Il Tirreno

Livorno

Garufo dopo la vittoria di Salvetti: «Rosa di nomi per gli assessori, ma la vicesindaca sia del Pd»

Juna Goti
Garufo dopo la vittoria di Salvetti: «Rosa di nomi per gli assessori, ma la vicesindaca sia del Pd»

Livorno, il segretario dei Dem dopo il ballottaggio potrebbe entrare nella giunta. E ai suoi dice: «Non impicchiamoci sui numeri, intanto mettiamo in campo il meglio senza veti» 

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LIVORNO.  Allora Rocco Garufo, si vede che muore dalla voglia di dirlo: il candidato alla fine lo avete azzeccato…

«Sì». E per qualche secondo si ferma, con il sorriso un po’ sornione di chi sotto sotto gongola ma non vuole darlo a vedere: «Abbiamo avuto ragione dai».

Ma Salvetti chi lo ha convinto? Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello sotto la pioggia a villa Fabbricotti, Alessio Ciampini e Andrea Romano, lei, chi?

«Chi lo ha convinto non lo so, ci abbiamo parlato in tanti, penso si sia convinto da solo. Diciamo che è stata una proposta collettiva».

Si fa un gran parlare del “modello Livorno” per il centrosinistra: esiste davvero?

«Sono state usate tante parole. Io parlerei più di un cantiere, un laboratorio».

Laboratorio di cosa?

«Politico e amministrativo, che ruota intorno a due questioni fondamentali. Intanto i rapporti che abbiamo costruito con le altre forze: le energie che si sono mobilitate nella campagna elettorale sono un patrimonio da non disperdere. Pensi solo ai 120 che si sono candidati per le quattro liste: che siano passati o no, hanno spessore culturale, competenze. Ecco, bisognerebbe mettere in campo un’azione di rinnovamento profondo da parte del Pd, avere la lungimiranza, la forza e il coraggio di aprire le porte a queste persone».

Lo dice a me o ai suoi?

Sorride, pausa. «Poi c’è il dialogo che abbiamo aperto con le forze di sinistra: dobbiamo cercare di dargli una concretizzazione in ambito amministrativo, costruendo una convergenza su temi strategici».

Per esempio? Prima del voto avete incontrato Bl: poi l’apparentamento non c’è stato ma di qualcosa avrete parlato.

«Non si parlò di temi»

Allora su cosa vi sareste apparentati?

«Appunto».

Senta, lei è il segretario del Pd: il partito come è uscito da queste elezioni?

«Siamo di gran lunga il primo partito, il consenso è andato anche oltre le aspettative, i numeri hanno un valore. Al di là del consenso ricevuto, mi preme sottolineare che questo consenso è arrivato perché c’era un progetto fatto di alleanze, di spunti di innovazione nella linea politica e incarnato da un candidato civico».

Ecco. In consiglio il Pd ha una maggioranza schiacciante ma per la prima volta è rappresentato da un sindaco che non ha tessera e non ha intenzione di prenderla

«E fa bene, non avrebbe senso»

Ma diciamo che più che un matrimonio è un’unione civile: come pensate di gestirla?

«In certi momenti diventa molto più difficile gestire la vittoria. Noi in questi mesi ci siamo mossi con senso di responsabilità, con umiltà e ora dobbiamo continuare a farlo. Abbiamo ottenuto un risultato storico e sarebbe paradossale se rovinassimo tutto per logiche che non esistono più. Questo non vuol dire che il Pd deve rinunciare a dire la sua, ad avanzare le sue proposte, a portare avanti i suoi uomini, ma in una dialettica positiva».

Non è che in via Donnini qualcuno pensa invece che il sindaco per cinque anni sarà “ostaggio” del Pd?

«Bah, non è questo che pensa il gruppo dirigente».

La giunta: con Salvetti deciderete al 50 e 50? O il Pd che ha preso quasi tutti i voti vuole ben altre garanzie?

«Io credo che la cosa migliore sia la proposta di una rosa di nomi per dare al sindaco la possibilità di scegliere, sapendo che noi dobbiamo puntare su tre caratteristiche: qualità, esperienza e innovazione».

Ok, ma una rosa per quanti assessorati? E come ci arrivate a questa rosa?

«Non mi starei a impiccare sui numeri. Ci sarà una consultazione dentro al partito, l’intento è comunque di mettere in campo il meglio: se mettiamo in campo persone di qualità i numeri vengono da soli. Quello che voglio evitare a tutti i costi è la percezione del Pd come un problema: fino a ora è stato una risorsa e voglio che continui ad esserlo. Se si parte con bilancini o veti nei confronti delle altre forze si parte con il piede sbagliato».

Quindi lei non sarebbe contrario a un doppio ingresso di Futuro in giunta.

«Io credo che questo non debba essere un problema».

La vicesindaca, invece, è importante che sia del Pd?

«Sì, molto. È un segnale, un riconoscimento al lavoro fatto e al risultato ottenuto».

Ma con Cristina Grieco qualcuno c’ha parlato?

«Sì, c’ho parlato».

E?

«E sta riflettendo. Per noi sarebbe chiaramente una figura importantissima».

Se dice no cosa fate?

«Noi facciamo di tutto perché ci sia».

E lei Garufo? Sarà assessore o no?

«Io ora cerco di dare una mano da un lato a Luca e dall’altro al Pd, che è giusto veda riconosciuto il lavoro fatto».

Ma sarebbe disponibile? Perché questa ipotesi sta già agitando le correnti contrarie e il Pd dovrebbe tornare a congresso o quasi...

«Sono tutte cose da vedere».

Perché non si è candidato al consiglio comunale?

«Avrei rischiato di essere solo un peso, sarei stato io in campagna elettorale invece visto il risultato credo di aver pensato bene al partito».
 

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