Gioco
Dito ricostruito all’infermiera dopo il morso di un paziente
Livorno: l’operazione a Careggi. L’Asl: «Rispettati i protocolli da lei e dagli altri 2 addetti». Intanto scoppia il caso sicurezza nel reparto di psichiatria: «Troppe aggressioni»
LIVORNO. È stata operata con successo a Careggi Vania Orazio, l’infermiera di 60 anni che domenica 16 giugno è stata aggredita da un paziente ricoverato nel reparto di psichiatria che con un morso le ha staccato un dito. I medici fiorentini – che l’hanno accolta dopo il trasporto d’urgenza nella notte – le hanno ricostruito il mignolo destro parzialmente amputato. Le prossime ore saranno cruciali per capire le conseguenze del grave incidente sul lavoro di cui è stata vittima la dipendente dell’ospedale livornese, una donna con grande esperienza che da 20 anni è in servizio al padiglione dieci.
Sul caso è intervenuta anche l’Asl, che innanzitutto fa «gli auguri di pronta guarigione alla professionista». «Il paziente in questione – ricostruisce con una nota l’azienda – era stato ricoverato dal giorno precedente per comportamenti che indicavano chiaramente un disturbo: l’uomo si era spogliato in una via del centro, ma senza dare segnali di aggressività o violenza verso sé o verso gli altri. L’infermiera al momento della somministrazione della terapia si trovava assieme a due colleghi, un operatore socio sanitario e un medico nel contesto di un reparto che aveva una dotazione organica sufficiente e in linea con quanto previsto dalle normative. Ha agito con professionalità ed esperienza, seguendo tutte le indicazioni previste per la gestione di questo tipo di pazienti, non potendo però prevedere una reazione e un’aggressione di quel tipo».
«Nel reparto livornese l’equipe di operatori – prosegue l’Asl – da sempre si impegna per evitare il ricorso ai mezzi di contenzione fisica, privilegiando il contenimento psicologico-relazionale e stimolando al massimo la responsabilità dei degenti, in collaborazione con le èquipe territoriali e attraverso il confronto con i familiari coinvolti, con buoni risultati considerando che negli ultimi 18 mesi si sono verificati due infortuni di lieve entità dovuti a contatti con il paziente. Un dato in linea – conclude l’azienda – con quanto registrato nei reparti dello stesso tipo. Mai, invece, si era verificato un episodio con prognosi di questa gravità».
Subito dopo l’aggressione al padiglione dieci sono intervenuti i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, guidati dal tenente Marco Saccà, che hanno denunciato l’aggressore (un marittimo brasiliano) per il reato di lesioni gravi. Nell’unità di psichiatria ci sono 16 posti letto, quasi sempre pieni. Secondo il Fials il reparto è «carente» e «sovraffollato». «Le aggressioni ai lavoratori e il numero degli infortuni registratosi è giunto a un livello che rende inderogabile assumere decisioni importanti e risolutive – spiega Daniela Boem – È inaccettabile che un lavoratore sia sottoposto quotidianamente a rischi che possono produrre effetti sulla propria incolumità fisica. Il necessario contemperamento tra l’esigenza di assicurare un servizio adeguato e di qualità per l’utente e la garanzia di sicurezza per gli operatori è il vero tema su cui misurarsi e che ormai è divenuto ineludibile. Abbiamo domandato e continueremo a chiedere una seria valutazione dei protocolli operativi in uso allo scopo di un’esatta ripartizione di competenze tra gli operatori medici e quelli del comparto, dei comportamenti e delle procedure da adottare per la gestioni dei casi trattati». Per questo il Fials ha chiesto un incontro urgente al direttore dell’ospedale, al capo del dipartimento di psichiatria e al responsabile dell’unità funzionale.
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