Gioco
Morte di Jacopo, l’analisi del video: lo scooter sbanda poi l’investimento
Livorno, dal filmato registrato da una telecamera di Tecnospurghi sarebbero tre i mezzi coinvolti nel tragico incidente
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LIVORNO. L’orologio segna le 21.34 del 3 marzo 2017 (in realtà sono le 20.34 per via dell’ora solare). Jacopo Pieri, 17 anni da compiere, è in sella al suo scooter Kymco Super 8, ha appena finito gli allenamenti e sta tornando a casa, nella zona del Borgo di Magrignano: indossa il casco e sulla pedana del motorino, appoggiata in mezzo alle gambe, tiene la borsa della Pro Livorno Sorgenti, la squadra di calcio dove gioca.
La telecamera lato ferrovia sistemata all’interno della Tecnospurghi è puntata sul piazzale dell’azienda. In lontananza, a circa trecento metri di distanza in linea d’aria, le auto percorrono nei due sensi di marcia via Sicilia: da un lato si arriva alla rotatoria di Coteto, di fronte alla palestra Gemini, dall’altra verso il sottopasso in direzione Salviano, dove è diretto Jacopo. Passano pochi secondi ed ecco un bagliore preceduto da un movimento innaturale, quasi impercettibile, che avviene nella parte alta dello schermo. Un attimo dopo altri bagliori. Poi, di colpo, il traffico si ferma in entrambi i sensi di marcia. Jacopo è a terra, morirà qualche ora dopo in ospedale. Un paio di macchine si allontanano, altre restano bloccate fino a formare una lunga fila.
Il video di cui il Tirreno è venuto in possesso all’indomani della richiesta di archiviazione presentata dalla Procura a carico dell’unico indagato per la morte del diciassettenne, è il documento sul quale per due anni gli investigatori hanno lavorato, schermata dopo schermata, per cercare di accertare la dinamica di una tragedia, ancora oggi, misteriosa e senza colpevoli.
È proprio analizzando quei bagliori che gli inquirenti hanno effettuato quella che al momento è la ricostruzione più plausibile. Ma non sono poi riusciti a raccogliere ulteriori elementi per individuare i responsabili delle varie fasi dello schianto.
A cominciare dal mezzo, forse uno scooter, che avrebbe innescato la carambola. Il motorino, infatti, si sarebbe immesso in via Sicilia da via Bedarida. Jacopo se lo sarebbe trovato davanti (non è detto che il conducente si sia poi accorto di ciò che avvenuto alle sue spalle), e per evitarlo, il diciassettenne avrebbe allargato la sua traiettoria.
Nemmeno la consulenza richiesta dalla Procura a un esperto è riuscita a capire di quanto. Certamente abbastanza – sono convinti gli investigatori – per entrare in contatto con un’auto (quella dell’indagato segnalato tre giorni dopo da una lettera anonima?) per poi perdere il controllo dello scooter, cadere a terra ed essere investito da una seconda auto. È da questa possibile dinamica, dalla lettera anonima arrivata alla polizia municipale il martedì successivo alla tragedia e dalle tracce di pneumatico trovate sul corpo del ragazzo che gli inquirenti hanno provato a completare il puzzle delle responsabilità.
È stata sequestrata l’auto indicata dall’anonimo come quella del pirata. Il pubblico ministero Giuseppe Rizzo ha disposto un test comparativo per verificare la presenza della vernice dello scooter sulla macchina, ma le analisi non hanno dato la certezza di un contatto. Per cercare, invece, l’auto che avrebbe poi investito Jacopo sono anche stati anche raccolti alcuni frammenti di carrozzeria che sovrapposti con i pneumatici hanno portato ad individuare un modello preciso: ne sono stati controllati cinquecento, ma senza alcun risultato concreto. Possibile che il proprietario abbia cambiato le gomme nei giorni successivi? Ma soprattutto ciò che ha indignato è stata l’omertà che in questi due anni ha avvolto ciò che è avvenuto la sera del 3 marzo in via Sicilia.
Perché nonostante gli appelli dei genitori di Jacopo, davanti al loro dolore, e alla morte di un ragazzo di 17 anni, chi ha visto non ha sentito il bisogno morale e civile di farsi avanti e raccontare la verità che rischia di restare prigioniera di un filmato dove ci sono più ombre che luci.
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