Il Tirreno

Livorno

DURISSIMO INTERVENTO IN FORTEZZA 

Il vescovo: porto a rischio ko «Dovete smetterla di litigare»

M.Z.

Il presule cerca di ritagliarsi uno spazio di manovra per fare da pacificatore  nella babele di scontri che dilaniano lo scalo ormai sull’orlo del precipizio 

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LIVORNO. «È una bestemmia contro Dio». Non c’è accusa più pesante agli occhi di un vescovo, e monsignor Simone Giusti la scaglia come una bomba atomica nel bel mezzo del proprio intervento dalla tribuna del convegno organizzato dalla Capitaneria di porto per parlare delle condizioni di vita e di lavoro dei marittimi: il welfare della “gente di mare” c’entra fino a un certo punto, ma la dignità dei lavoratori e la possibilità dell’occupazione sì. Ed ecco che, con impeto, il presule alza proprio la voce – quasi un grido – per mostrare tutta la preoccupazione di fronte al fatto che la guerra delle banchine si allarghi e ora finisca per comprendere anche i terminal contenitori, dopo che Il Tirreno ha pubblicato la notizia dello scontro fra Tdt e Lorenzini che mette in gioco la Darsena Europa.

Sta lì presumibilmente la paura del monsignore-architetto: «Basta, smettetela con questi litigi che fanno solo il male del porto, e dunque il male della città. Il porto è la principale “industria” di Livorno: chi ne ha in mano le sorti come operatore deve agire sentendosi sulle spalle la responsabilità di tante famiglie che campano di quello».

Si scopre l’acqua calda a dire che il vescovo Simone Giusti ha sempre guardato con attenzione a quel che si muove in porto perché lo considera il luogo in cui si giocano i destini dei livornesi. La strigliata è severa: «Meno soldi in tasca e più attenzione alle responsabilità. C’è chi è generoso sì ma vedo anche che tante volte prevale la tentazione di pensare solo per sé e per il proprio tornaconto: guai a esser taccagni, non chiedo mica atti di eroismo. Ma dietro la capacità di guardare all’insieme delle cose con animo generoso c’è la possibilità di fare miracoli…».

Qualcosa di più dei toni da “severo monito”, è proprio uno scossone: forse che il vescovo vuole scendere in campo come pacificatore? Giocando da solo o al fianco di qualche figura istituzionale? Del resto, prima il viceministro Edoardo Rixi (ora nei guai per le proprie vicende giudiziarie) e poi il numero uno nazionale degli agenti marittimi Gian Enzo Duci – etrmabi dall’esterno della città – avevano suonato la sirena d’allarme: a Livorno la comunità portuale è malata di litigi.

In precedenza, dalla tribuna del convegno in Fortezza, il vescovo non era stato tenero neanche nei riguardi dell’Europa: da un lato, l’Europa di quella che chiama “la cultura del desiderio” (troppo relativista); dall’altro, l’Europa dell’austerity («ha fatto soffrire milioni di famiglie, è inaccettabile che ora la nomenklatura di Bruxelles si svegli e semplicmeente dice che si è sbagliata»). —

M.Z.

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di Redazione web