Il Tirreno

Livorno

Salvetti tende la mano alle altre forze ma la luna di miele in consiglio non dura

Juna goti
Salvetti tende la mano alle altre forze ma la luna di miele in consiglio non dura

Il centrodestra chiede la presidenza e al primo tentativo non ci sono i numeri per eleggere l’ex capogruppo dei Dem Caruso Il sindaco fa appello a dialogo e collaborazione per la città. Le opposizioni al Pd: «Ma alla prima prova apertura di facciata»

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Una stretta di mano a tutti i consiglieri banco per banco e il pianto a dirotto e sorridente della dipendente del municipio che gli ha messo la fascia. Così ieri è cominciato il primo consiglio comunale dell’era di Luca Salvetti. È cominciato con il sindaco del centrosinistra – ma «senza tessera», come ha ribadito anche questa volta – che dopo aver giurato di fronte alla città, ha lanciato un messaggio di apertura a tutte le forze, tanto da arrivare a dire che «non mi sentirete mai parlare di maggioranza e di forze di opposizione», per poi appellarsi a «dialogo» e a «sentimento di collaborazione» nell’interesse di Livorno.

Frasi che però si sono subito scontrate con la dialettica politica e con la prima prova concreta: l’elezione del presidente del consiglio. Il Pd vuole l’ex capogruppo Pietro Caruso, le opposizioni chiedono come “prova” la cessione di questa carica istituzionale e la Lega propone uno dei suoi, Gianluca Diliberti. Risultato: alla prima votazione, che richiede la maggioranza dei due terzi (quindi 22 voti), Caruso non passa. Tutto rimandato alla prossima ed eventualmente a quella dopo, quando per decidere il presidente basterà la metà più uno dei consiglieri.

Si parte da qui. Da Salvetti che presenta uno a uno assessori e assessore, esclusa Monica Mannucci in vacanza all’estero. «Le difficoltà economiche e sociali di Livorno – è la premessa – impongono una presa di coscienza generale e la consapevolezza che gli interessi dei singoli o delle forze politiche devono passare in secondo piano. Non sono io a chiederlo a voi ma è la città che lo chiede agli eletti, una città che negli ultimi anni si è persa in un clima spesso rissoso». Promette che lavorerà con «dedizione, passione e onestà», insieme alla sua squadra che rispondendo alle polemiche su «curricula e amici» degli ultimi giorni definisce subito «preparata, pronta ed entusiasta». Poi, guardando verso centrodestra, M5S, Bl e Pap: «Ci saranno persone che si opporranno non tanto al bene della città ma al tipo di percorso per raggiungere quel bene, e su questo sarà più semplice dialogare». Insomma, «nessuno faccia sconti», ma «con intelligenza politica e senza pregiudizi».

La prima reazione è della neocapogruppo leghista Costanza Vaccaro. Ed è subito all’attacco. Ad esempio sulla storia dei curriculum di pentastellata memoria: «Non apprezzo quando dice di avere composto una giunta di amici, spesso intorno al vincitore si riuniscono tanti amici e poche competenze». «Mi riferivo – controbatte Salvetti – al fatto che per fare la giunta non possono essere presi a riferimento solo i curricula: sono fondamentali e sono stati considerati, ma ci devono essere anche dinamiche che ti portano a lavorare bene insieme». E «il termine amicizia l’ho usato nella sua componente più positiva, non dei “soliti amici”…». Vaccaro insiste su case e sicurezza, come lo sconfitto al ballottaggio Andrea Romiti (Fdi) che pronti via definisce Salvetti «sindaco del ’900» eletto con «ridicoli gesti ideologici», picchiando su «città sicura» e «palazzi occupati dove se non la pensi come loro non entri». E Salvetti: «Parlate di città sicura? Allora facciamo un bel viaggio insieme dal ministro Salvini per dirgli che Livorno ha bisogno di più attenzione».

La giovane, Aurora Trotta (Pap), entra subito a gamba tesa sui Dem. Valentina Barale di Bl in una frase riassume apertura di credito e opposizione «senza sconti»: «Si è detto che è un nuovo ciclo e non una restaurazione, vi concediamo la presunzione di innocenza, ma sappiate che avrete accanto chi si corda tutto». L’ex vicesindaca M5S Stella Sorgente, per la prima volta dall’altra parte del bancone, promette opposizione «senza sconti ma corretta», poi punge: «Lasciamo una situazione idilliaca rispetto a quella trovata nel 2014, partendo dall’avanzo di amministrazione: dovesse accadere qualcosa nelle partecipate come in passato…».

Tutti interventi che fanno scappare la battuta allo stesso sindaco: «La luna di miele è durata un quarto d’ora». Dura ancora meno quando tocca all’elezione del presidente. Non per il nome, Caruso, che dalle opposizioni sottolineano di apprezzare, ma per la scelta di non offrire la carica alle minoranze. Il capogruppo Dem Paolo Fenzi apre per i nomi dei vice, per il resto: «Caruso è scelta dovuta non solo per l’esperienza ma perché è persona di dialogo e sensibilità». «Noi facemmo una scelta coraggiosa assegnando la presidenza a Bl», ricorda Sorgente: «Questa è un’apertura di facciata». «Si torna indietro, non è benaugurante» dice Bruciati. «Solo un’apertura a parole», accusa Vaccaro che lancia Diliberti. Alla fine in 19 di centrosinistra votano il Dem, sindaco e Caruso si astengono con fare istituzionale, i 6 di destra votano Diliberti e gli altri (7) fanno scheda bianca. Tutto rimandato. Con la premessa finale di Fenzi: «Non facciamo passi indietro, con una discussione così non ci sono le condizioni». —
 

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di Redazione web