Gioco
«Il futuro polo hi-tech sarà agli ex Macelli» Ma c’è già, è in degrado e la Spil lo vende
Costruito solo vent’anni fa, è rimasto un fantasma in mezzo ai rifiuti e lontano dalle polemiche. Giovedì si aprono le buste
Metti che ci sia una giunta con il chiodo fisso di far nascere un polo tecnologico. Metti che, alla fine, arrivi l’annuncio con la fanfara quando ormai siamo a neanche due settimane dal voto: dopo averlo immaginato all’ex Trw-Delphi in via Enriques, è agli ex Macelli che nascerà il polo tecnologico (anche se per ora non c’è altro che la delibera con cui Palazzo Civico dà l’ok allo schema di accordo che poi dovrà essere firmato con la Regione).
Però c’è un “però”. Metti, ad esempio, che il polo tecnologico ci sia già: è al Picchianti. Costruito di sana pianta alla metà degli anni ’90. Eppure praticamente vuoto, anzi in abbandono (ma per il dibattito pubblico cittadino è un fantasma, un Ufo).
Cosa fare? Facile: si prende il polo tecnologico che c’è già, lo si dichiara morto e si mette in vendita anche facendo lo “spezzatino” purché ci sia qualcuno che venga a prenderselo e tiri fuori la grana per rimpinguare le casse di Spil. Poi si annuncia il via ai lavori per ristrutturare l’ex Forte di San Pietro d’Alcantara dov’erano i Pubblici Macelli: sarà destinato a ospitare un nuovo polo tecnologico, anzi “dell’innovazione”. Fra piazza del Luogo Pio e via della Cinta Esterna, a un passo dalle aree del depuratore del Rivellino da trasferire nei pressi di via Enriques.
Accade tutto in questi giorni a cavallo fra il tramonto della giunta M5s di Filippo Nogarin e l’alba di quella di centrosinistra guidata dal nuovo sindaco Luca Salvetti: è, secondo gli atti di Palazzo Civico, una «vendita a trattativa privata mediante gara ufficiosa». Giovedì 20 nel quartier generale di Spil si apriranno le buste con le offerte economiche presentate da chi vuol acquistare il polo tecnologico in blocco (poi è stato deciso che va bene anche pezzetto per pezzetto).
Ma quanto tempo ci vorrà perché gli ex Macelli siano risistemati con i tre milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Toscana e decollino come polo tecnologico? Forse due-tre anni? Ma non sarebbe più semplice risistemare quel che già c’è anche se sembra un monumento all’Incuria?
Il polo del Picchianti è di fatto in mano al Comune di Livorno anche tramite la controllata Spil (proprietà 100% Spil, con il Comune e la Provincia che si spartiscono il 30% del diritto di superficie). Peccato che sembra investito da chissà quale cataclisma: come fossimo nel “day after” e i lavoratori si fossero dati all’improvviso alla fuga lasciando di tutto un po’. Spuntano i cartellini del «gennaio 2017» e l’orologio segnatempo, un nastro trasportatore, la sagoma in vetroresina d’una scocca, carcasse di apparecchiature, fogli di vetri rotti, bidoni di non saprai mai cosa, scatoloni di abbigliamento da lavoro, bobine di cavi, materiali isolanti e fonoassorbenti, una bottiglia d’olio e il rimasuglio di bagordi a base di Chivas, le poltroncine che tutt’al più servono come cuccia del gattone pigro che la fa da boss in mezzo a questo sfacelo a metà…
A metà? Nel piazzale interno ecco un autocarro e un po’ di vetture, compresa una Bmw, che starebbero meglio da uno sfasciacarrozze, e poi spazzatura ovunque. Perché dunque a metà? In realtà, questo fabbricato – immaginato nel bel mezzo dell’ultraperiferia industriale a contatto di gomito con tante piccole imprese livornesi – non è verniciato di fresco ma ha mura e impianti sicuramente più nuovi di gran parte delle aziende del nostro territorio. Solo una parete in cartongesso risulta schiantata, il resto ha bisogno solo di una buona sistemata. A cominciare dai portelloni che chiudono ciascun locale: non di rado i vetri sono solo un ricordo e una scritta spray auspica i «fasci al muro» e sogna «piazzale Loreto».
Comunque hi-tech, il polo del Picchianti lo è sempre stato poco: è servito a ospitare un’officina per l’installazione di impianti gpl su auto, una ditta di noleggio attrezzature e altre piccole ditte. Quanto alla segreteria degli studenti dell’università di Pisa, è rimasto solo il cartellone che torreggia all’esterno. Com’è stridente il fatto che l’équipe di Compolab, il team di ingegneri che ha preso nelle mani il proprio destino e si è fatto imprenditore della propria intelligenza, ha in questi box una apparecchiatura per la stampa 3D per realizzare componenti di un congegno sperimentale biomedicale. Accanto ai vetri rotti e al gattone con il look da boss. —
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