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Vestiti prodotti in Tunisia spacciati per made in Italy Imprenditore denunciato

Vestiti prodotti in Tunisia spacciati per made in Italy Imprenditore denunciato

I finanzieri avevano fermato  un camion a un varco del porto Poi è scattata l’indagine Dentro l’abbigliamento intimo destinato a un’azienda pistoiese

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LIVORNO. Dalla Tunisia avrebbe acquistato 300 capi di abbigliamento spacciandoli poi per “made in Italy”. Reggiseni da 30 euro l’uno, canottiere e mutandine a marchio “Tata” che però non avevano niente a che fare con la nota produzione italiana. Erano realizzati in Africa e sbarcavano al porto di Livorno con la doppia etichettatura. Quella italiana, che veniva lasciata attaccata, e la più nascosta “made in Tunisia” che invece sarebbe stata rimossa appena gli indumenti arrivavano a Pistoia.

È qui, infatti, che ha sede l’azienda messa nel mirino dalla Prima compagnia della guardia di finanza di Livorno, guidata dalla tenente Silvia Mancini, e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il legale rappresentante dell’impresa di moda – un ottantaduenne originario di Prato – è stato denunciato alla procura livornese per falsa certificazione sull’origine del prodotto e dichiarazione mendace al consumatore. Le Fiamme gialle labroniche non specificano né il nome dell’azienda oggetto di verifiche, né l’identità dell’imprenditore coinvolti nelle indagini, perché l’inchiesta è appena all’inizio e sono in corso ulteriori accertamenti sia sul versante imprenditoriale, sia su quello della distribuzione dei capi di abbigliamento, in cui figurano anche dei sottogiacca da donna. E non è escluso che nel prosieguo delle verifiche emergano altre ipotesi di reato, visto che gli inquirenti sono ancora nella fase embrionale delle indagini.

Il sequestro è avvenuto nelle vicinanze di un varco portuale, durante il controllo di un camion. I militari hanno verificato le etichette dei prodotti, per poi effettuare una serie di sopralluoghi in vari negozi livornesi. Secondo quanto emerso, infatti, i prodotti contraffatti sarebbe stati poi venduti ad alcuni commercianti labronici, che si sono detti ignari del “made in Tunisia”.

Su questo, però, sta ancora indagando la guardia di finanza. Per ora sono scattati solo i sequestri. Ciò che è certo è che la merce, nei negozi della nostra città, arrivava solamente con l’etichetta “made in Italy”. Ma invece reggiseni, sottogiacca, mutandine e canottiere femminili arrivavano dentro un container dalla Tunisia. La merce tolta dal mercato, se fosse stata venduta dalla società della moda pistoiese, avrebbe consentito un guadagno di circa 20 mila euro. —

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