Gioco
«Avevo 2 aneurismi rotti mi davano per spacciato sono vivo grazie a Prosetti»
LIVORNO. «Avevo appena finito il mio turno nel magazzino della Magna di Guasticce. Erano le dieci di sera e finalmente stavo tornando a casa, dalla mia famiglia, quando d’improvviso mi si è annebbiata la vista. Mi girava la testa. Ho capito che stavo male, ho fatto appena a tempo a buttarmi nel fossato che costeggia la strada, sulla statale 555. Ho distrutto la macchina, sono riuscito appena a telefonare a casa per dire dov’ero. È stata una fortuna che dietro di me, in auto, ci fosse un collega che ha visto la scena. Si è fermato. Ha chiamato il 118. Quando sono arrivato in ospedale avevo due aneurismi rotti. Mi hanno aspirato il sangue. La mattina dopo mi hanno operato. Era il 27 marzo. Sapete chi c’era in sala operatoria? Daniele Prosetti, il primario di Neuroradiologia che, come leggo sul Tirreno, è stato richiamato perché - a dire dell’Asl - operava troppo, dopo essere stato pure sanzionato. Quell’uomo mi ha salvato la vita, come ha fatto con centinaia di altri livornesi. E io voglio farlo sapere a tutti e fargli sentire la mia vicinanza».
Daniele Cucciolini, 45 anni, è ancora in convalescenza. Ma è voluto venire in redazione a portare la sua testimonianza per il dottor Prosetti, andato in pensione il primo giugno dopo che l’Asl gli aveva rimproverato di aver sforato il budget per troppi interventi e gli aveva fatto un piccolo taglio sulla busta paga.
Cucciolini non è l’unico: in redazione continuano ad arrivare telefonate, messaggi e lettere (una la pubblichiamo a fianco) di pazienti di Prosetti. Una mobilitazione che dimostra un affetto diffuso.
«Dovremmo baciare per terra dove camminano questi medici - commenta Cucciolini -. E si capisce dal via vai di persone che c’è in quei reparti. Con me non ci speravano, mi davano per spacciato. Se sono vivo, se posso ancora giocare con mio figlio, il merito è del dottor Prosetti e della sua equipe. Io non lo dimenticherò mai. Non riesco a capire come l’Asl possa richiamare un medico come lui perché opera troppo».
G.C.
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