Gioco
Giunta, Salvetti vuole lo sprint Rossi (Pd): «Prima ascoltiamo»
Tramonti lascia la guida dell’organizzazione, “passo di lato” anche per Kutufà e Camici Il segretario: «Niente alzate di testa, la politica non è l’ufficio di ri-collocamento»
LIVORNO. La direzione Pd in agenda per mercoledì e il neosindaco Luca Salvetti che si augura di mettere nero su bianco i nomi della giunta martedì. Delle due l’una: o i dem sperano che le castagne dal fuoco gliele levi Salvetti dall’esterno o il nuovo sindaco dovrà rassegnarsi a tempi un po’ meno rapidi. Del resto, basta andare indietro nel tempo per capire che le giunte non sono mai nate nel giro di una settimana: lasciamo perdere il caso della “squadra” di Filippo Nogarin che, “sceriffo” a parte, doveva ovviamente scontare l’inesperienza e arrivò a completarsi dopo 78 giorni, anche gli espertissimi predecessori ebbero bisogno di quasi tre settimane per far quadrare tutto. Stiamo parlando di Alessandro Cosimi nel 2004 e nel 2009 così come, ancora prima, di Gianfranco Lamberti nel ’99.
Al tempo stesso qualcosa in casa Pd si avverte: prima Alessio Ciampini che dalla plancia di comando del Pd si ritira a vita privata perché preferisce puntare sul lavoro; poi su Facebook Adriano Tramonti che annuncia in due righe le dimissioni da responsabile organizzativo; nel frattempo Mario Camici e Giorgio Kutufà, entrambi punti di riferimento dell’area Zingaretti al congresso, fanno un passo di lato e si mettono in pausa (ma Kutufà non lascia la presidenza dem). Un’epidemia di stanchezza dopo il successo elettorale? Può darsi, e sia chiaro però che nessuno si è stancato di Salvetti che anzi viene difeso a spada tratta, guai anche solo immaginare una polemica nei suoi riguardi. E nessuno si sogna di rompere la luna di miele post-vittoria: anzi, queste chiamate in disparte avvengono in sordina, quasi in punta di piedi per preservare il “miracolo” della vittoria di Salvetti.
Intanto, in precedenza era sceso in campo il segretario della federazione Simone Rossi, avvocato e vicesindaco di Bibbona: l’ha fatto per mettere al sicuro il “modello Livorno”, l’idea del Pd che fa – come usa dire ora – un passo di lato per lanciare uno schieramento plurale attorno a un candidato civico, di area ma senza tessera, nel quale si possa riconoscere uno spazio politico più ampio della sola sigla Pd. L’ha fatto muovendosi fra i paletti dello slalom: da un lato, ripete che «noi Pd abbiamo portato il 90% dei consensi» e, dall’altro, sa che ha bisogno di «mantenere il campo largo senza palizzate»; per un verso, segnala che «non possiamo tornare indietro agli errori del passato e occorre proseguire il rinnovamento» e, per un altro, ricorda che «è necessario anche non disperdere l’esperienza ma senza trincerarsi dietro le chiusure da vecchia politica». Ma il vicesindaco, anzi la vicesindaca dev’essere proprio Pd? «Cristina Grieco sarebbe perfetta ma, se non dovesse essere lei, sarebbe ingiusto mettere da parte quel 90% targato Pd che ha contribuito alla vittoria».
Il messaggio è chiaro ma più che ai dogmi di fede Rossi dice di voler «credere all’ascolto»: perciò in queste ore incontrerà, insieme al segretario cittadino Rocco Garufo, i 18 eletti con la maglietta Pd a Palazzo Civico. Capogruppo? Presidenza del consiglio? Rossi insiste: «Prima ascoltiamo tutti, poi faremo sintesi e decideremo». Dev’essere un messaggio anche rivolto ai suoi, se prima ancora che arrivi la domanda del cronista si premura di aggiungere: «Nessuno faccia alzate di ingegno o passi in avanti se non concordati». Infine, altro messaggio in bottiglia: «Se c’è una cosa che non sopporto è la politica vissuta come ufficio di collocamento, anzi di ri-collocamento. Non voglio fare io la morale a nessuno, ma è la gente che non lo sopporta più: c’è bisogno di merito e capacità, gli accordicchi salva-riciclati non portano da nessuna parte, casomai ci scavano la fossa in anticipo». —
M.Z.
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