Gioco
«Porto, Livorno ha potenzialità da Champions ma sa solo litigare: ora è in zona retrocessione»
Lo scossone choc del prof-imprenditore Gian Enzo Duci, numero uno nazionale degli agenti marittimi
LIVORNO. «Glielo dico io che sono genovese, Livorno avrebbe tutte le potenzialità per essere “il” porto d’Italia. Eppure si sta buttando via. Colpa di chi? La comunità portuale ha una grossa responsabilità: sembra dedicarsi principalmente a litigare al proprio interno». Non potrebbe essere più chiaro Gian Enzo Duci, 46 anni, prof universitario e uomo d’affari ma soprattutto numero uno nazionale degli agenti marittimi e vicepresidente di Confetra, l’organizzazione di categoria (presieduta dal livornese Nereo Marcucci) che raggruppa le 32mila imprese imprese del settore logistica in tutta Italia.
Quando parla di potenzialità il riferimento non è astratto: occhi puntati sull’infrastrutturazione ferroviaria. Soprattutto sul fatto che Livorno può utilizzare entrambe le direttrici verso il cuore d’Europa, tanto via Svizzera (Lötschberg-Gottardo-Monteceneri) alle spalle di Milano quanto via Brennero che è subito dietro il Nord Est. L’aveva già detto in una intervista al Tirreno due anni fa, adesso è tornato alla carica: l’ha fatto anche rispondendo alla rivista web dell’Authority, Port News.
A fine 2017 aveva portato sotto i riflettori dell’assemblea nazionale degli agenti marittimi tre fotografie di “porti della crisi”: Gioia Tauro, Taranto e Venezia. «Ora i primi due – dice Duci - qualche passettino l’hanno fatto e la terza si difende, dovessi rifare adesso quell’iniziativa mi metterei semmai al capezzale di Livorno: è il vostro porto il “grande malato”, ed è davvero incredibile se pensiamo allo sviluppo che potrebbe avere mentre, al contrario, non si fa altro che accapigliarsi».
Un esempio? La Via della Seta e l’inserimento nel grande business promosso dalla Cina: «Genova e Trieste sono state inserite ufficialmente, Venezia ci sta provando. Livorno: non pervenuta. Non credo neanche ci abbia provato, comunque non è sulla mappa. E’ una cosa che sottolineo con amarezza, io a Livorno ho un ramo del parentado, tramite i Curletto siamo legati alla famiglia del campione olimpico Nedo Nadi».
Prima di tutto bisogna smetterla di litigare e basta. «Non crediate che a Genova non ci siano scontri, eccome se ci sono: ma alla fine anche chi litiga va a bussare alle porte della politica con una voce sola, o con il cappello in mano o pretendendo qualcosa ma facendo quadrato. Lo fai per portare a casa qualcosa, sul quale poi magari ci sarà da litigare all’interno. La dialettica interna supera qualsiasi possibilità di sviluppare una dialettica esterna».
C’è però chi vede in una fase di gestione commissariale l’unico modo di gettare acqua sul fuoco e magari limitare le guerre fratricide. «Il commissario Pietro Verna è una persona capace e dunque non è del suo valore che discutiamo. Quel che non va – afferma il leader nazionale di Federagenti – è il fatto che la comunità portuale non alzi la voce per chiedere tutta unita che il porto abbia un presidente anziché un commissario che può fare quel che può fare. Genova ha avuto come commissario una persona straordinaria come l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Ma anche il miglior commissario possibile non basta, e dunque ho chiesto che Genova avesse un presidente per poter ragionare sul medio-lungo termine».
Senza volersi schierare da tifoso per l’uno o per l’altro, il presidente di Federagenti ricorda ad esempio che «Piombino ha da discutere opportunità per il futuro: le proposte vanno valutate, non lasciate lì. Non dico che bisogna schierarsi in favore di questo o di quello, ma che si esiga che ci sia qualcuno che decide e poi tutti a lavorare».
Duci si affida alla parabola evangelica dei “talenti” per indicare l’atteggiamento di Livorno. «E’ il tipo che nella parabola prende il tesoro e lo sotterra nel campo perché ha paura di farlo fruttare». E aggiunge: «Si ha il sospetto che nel porto di Livorno viga soprattutto un comandamento: l’importante è che nessuno emerga. Meglio lo 0-0 in serie C piuttosto che rischiare che sia qualcun altro a giocare in Champions League: ma oggi la competitività è tale che a suon di pareggini si finisce solo in zona retrocessione». In ballo non è solo cosa si fa ma anche chi lo fa: «Alla fine – conclude Duci – c’è qualcuno che deve portare a casa un risultato ma, se queste sono le premesse, deve venire da fuori e invece conosco gente a Livorno che esprime competenze e professionalità. Oggi come oggi, c’è bisogno che qualcuno lo dica, il porto di Livorno non è sulla cartina e questo è oggettivamente un assurdo». —
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