Il Tirreno

Livorno

palazzo del picchetto 

Proroga di 15 giorni alla Misericordia per gli sgomberati del Picchetto

Stefano Taglione
Un momento dello sgombero del Palazzo del Picchetto (foto d'archivio)
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Un momento dello sgombero del Palazzo del Picchetto (foto d'archivio)

Livorno: le otto famiglie con 11 minori potranno rimanere in via Verdi per altre due settimane in attesa di trovare un'altra sistemazione a proprie spese

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LIVORNO. Potranno rimanere per altri 15 giorni nelle stanze della Misericordia di via Verdi le otto famiglie che un mese fa erano state sgomberate dal Palazzo del Picchetto. Sarebbe arrivata infatti una proroga da parte del Comune che consentirebbe a tutte le 27 persone (16 adulti e 11 minorenni) di rimanere altre due settimane nei locali della confraternita in modo da organizzarsi per trovare un nuovo alloggio.

A renderlo noto sono le stesse famiglie, che alle 16 di venerdì 7 maggio avrebbero dovuto abbandonare le strutture. «Non vogliamo soldi, né vivere sulle spalle dei livornesi – dice una di loro a nome di tutti – e siamo disposti sia a pagare un contributo che a svolgere lavori socialmente utili». Per loro, ieri pomeriggio, scadeva il bonus di accoglienza mensile pensato dal Comune dopo lo sgombero dell’ex caserma per alleviare i loro disagi. «Siamo persone civili, disciplinate e serie – spiegano le famiglie – e non chiediamo vitto e alloggio, ma solo una casa per le famiglie con figli minorenni e con persone che hanno gravi patologie di handicap. Stiamo trovando tutte le porte chiuse».

Le otto famiglie hanno scritto un documento, consegnato al Comune, in cui mettono nero su bianco proprio questo. È stato consegnato sia agli addetti della Misericordia di via Verdi sia ai dipendenti dell’amministrazione ed è firmato da tutti. Loro sono le ultime persone ospitate dopo lo sgombero dell’ex caserma che affaccia su via Grande: un altro gruppo era stato alloggiato in alcuni alberghi del centro, ma da giorni ha dovuto lasciare le strutture. Soddisfatte le famiglie dopo la decisione del Comune. «In questo modo abbiamo tempo per organizzarsi – chiosano – perché, lo ripetiamo, non vogliamo vivere sulle spalle dei livornesi, ma contribuire».

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