Gioco
Banca d’Italia: dalle aziende segnali negativi bene solo il porto
LIVORNO. L'economia della Toscana, secondo il rapporto di Banca d'Italia, lancia segnali preoccupanti per il secondo semestre consecutivo dopo un buon inizio del 2018. Bene l'export, soprattutto quello della moda; in crescita anche il mercato immobiliare, che approfitta di un'ampia forbice dei prezzi. Male il settore delle piccole e medie imprese, che producono meno della media nazionale, e - specialmente a Livorno - sono tra quelle che si sono innovate di meno. Parla senza mezzi termini di «stagnazione», il direttore della filiale labronica Paolo Comune Compagnoni, condizione nella quale il capoluogo portuale sconta le differenze endemiche rispetto alle città del manifatturiero. Il rovescio della medaglia è costituito proprio dallo scalo, che grazie alll'accordo di programma del 2015 vive una nuova primavera in termini traffico turistico e roll-on/roll-off, e fa la parte del leone nell'arena regionale. In somma l'istituto di credito dipinge una Toscana che va moderatamente bene, ma con prospettive negative. Previsioni ancor più nere quelle Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, che alla luce dei numeri parla di «un'analisi che deve far riflettere aziende e banche, nel doppio binario impresa-credito», si dimostra «molto preoccupato per le imprese piccole e piccolissime, le vere locomotive del territorio», e infine (con un occhio al settore dell'edilizia e l'altro ai risparmi delle famiglie) auspica «un ritorno ad un rapporto migliore con le banche, anche nel segno di sicurezza e legalità» per scongiurare il ricorso a prestatori fuorilegge: «Domani (oggi per chi legge, ndc) sarò in Prefettura per illustrare la situazione». «La Toscana sta vivendo una fase fatta di luci e ombre, e paga un ritardo sull'innovazione tecnologica dei processi di produzione in un divario negativo rispetto alla media nazionale», ribadisce Comune Compagnoni.
E poi risponde, in differita, all'appello di Breda: «Le banche stanno attraversando un periodo di risanamento, al termine del quale saremo certamente più disponibili nei confronti di chi verrà a chiedere un prestito per la propria attività». La congiuntura vede dunque un aumento di spesa per i consumi e investimenti, mentre le imprese con più di 20 addetti segnalano un aumento di fatturato. In crescita - come detto - le esportazioni, ma sotto alla domanda potenziale, e gli investimenti soprattutto nei servizi (+4,9 percento anche grazie agli incentivi di Industria 4.0) legato a doppio filo col segno "più" del turismo.
Segnali di lieve ripresa arrivano infine dal comparto edile, bene anche il mercato immobiliare e dalle opere pubbliche.—
Matteo Scardigli
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