Il Tirreno

Livorno

MONTENERO 

«Aula mariana, la faremo così» Giusti la apre ai vescovi toscani

Mauro Zucchelli

Sopralluogo dentro l’edificio chiuso da 12 anni (poco dopo l’inaugurazione) L’idea del monsignore-architetto: tanti ex-voto sulle grandi pareti bianche 

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LIVORNO. Dopo un black out durato una dozzina di anni, il fascino minimalista dell’Aula mariana si spalanca sotto gli occhi dei vescovi di mezza Toscana: era dal 2007 che nessuno metteva piede qui dentro. Salvo tecnici e operai alle prese con la lotta contro le infiltrazioni d’acqua: c’era una falda e, nonostante il pozzo sul sagrato e le prese d’acqua dei monaci sulla collina, nessuno se n’era accorto, dunque ci hanno costruito sopra l’aula senza predisporre a subire l’aggressione delle acque sotterranee. Risultato: dal giorno dell’inaugurazione per il Giubileo del 2000 è stata aperta (a singhiozzo) per sei anni e chiusa (due volte) per il doppio.

Fortuna che ora, in virtù del progetto che il vescovo Simone Giusti ha messo a punto contando sui tecnici dello studio Caturegli, è destinato a esser riaperto anche al pubblico questo grande spazio ovale in cui il bianco detta legge quasi ovunque e la luce entra dall’alto. Passa dal grande finestrone sopra l’altare e da una striscia di vetro che corre lungo tutto il margine del tetto che in realtà è un giardino pensile.

Del resto, l’Aula porta la firma di un architetto di grido come Adolfo Natalini ed è incastrata – forse incastonata – dentro il fianco della collina. Proprio l’effetto-novità che rischiava di esser pagato a carissimo prezzo quando è stato squarciato il poggio per ritagliare lo spazio in parte interrato in cui doveva esser costruito l’edificio: chi ci ha lavorato confessa di non averci dormito la notte, avendo intuito il rischio che tutto poteva da un momento all’altro smottare e travolgere il santuario seicentesco della Madonna patrona di tutta la Toscana.

«Adesso – sottolinea il monsignore-architetto – il geologo dice che la collina è ferma, niente più rischio di patatrac ma è comunque opportuno prevedere un sistema informatizzato di monitoraggio che tenga gli occhi dei sensori ben aperti si eventuali movimenti del terreno». C’è da creare uno scannafosso più altri lavori (costo stimato 300-350mila euro), dice il presule. Si lascerà che l’acqua passi da dove passava: in sostanza, rinunciare ai locali parrocchiali al piano terra.

Questo è il pre-requisito. La novità sta nella modifica dell’identikit dell’edificio sacro. Come? Ad esempio, l’ingresso: sì, resterà la possibilità di arrivarci dalla quattro porte che si affacciano sul sagrato storico del santuario (salendo poi la coppia di scalone interne) ma, come richiesto dalla commissione della conferenza episcopale, c’è bisogno che sia meno auditorium e più chiesa.

Dunque il primo problema è dargli una facciata. E non è semplice, visto che questo tesoro è incastonato nella collina. La soluzione: una scala che parte accanto all’ingresso dell’asilo parrocchiale e valorizza la parte alta del frontale con una decorazione colorata che spicca sui colori tenui grigi del complesso.

All’interno, come anticipato nelle settimane scorse dal Tirreno, un leggero riassetto degli spazi ricavando le zone in cui prevedere le cappelle della Madonna e del Santissimo Sacramento più il fonte battesimale.

Ma il vescovo Giusti tira fuori anche due novità ad uso dei colleghi prelati. La prima: all’altare anziché il solito grande dipinto com’è adesso, una fascia di ceramiche policrome in cui lo scultore cascinese Paolo Grigò – già attivo a Livorno con la Madonna dei Popoli, nella chiesa del Borgo di Magrignano e in duomo con il progetto di nuovi interni – racconterà la Madonna di Montenero attraverso i secoli.

E l’altra idea? Riguarda la decorazione delle pareti dell’ovale della struttura: ora c’è una doppia striscia di dipinti del pittore Francesconi, non è ancora chiaro come ma Giusti fa un gesto ampio con la mano per indicare l’enorme superficie della parete ellittica e dire che lì vede bene «il grandissimo numero di ex voto che i monaci non sanno più dove mettere perché all’interno del complesso del santuario hanno più spazio mentre la Madonna di Montenero non ha smesso di ascoltare le tribolazioni della gente». Ma da monsignor Roberto Filippini, vescovo di Pescia, arriva un consiglio: occhio a non stravolgere l’Aula con un apparato decorativo troppo pesante. —



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