Il Tirreno

Livorno

la fabbrica di guasticce 

Magna, ora scende in campo la Regione Rossi: «Ci muoveremo come sulla Solvay»

Mauro Zucchelli

Il governatore ha avuto un faccia a faccia con la multinazionale. Gazzetti: se ne parli in consiglio. M5s: ascoltiamo i lavoratori

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È una patata bollente il caso della Magna, la multinazionale austro-canadese dell’indotto dell’auto, uno dei principali produttori mondiali, che di fronte a un mercato in forte affanno, ha messo lavoratori, sindacati e istituzioni davanti a un bivio perché c’è da assegnare la maxi-commessa Bmw e, al tempo stesso, c’è da decidere quale stabilimento chiudere. Inutile dire che in casi come questo i grandi gruppi internazionali hanno gioco facile e provano a innescare la concorrenza interna per la sopravvivenza.

Come? Restringendo i diritti: al prezzo di una spaccatura fra sindacati e all’interno dei lavoratori, lo stabilimento di Guasticce mette sul tavolo l’azzeramento dell’integrativo per i 40-60 nuovi assunti (con una forbiciata di circa 300 euro su una busta paga operaia attorno ai 1. 500). Obiettivo: un po’di ossigeno per conquistare la sopravvivenza della propria fabbrica e del proprio posto di lavoro.

A questo punto scende in campo la Regione Toscana. Lo fa ai massimi livelli: «Ci impegneremo al massimo, posso garantirlo», dice governatore Enrico Rossi. In che modo? «Ho l’obiettivo di fare in maniera che la vicenda Magna somigli a quella di Rosignano con la Solvay. Cioè: si facciano nel territorio di Colle gli investimenti. Ho già fatto un incontro in settimana, ne faremo altri».

Gianfranco Simoncini gioca con la doppia maglietta: quella di consigliere del governatore Rossi sui problemi del lavoro e quella di assessore a Palazzo Civico nella squadra del neo-sindaco Luca Salvetti.

È proprio Simoncini a confermare che nei giorni scorsi Rossi ha avuto un faccia a faccia «con uno dei massimi dirigenti mondiali» della multinazionale dell’indotto dell’auto: a lui i vertici della Regione hanno ribadito che le istituzioni regionali e locali sono disponibili a fare la propria parte («anche con gli strumenti di sostegno» attivabili) per «favorire lo sviluppo di nuovi investimenti nello stabilimento».

A tal riguardo è stata data la disponibilità a prevedere «incontri tecnici nei prossimi giorni». In effetti, c’è fra Regione e Magna una certa qual consuetudine di rapporti: in testa alla lista degli investimenti agevolati da un pacchetto di incentivi regionali (5, 3 milioni di euro) nella primavera dello scorso anno c’era il progetto sperimentale di serratura innovativa di Magna con un investimento da 2, 2 milioni, metà dei quali pagati dalla Regione. E Simoncini ricorda anche che «c’è un canale di confronto continuo con le multinazionali» attraverso gli uffici di “Invest in Tuscany”: un format collaudato scongiurando la fine della presenza secolare Solvay sul nostro territorio.

«Bisogna mettere in campo ogni possibile strumento», rincara la dose Cristina Grieco, assessora (livornese) al lavoro all’interno della giunta regionale, che sottolinea l’esigenza in «un lavoro corale fra tutti i soggetti».

Ed è di “gioco di squadra” che parla anche il consigliere regionale dem Francesco Gazzetti: «Con l’ufficio legislativo del gruppo consiliare regionale del Pd, stiamo lavorando ad una mozione che presenterò martedì in consiglio a Firenze e che permetterà, a tutti gli effetti, grazie a questa iniziativa del gruppo del Partito Democratico di portare questa vicenda all’attenzione anche dell’assemblea regionale toscana». In tandem – lo ricorda Gazzetti – con quel che sta accadendo in consiglio comunale per iniziativa di Federico Mirabelli che ha presentato un’interrogazione di cui è primo firmatario insieme a Cristina Lucetti (poi fatta propria da tutto il gruppo consiliare Pd).

Una interrogazione arriva anche dai banchi del M5s toscano: la firma Gabriele Bianchi (e la rilancia sui social l’ex consigliere Mirko Barbieri): chiede se la Regione sa che alla Magna è in corso «un contratto di solidarietà difensivo dal 29 ottobre scorso e che terminerà il 28 ottobre 2020». Forse per le Rsu – aggiunge – è «una scelta obbligata» accettare l’accordo proposto dall’azienda che taglia i diritti dei neoassunti, «si sarebbe giunti con ogni probabilità alla chiusura dello stabilimento». Ma Bianchi invita tutte le sigle sindacali «a garantire il coinvolgimento e l’ascolto di tutte le istanze in modo trasversale per avere un unico obiettivo comune a tutela di tutti i lavoratori». —





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