Gioco
«Riaprirò subito la porta del Comune», Salvetti tra i cori diventa la notizia
Livorno, il giornalista in trionfo dalla sede di via Marradi al municipio dove in tanti nella notte si mettono a cantare “Bella Ciao”
LIVORNO. La notizia questa volta è lui. Lui che cinque anni fa, da giornalista, aveva raccontato come molti colleghi la storica presa a Cinque Stelle del fortino Pd, oggi è l’uomo che ha riportato il centrosinistra al timone del municipio. Sorride Luca Salvetti. Sorride e ha gli occhi lucidi quando nella sede del comitato elettorale con le vetrine accese su via Marradi e via Cambini è ormai chiaro, chiarissimo, che è lui il nuovo sindaco di Livorno. Il centravanti che ha fatto gol nella porta di Andrea Romiti e di un centrodestra dalla maglia verde Lega arrivato per la prima volta nella finale livornese di Champions.
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Un lungo corteo che intona Bella Ciao lo accompagna in trionfo da via Marradi al municipio. «È un’emozione incredibile – dice una volta salita la scalinata – sono stati i 2 chilometri più belli della mia vita. Cosa faccio per prima cosa domani? Vengo e riapro la porta centrale perché questa è la casa di tutti e non può stare chiusa». E nella casa di tutti, nel salone del consiglio, ripartono i cori.
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Chissà se nell’ufficio al primo piano stamani Salvetti porterà anche quel pallone malconcio ma dal valore impareggiabile che il padre gli aveva regalato nel Novanta, l’anno dei mondiali, e che a lungo si è tenuto vicino in trasmissione, negli studi di Granducato Tv. Mica per scaramanzia. Non è uno scaramantico, se non quando si tratta del Livorno calcio «e allora allo stadio mi siedo sempre allo stesso posto da anni e vorrei continuare a sedermici». 53 anni il 9 settembre, sposato da 37 con Nicoletta, padre di Marco e Silvia che studiano all’università, fino a oggi ha sempre rivendicato di non avere tessere in tasca, «se non quella del Livorno e quella da giornalista». Di Granducato Tv, l’emittente televisiva livornese di cui è stato per anni uno dei volti di riferimento.
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Il suo curriculum racconta che si è diplomato al Cecioni e laureato in scienze politiche a Pisa. Che si è affacciato subito al mondo delle redazioni fino all’ingresso a Granducato, nel 1991, dove negli anni insieme ai colleghi ha condotto trasmissioni sportive, tg, tribune politiche. Che nel 1995 ha lavorato anche per la trasmissione Rai “Chi l'ha visto” e per una decina di anni è stato corrispondente de La Repubblica.
Il microfono è stato la sua sfida quotidiana fino a marzo, quando ha deciso di accettare la proposta di una coalizione di centrosinistra che allora provava faticosamente a prendere forma intorno al Pd di Rocco Garufo e al Futuro di Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello. «Chi me lo ha fatto fare? Per trent’anni ho raccontato Livorno, ma negli ultimi tempi l’ho fatto con un retrogusto amaro...», ha risposto ai colleghi sotto alle volte di una inedita cantina in via Diaz, il giorno del lancio ufficiale della candidatura. Se gli chiedete come la pensa politicamente, qual è la sua “carta di identità”, vi risponderà come ha fatto sul palco del confronto organizzato dal Tirreno in vista del ballottaggio: «Ho sempre avuto come riferimento temi legati a una visione democratica, di inclusione, di antifascismo».
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È abituato per lavoro a fare domande, ora toccherà a lui dare risposte. Forse la prima, concreta, dovrà darla ai commercianti di via Grotta delle Fate, ai quali sul finire della campagna elettorale ha presentato un progetto di viabilità alterativa per scongiurare la chiusura (tra meno di un mese) della strada, quando partiranno i lavori di messa in sicurezza post-alluvione. La finale, quella vera, inizia ora.
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