiglie livornesi di Enio Lorenzini e Ugo Grifoni e per la restante metà di Msc, gigante mondiale delle flotte.
Tutti sì (con la sola astensione del rappresentante piombinese) dopo quasi quattro ore di confronto. Al tavolone davanti al busto marmoreo del granduca Ferdinando I c’è anche il neo-sindaco Luca Salvetti, ma come semplice uditore: il rappresentante di Palazzo Civico resta al momento l’avvocato Giuseppe Batini, nominato da Filippo Nogarin.
«Batini ha fatto il suo lavoro senza che io gli abbia dato indicazioni», dice Salvetti uscendo dalla sede dell’Authority per andare in consiglio comunale: «Per parte mia avevo auspicato che si arrivasse a una formula in grado di garantire gli uni e gli altri». Salvetti conta di arrivare («nel giro di una manciata di giorni») a un confronto in sede istituzionale che veda protagoniste le due controparti, Tdt e Lorenzini, così come Authority e Regione.
Chissà se è questa la terza via escogitata dal commissario-ammiraglio Pietro Verna nel faccia a faccia che ha avuto poche ore prima con il sindaco Salvetti: sembra evitata la terza guerra mondiale sulle banchine livornesi. Tutto si regge però sul fatto che quel che è stato messo nero su bianco valga qualcosa, altrimenti la scadenza non esiste e, siccome in Italia niente è più definitivo del provvisorio, c’è solo una spallata o uno sbrego.
Facciamo il caso che non sia così e che non ci si ritrovi fra un po’ a ripartire con questa tiritera (che riguarda anche altri porti): potrebbe innescarsi un meccanismo che magari potrebbe spingere i due antagonisti a trovare il modo di allearsi per fare insieme la maxi-Darsena: non era forse già in atto fin dai tempi di Luigi Negri una trattativa riservatissima fra le due sponde della Darsena Toscana? Gli scontri, cosa sono se non le parti in commedia di questa trattativa? Per certi aspetti le due parti sono entrambe indispensabili: da un lato, senza i traffici di contenitori di Msc, è assai difficile raggiungere i volumi di traffico che consentano di reggere l’investimento dei privati; dall’altro, Tdt non può non cercare di prendersi la maxi-Darsena se non vuole bruciare l’investimento fatto nel terminal attuale.
È solo una questione di determinare l’equilibrio delle quote dell’una e dell’altra parte? Non solo. Mettiamo per un istante fra parentesi le famiglie Lorenzini e Grifoni, l’unico soggetto livornese in campo, a complicare la cosa è il fatto che Tdt e Msc fanno solo in apparenza lo stesso mestiere. Da un lato, Msc è un armatore: scende a terra per comprimere i costi in quel segmento della catena logistica (e ovviamente una flotta che conta su un proprio terminal conta su tariffe ridotte e su tempistiche di favore). Dall’altro, Tdt è un terminalista indipendente: ma ha come azionisti due fondi internazionali che guardano alla valorizzazione degli investimenti (forse non a brevissimo termine ma tutt’al più di 5-10 anni e dunque hanno tutto l’interesse a stare nell’affare maxi-Darsena ma quanto basta a incassarne le plusvalenze).
Nel comitato di gestione è stata rinviata un’altra grana incandescente: slitta l’ok al “piano attuativo di dettaglio” per dichiararlo conferma al Prg portuale. In mattinata nella seduta dell’Organismo di partenariato, una sorta di “parlamentino” consultivo dell’Authority, sia l’organizzazione degli agenti marittimi (Asamar) sia il comandante Savarese (gruppo Onorato) avevano presentato memorie su un’altra spinosa questione, quella degli accosti 14/E-F-G, finiti al centro dell’inchiesta choc che ha portato alla decapitazione dell’Authority. —
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