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diritti violati 

Camerieri in nero o pagati a cottimo irregolari sei imprese su dieci

Lucia Aterini
Camerieri in nero o pagati a cottimo irregolari sei imprese su dieci

Questi i risultati dell’Ispettorato del lavoro su 330 controlli effettuati nel turismo. Poche e tardive le denunce dei lavoratori

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In sei casi su dieci si trovano irregolarità nelle aziende che vengono controllate. Lavoro nero e lavoro grigio, soprattutto nel turismo. Questo il quadro che emerge dai dati dell’ispettorato del lavoro a testimonianza di una situazione di diffuse prevaricazioni ai danni di chi lavora in un contesto di profonda crisi economica che non accenna a lasciarci. Non solo: chi subisce la violazione del contratto non fa denuncia fino a quando non perde il lavoro e dunque poi diventa molto più difficile ricostruire la vicenda e fare recuperare al lavoratore quello che gli spetta. Questa la realtà che emerge dall’inchiesta che sta svolgendo Il Tirreno e che ha preso il via dalla carenza delle figure di bagnini. Come è stato denunciato dalla stessa Cgil, spesso questi profili non si trovano perché «i giovani vengono fatti lavorare per un numero maggiore di ore rispetto a quelle che poi vengono corrisposte». È sbagliato generalizzare e i bagnini non si trovano anche per altre peculiarità della mansione stessa. Ma il settore del turismo è tra quelli in cui più facilmente si annida il nero o il grigio, anche per la caratteristica della stagionalità. E i numeri dell’Ispettorato lo confermano. Fino ad arrivare a episodi altrettanto gravi di applicazioni unilaterali di trattamenti di sapore quasi medievale come accade per le cameriere ai piani dove (sempre in un certo numero di casi e non nella totalità) le lavoratrici vengono pagate a numero di camere pulite e non secondo il contratto di lavoro del settore. Con la proliferazione di contratti pirata sottoscritti da sigle poco rappresentative e con condizioni peggiorative per il lavoratore rispetto ai contratti nazionali.

FORZE SCARSE
L’ispettorato del lavoro di Livorno e Pisa è stato unificato due anni fa. Nei due uffici ci sono 20 ispettori: escludendo un paio di loro che hanno altre mansioni, per fare i controlli ne rimangono 6 a Livorno e 11 a Pisa. Dall’ufficio non si commenta questo numero ma è evidente che non basta certo a coprire le esigenze di verifica su una popolazione di circa 340mila persone. In aggiunta al personale c’è anche un nucleo di carabinieri, 2 a Livorno (con un ingresso nuovo a breve) e 3 a Pisa. Più si aggiungono 6/7 dipendenti dell’Inps. L’unica speranza è l’avvio del concorso che a livello nazionale dovrebbe portare all’assunzione di 900 ispettori in tre anni a partire dal 2020. In questo quadro, comunque, non è ancora noto quale sarà la percentuale assegnata alla nostra provincia.

CAMPAGNE E DENUNCE
All’inizio di ogni anno a livello nazionale vengono individuati i fenomeni più rilevanti su cui l’ispettorato decide di porre la sua attenzione. «Per esempio, a livello locale - si spiega dall’ispettorato di Livorno - nel 2019 la nostra attività sta incidendo in particolare sul fenomeno del caporalato in agricoltura, sulla logistica, sulla questione dei tirocini, sul lavoro nelle cooperative». Più l’altro capitolo importante sono le denunce dei singoli lavoratori. A Livorno due volte la settimana c’è un ispettore di turno a raccogliere le richieste di intervento. «La segnalazione - si spiega dall’ufficio - può a questo punto prendere due strade: o si arriva alla conciliazione monocratica con l’accordo tra le due parti. O se questa strada non è percorribile l’azienda viene ispezionata». E da qui può scattare il verbale e poi l’ordinanza ingiunzione con il relativo pagamento della sanzione (che può essere impugnata dal proprietario dell’azienda di fronte al giudice del lavoro).Altro campo di lavoro dell’ispettorato è la cosiddetta “attività a vista quando, in base a indicazioni ricevute, si verificano per esempio i cantieri di un’intera zona.

NUMERI DELLE ISPEZIONI
L’anno scorso sono stati effettuati 1033 controlli nell’area Livorno-Pisa con una percentuale di irregolarità del 61%. Nel dettaglio sono state 330 le verifiche a Livorno. Duecento le conciliazioni. Nel settore del turismo sono state 144 le verifiche effettuate, 38 gli addetti scoperti in nero, 100 le violazioni sulla normativa sicurezza e salute. La percentuale di irregolarità riscontrata è stata pari al 63%.

BOCCHE CUCITE
All’Ispettorato hanno difficoltà enormi a mettere insieme le prove delle irregolarità in particolare di chi ha un contratto part time ma in realtà fa un tempo pieno. Nessuno parla fino a quando non perde il lavoro. E nel frattempo, come spiegano anche dall’ufficio di Livorno, fioriscono un’ enormità di contratti con riconoscimenti sempre più inferiori. —
 

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