Gioco
Romiti contro la «piovra», Salvetti e la Livorno europea: sprint per fare il sindaco
Ballottaggio, al confronto organizzato dal Tirreno impegno comune dei due candidati per onorare Carlo Azeglio Ciampi. Scontro sui Cinque Stelle. E l'applauso per i 140 del Moby unisce tutti
LIVORNO. Sono i volti di due mondi diversi Andrea Romiti e Luca Salvetti, l’ispettore di polizia candidato del centrodestra e il giornalista che corre per il centrosinistra. Lo racconta la carta d’identità politica che tirano fuori sul palco del Cral Eni prima ancora di rispondere alle domande sulla città. Romiti si definisce «post ideologico e liberale»: «Loro tirano fuori ancora il ‘900, noi vogliamo dare risposte in una civiltà globalizzata e non agitare i fantasmi del passato». Per Salvetti «il post ideologico non esiste»: «Ho sempre avuto come riferimento temi legati a una visione democratica, di inclusione, di antifascismo». È stato un dibattito acceso, nel finale anche sopra le righe (non tra i due candidati ma tra il pubblico) quello che ieri ha scaldato il confronto organizzato dal Tirreno. Teatro pieno a tre giorni dal ballottaggio: sul palco con i candidati il direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli, il direttore editoriale di Gedi Luigi Vicinanza e il capocronista Alessandro Guarducci.
Scuola
Si parte da qui. Salvetti contro la «carenza di organici» mette sul tavolo una «operazione nuove assunzioni» partendo dalla polizia municipale per arrivare ai servizi educativi: «La carenza di 21 unità non potrà essere colmata in un anno, ma facciamo un programma triennale. Perché gli operatori, che già danno il massimo, possano lavorare con più tranquillità». Poi, guardando alle mense e ai guai degli ultimi tempi: «Dobbiamo fare controlli». Romiti promette meno precariato: «Stabilizzeremo il personale, il rapporto docente bambino deve essere uno a cinque, oggi si arriva uno a dieci». Sulla ristorazione «vinca la qualità e non i costi minori».
Macchina comunale
Come pensano i candidati di intervenire sul funzionamento della macchina comunale, la prima “azienda” che si troveranno a gestire? Romiti spiega di puntare su un «city manager di esperienza per motivare dirigenti e personale» insistendo anche su «contratti decentrati» per «premiare il merito», oltre a «snellire la burocrazia». Salvetti parla della creazione di una «macrostruttura funzionale» come del suo primo atto: «In questi anni andava di moda dire che se le cose non funzionavano era colpa degli uffici: con me se le cose funzioneranno sarà perché gli uffici sono bravi, se non funzioneranno sarà per colpa del sindaco». E «incontreremo ogni mese tutti i dirigenti».
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Protezione civile
Ferita aperta resta quella dell’alluvione. «In Collinaia – parte Salvetti – mi hanno raccontato che quando piove non vanno a dormire, hanno paura. Perché dopo due anni il Comune non ha ancora un piano di protezione civile e non si sa chi deve fare cosa. Vogliamo che questo piano, affidato all’esterno, il 10 settembre sia sul tavolo del sindaco». È d’accordo su questo Romiti: «Serve un piano di protezione civile che non solo dica cosa fare in caso di calamità ma che ci indichi anche come prevenire le catastrofi, anche con esercitazioni dei cittadini».
E i 5 Stelle?
In questo anomalo secondo turno, dove chi ha amministrato la città non è neppure al ballottaggio, c’è qualcosa che salverebbero dell’amministrazione M5S? Romiti parla a braccia aperte all’elettorato a 5 Stelle: «Moltissime», e i supporter di Salvetti in sala si mettono a ridere. Ma il candidato del centrodestra entra nel merito: «Ad esempio come sono state gestite le partecipate: finché c’eravate voi che ridete, finché c’era il Pd, c’erano i buchi nei bilanci. Le farmacie comunali hanno sempre chiuso in negativo e ora sono in positivo. Le riparazioni navali dovevano essere cancellate per la speculazione edilizia a Porta a Mare delle coop rosse». E usa questa immagine: «Qualche tentacolo è stato tagliato, noi dobbiamo mandare via la piovra. Non abbiamo paura anche se urlate, siamo la maggioranza silenziosa che vuole cambiare Livorno. Ha iniziato il M5S, proseguiremo noi». Salvetti controbatte così: «Bisogna avere rispetto degli elettori che per tre mesi di campagna elettorale hanno visto i propri rappresentanti devastati da Romiti. Ora che c’è il ballottaggio ecco l’incredibile voltafaccia. Capiscono bene cosa cerca Romiti: i voti, come un tesoretto da rubare». E guardando agli oltre 13mila elettori M5S: «Hanno avuto un sogno che però poi hanno visto mettere in pratica da persone che in gran parte, non tutte, non hanno ottenuto risultati».
Cultura ed eventi
Sul fronte della cultura Salvetti sottolinea che «il Goldoni deve saper fare il teatro storico di grande livello e contemporaneamente coordinarsi con le altre realtà della città». E che «al PalaModigliani si deve tornare a fare sport, non solo concerti». Romiti insiste invece sul concetto che «Livorno deve essere conosciuta come la patria di Mascagni, Modigliani e Fattori: la statua da fare non è a Bud Spencer ma a loro». «E Barontini?», grida uno spettattore. «Sì, anche le gare remiere», risponde dal palco Romiti. E Salvetti: «Guarda che si riferiva a Ilio…», il partigiano.
Sugli eventi Salvetti risponde che per Effetto Venezia «dobbiamo trovare la formula che metta insieme popolare e atmosfera euromediterranea», che «il senso del ridicolo è un’idea geniale» e che le gare remiere «hanno bisogno di un marketing di promozione esterna e un po’ di modernità». Romiti immagina una Venezia «come sui Navigli» con «Effetto permanente» e sogna un brand palio in stile Siena.
L’impegno per Ciampi
I due candidati lontani anni luce su tanti tempi, su uno si prendono un impegno comune: intitolare la Rotonda di Ardenza a Carlo Azeglio Ciampi, iniziativa ostacolata dalla base M5S. «Il giudizio politico va messo da parte, chi ha a cuore la Costituzione non può che essere onorato che la nostra città abbia dato i natali a Ciampi», dice Romiti. «A noi – ribatte Salvetti – non ce lo dice la Costituzione di onorare Ciampi, ce lo dice il cuore».
La ferita del Moby
Anche parlando della strage del Moby Prince i candidati sono più vicini, con la speranza di ottenere verità e giustizia e il pubblico si alza in piedi. «È un impegno che non ha colori politici, saremo uniti in consiglio comunale a prescindere da chi sarà sindaco», sottolinea Romiti. «Condivido», dice subito Salvetti, che rilancia con un gesto di attenzione da parte del Comune e della città: «Sulla facciata del municipio c’è lo striscione per Regeni, è giusto, ma sarebbe giusto anche ricordare il Moby».
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Chiudo gli occhi e...
Come immaginano la città tra dieci, quindici anni? Salvetti pensa al modello iberico: Valencia, Lisbona, «che hanno saputo reinventarsi e ripartire». Romiti mette sul tavolo il progetto della «Grande Livorno», tra «lungomare non solo food ma anche shopping» e «tramvia leggera come a Firenze».
Sos casa e occupazioni
Tema spinoso quello dell’emergenza casa e delle occupazioni abusive, l’ultimo trattato prima delle tensioni tra il pubblico. «Dobbiamo ripristinare la legalità, non si può pensare che siano dei privati cittadini a occupare e dare le stanze in affitto». Poi: «Abbiamo 6.800 case popolari, se gestite bene possono dare una risposta, prima gli italiani». «Ma solo il 3% dell’Erp riguarda persone straniere», controbatte Salvetti: «Io non dico prima gli italiani, dico di assegnare gli alloggi a chi è inserito in un percorso legislativo chiaro. Le occupazioni abusive? È un mondo che va gestito bene, servono impegno e ricognizione reale». —
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