Il Tirreno

Livorno

La storia raccontata dal segretario della cgil 

«Babbo che non può spendere neanche 5 euro per il figlio»

L.A.

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LIVORNO. «Non mi scorderò mai questa storia: quella di un padre di famiglia che era stato messo in mobilità. Mi ha detto che doveva andare avanti con 800 euro. E continuamente raccontava bugie al figlio che gli chiedeva di andare a vederlo alle partite. Ma lui non poteva spendere per il biglietto d’ingresso. Erano cinque euro a volta e per lui era una spesa insostenibile. Ma non aveva il coraggio di dire tutto questo al figlio perché si vergognava».

Con questo ricordo parte l’intervista al segretario della Cgil Fabrizio Zannotti che parla di un quadro preoccupante. «Abbiamo 33mila persone iscritte alle liste di disoccupazione, un numero enorme che, comunque, non è reale perché altrimenti ci sarebbe una rivoluzione in corso». Zannotti va avanti con altrettante frasi toccanti: «I lavoratori stanno perdendo progressivamente gli ammortizzatori sociali e allora si fa presto a finire nel lavoro nero o grigio - continua il segretario - i lavoratori si attaccano a tutto e il lavoro diventa principalmente grigio con un utilizzo molto distorto, per fare un esempio, del contratto part-time». Anche se arriva un controllo non si riesce a far emergere che quel lavoratore viene pagato per un numero inferiore di ore rispetto a quelle per cui viene effettivamente impiegato. «Umanamente - riprende Zannotti - si farebbe tutti anche perché la Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione, è come una scheda Sim: si ricarica solo se lavori. Quindi il lavoratore è costretto a prendere tutto».

In più le normative che, in teoria, sono state introdotte per combattere la disoccupazione, in pratica vanno nella direzione opposta. «In caso di un lavoratore in mobilità o con la Naspi - spiega - le agenzie interinali contattano le persone per contratti a chiamata anche di un giorno. In questo caso bisogna andare all’Inps, bloccare l’ammortizzatore, lavorare per un giorno. E poi ritornare all’Inps per far ripartire il sostegno, si può dire che diventa un lavoro nel lavoro». Assurdo. Ancora: «Nel caso delle misure che sono state predisposte per le aree di crisi complessa, come Livorno, «se uno trova lavoro perde la mobilità - va avanti il segretario - e quindi in generale si preferisce continuare con l’ammortizzatore sociale e poi continuare a integrare con il lavoro in nero. Una normativa sbagliata, questa, sicuramente».

E rispetto a questi rapporti di lavoro sommerso, il sindacato è preoccupato, soprattutto quando si parla di turismo perché la struttura che rispetta le regole si trova svantaggiata rispetto a quella che non paga i contributi. «Si fa dumping sociale - va avanti - chi non rispetta le leggi può lavorare a costi minori. Ecco perché noi avevamo proposto il bollino di qualità con cui si certifica la qualità della struttura e come vengono trattati i lavoratori di quella determinata azienda». —

L.A.

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di Redazione web