Gioco
Abbiamo l’occasione di aprire una pagina nuova per Livorno
Dopo l’elezione di Salvetti ritroviamo l’anima della città “glocal” già nel Seicento
commento
enrico mannari
Con l’elezione di Luca Salvetti, risultato di un lavoro compiuto da un ampio schieramento, si può aprire una pagina nuova per la città. Non sarà un compito facile creare le condizioni per superare quella sorta di crisi d’identità che ha segnato Livorno negli ultimi anni, occorrerà davvero mobilitare energie e intelligenze che si sono manifestate nella stessa campagna elettorale, ma credo che si dovrebbe andare anche ben al di là.
Nel programma presentato dal sindaco, nel programma del Pd e delle diverse liste civiche, anche di quelle che non lo hanno direttamente appoggiato, ci sono gli elementi per indicare una nuova visione della città. Per superare quello che ho definito qualche tempo fa, “declino paziente”, occorrerà essere anche visionari, cioè capaci di immaginare un futuro desiderabile e capacità di pianificare il percorso.
Le città, come i gatti, hanno molte vite. E ciascuna delle diverse vite è segnata da un’anima diversa. Ecco, Livorno dovrebbe ritrovare l’anima di quella che è stata una città “glocal” ante litteram tra ’600 e ’800. Il possibile brand di una “rinnovata” livornesità passa da qui, richiamando anche la dimensione di Livorno, città europea e mediterranea.
La fase storica che stiamo attraversando, anche in virtù del ruolo imperante dei mercati finanziari e di sedi di potere lontane dal territorio, ci dice che nessun soggetto politico e amministrativo e nessun soggetto socio- economico, tanto più in tempi di risorse scarse per tutti, è in grado da solo di realizzare una strategia d'azione: allora perché non pensare, quando ci sarà la nuova amministrazione, di dare vita ad un vero e proprio piano strategico? Un piano strategico (che dovrà prevedere anche un riorientamento delle strutture amministrative) che potrà tradursi in realtà, in cose da fare, se saprà anche coinvolgere i cittadini, renderli partecipi, esser trasparente nel monitorare e valutare i risultati, realizzando una strategia comunicativa che trasmetta passione e coraggio.
I dibattiti organizzati proficuamente da Il Tirreno indicano una voglia di partecipazione, ma non si può non ricordare l’alta percentuale di astensione che è indice di una disaffezione e anche di una domanda di rappresentanza che non trova collocazione.
La costruzione della democrazia è un processo, non termina con le elezioni, per questo considero positiva la possibilità di ridare vita ai consigli di quartiere o circoscrizione, che possono contribuire a costruire collettivamente una nuova generazione di idee ma anche una nuova generazione in grado di portarle avanti.
Il risultato di queste elezioni amministrative ci consegna anche un messaggio politico sia per il Pd che per tutti i raggruppamenti civici di sinistra: la necessità di ripartire dai molti territori abbandonati dalla politica, coniugando nuovamente idealità e concretezza di proposte. —
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