Gioco
Da venti a tre: i 5 Stelle stretti tra il boom leghista e i diciotto banchi Pd E in sala debutta Polas
Al posto di Cepparello e Lenzi entrano l’avvocato Talini e Simoni (Arci) Il banco di Cannito “ritirato” come la maglia numero sei di Baresi
Fino a poche settimane fa i banchi centrali erano quasi tutti loro. Ma con un colpo di spugna elettorale sono passati da 20 a 3. Ieri i 5 Stelle sono rientrati per la prima volta nel salone del municipio da forza di opposizione. Per la prima volta nella storia di Livorno c’erano entrati anche il 30 giugno 2014, ma con Filippo Nogarin sindaco e con un blocco di 20 volti, in gran parte sconosciuti alla politica, pronti a guidare la città da maggioranza. L’ex vicesindaca e candidata Stella Sorgente ora è la capogruppo del Movimento di opposizione. Borsa, scarpe e camicia rossa, ieri si è seduta al primo banco di fronte ai nuovi assessori, tra i 20 consiglieri della maggioranza di centrosinistra (18 del Pd) e il nuovo fortino leghista, posizionato manco a dirlo sull’ala destra con 5 rappresentanti del partito di Matteo Salvini e uno di Giorgia Meloni (il candidato sindaco del centrodestra Andrea Romiti).
A rappresentare i pentasellati con Sorgente non c’è alcun consigliere uscente: ci sono Luca Vecce, autista del Ctt che fa parte della Rsa (in quota Cgil), e Igor Nencioni, ieri assente perché impegnato con gli atleti della sua scuola ai campionati europei di lotta libera.
Sorgente parte così: «Stamani presentiamo i primi due atti per iniziare subito a parlare di argomenti concreti». Del ricorso contro la discarica del Limoncino e di una decisione della Regione sulla pulizia dei letti dei fiumi in capo ai Comune: temi che stamani i 5 Stelle snoccioleranno nella sede rimasta in piazza Garibaldi.
La donna della Lega che le siede a pochi passi di distanza è Costanza Vaccaro, la più votata del consiglio, vicina alla candidata sindaca mancata Giulia Pacciardi. I capigruppo a questo giro sono otto: Paolo Fenzi, dipendente Inps, già capogruppo nell’ultimo anno di amministrazione Cosimi, guiderà i Dem tornati a sedersi nella maggioranza dei banchi dopo cinque anni tra l’inferno e il purgatorio; l’avvocato Marco Talini e il volto Arci Cinzia Simoni sono entrati dopo la promozione in giunta di Andrea Raspanti, Giovanna Cepparello e Simone Lenzi, e saranno le voci di Futuro e Casa Livorno; Sorgente guida i 5 Stelle, Vaccaro la Lega, Romiti il monogruppo di FdI; a sinistra Aurora Trotta è il volto di Potere al Popolo, il candidato sindaco Marco Bruciati rientra in camicia a fiori e giacca da capogruppo di Bl, seduto accanto a Valentina Barale.
Curiosità: nessuno si siederà al banco che per 15 anni è stato di Marco Cannito, l’uomo simbolo della lista civica Città Diversa, che questa volta non ha preso abbastanza voti per entrare. Banco vuoto e “ritirato”, un po’ come la maglia numero 6 di Franco Baresi.
Altre due note di colore: i bicchieri di vetro un po’ in stile brindisi voluti dalla neo assessora all’ambiente nel segno di un consiglio plastic free, e le rose arancio che il sindaco Luca Salvetti ha voluto consegnare a titolo personale a tutte le nuove consigliere e assessore come in bocca al lupo. Un «piccolo omaggio», lo ha chiamato in sala, con contro-risposta di Barale: «Sindaco le doveva dare anche agli uomini però...».
Cinque anni fa l’accerchiato era il Pd, dopo un ballottaggio che aveva visto tutte le altre forze riunite intorno ai 5 Stelle (con tanto di indicazione di voto a Nogarin) per «disarcionare l’imperatore». Oggi i banchi centrali tornano in casa Dem, che dopo l’apparentamento saltato con Bl sembra comunque fare fatica a stringere la mano alla sinistra.
Ma al di là del politichese, il volto che forse più di tutti racconta l’emozione della prima volta è quello di Polas Shaha, originario del Bangladesh, che si siede al banco subito dietro Sorgente e che è il primo consigliere aggiunto della storia della città, eletto dagli stranieri (gli aventi diritto erano più di 7mila ma al primo esperimento il 26 maggio sono andati alle urne solo in 720, più di 400 per lui). Sposato con tre figli che studiano alle Benci, 46 anni, laureato informatica nel suo Paese, da 11 anni in Italia, gestisce un money transfer in centro. «Mia moglie – racconta – è arrivata 15 anni fa selezionata dall’ambasciata insieme ad altre 17 infermiere professionali e lavora a Collesalvetti». Guarda verso gli altri banchi: «È la prima volta per me, devo imparare. Potrò fare proposte ma senza votare: rappresenterò le comunità straniere, il 6 luglio organizzeremo una festa e una cena in piazza Garibaldi con sindaco e tutti i consiglieri».
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