Il Tirreno

Livorno

«Uscire? No, occupiamo la Misericordia»

Stefano Taglione

Otto famiglie pronte allo sciopero della fame. La proposta: «Paghiamo il Comune con parte del reddito di cittadinanza»

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«Chiediamo una soluzione per l’emergenza abitativa e lunedì, quando dal Comune verranno a sgomberarci, noi rimarremo dentro e inizieremo lo sciopero della fame. Non usciremo. Fra di noi c’è chi lavora e chi invece riscuote il reddito di cittadinanza e ognuno di noi è disponibile a versare 150 euro al mese al Comune come canone di affitto. Vogliamo renderci utili alla società, non essere un peso per la collettività».

A parlare è Kawtar Echannani, portavoce delle otto famiglie sgomberate a inizio maggio dal Palazzo del Picchetto che da oltre un mese vivono nei locali della confraternita di via Verdi a spese dell’amministrazione, che ha consentito loro di soggiornare lì per un breve periodo in attesa che si possano organizzare per una sistemazione alternativa e definitiva. Si tratta di 27 persone: 16 adulti e 11 minorenni, secondo i numeri da loro forniti. Mercoledì Echannani insieme a un altro ospite – Mostafa Mouahid – è andata in municipio per consegnare un documento firmato dagli ex occupanti, che ha poi protocollato alla funzionaria Simonetta Gabbrielli. «Chiediamo un incontro al nuovo sindaco Luca Salvetti – si legge nella lettera – per fargli presente la nostra situazione e i nostri problemi, chiedere un progetto per l’emergenza abitativa e naturalmente avere delle risposte in vista dell’imminente sgombero, programmato dai suoi uffici per lunedì mattina».

«Noi siamo delle persone civili, con un passato e un presente limpido – continua Echannani – e abbiamo un bisogno impellente di vivere sotto un tetto e in maniera dignitosa. Con noi ci sono bambini e disabili, siamo poveri. La Misericordia, il 24 giugno, ci butterà fuori. Aiutateci». Le otto famiglie, in realtà, dovevano abbandonare la struttura di via Verdi già due settimane fa. Ma poi, dopo la richiesta di una proroga per potersi organizzare e trovare un’altra sistemazione a proprie spese, lo sgombero era stato rinviato di due settimane. Il nuovo “check-out” ora è previsto per lunedì. Fra tre giorni. «Abbiamo fatto presente la nostra situazione ai dirigenti di palazzo civico – sostiene la donna – e, pur essendo stati gentilissimi, non ci hanno ancora risposto. Ufficiosamente ci hanno detto che l’accordo prevede di lasciare la Misericordia lunedì, ma non sappiamo dove andare. Non ci muoveremo da qui. Il Comune con l’emergenza abitativa ha aiutato tantissime persone, non capisco perché non possa fare altrettanto con noi, persone oneste che abitano a Livorno da dieci anni. Non chiediamo una casa popolare, ma di rientrare nel percorso dell’emergenza abitativa per poter ricevere un minimo di aiuto dalla città».

Gli ospiti della Misericordia lavorano tutti. Anna Neagoe, rumena di 40 anni, fa la cameriera in un ristorante labronico da 13 anni. È stata sfrattata da un appartamento che aveva preso in affitto, per questo per non rimanere in mezzo a una strada col figlio minorenne ha deciso di occupare l’ex caserma di fronte a piazza Guerrazzi, su via Grande. «Se non ci daranno risposte – conclude Echannani – noi inizieremo lo sciopero della fame».



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