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Ha fatto nascere l’isola, la scuola di Capraia intitolata all’ostetrica “mamma” di 55 bambini
Capraia, Carolina “Lina” Nolli ha lavorato tra il 1952 e il 1985. La sindaca Bessi: «Una donna moderna e coraggiosa che ci ha insegnato ad essere liberi in un periodo difficile»
CAPRAIA ISOLA. Ha fatto nascere gli ultimi figli di Capraia. E adesso, 21 anni dopo la scomparsa, l’isola ha deciso di ricordare il suo nome e la sua storia di coraggio e altruismo per sempre. Carolina Nolli, per tutti solo Lina, era una donna vulcanica, simpatica e schietta, ma soprattutto un’ostetrica preparata arrivata in Toscana da Cremona, quasi per caso. Erano gli anni Cinquanta: doveva restare qualche tempo e invece è rimasta tutta la vita. «Quando le chiesero di tornare in Lombardia – racconta il figlio – rispose che quella era diventata casa sua».
L’altro giorno durante l’inaugurazione della scuola che le è stata intitolata in paese, c’erano molti dei cinquantacinque bambini e bambine, oggi uomini e donne, che ha fatto nascere tra il 1952 e il 1985: Nino, Paolo, Nicoletta, Claudia e anche la sindaca Marida Bessi che nel momento in cui la preside delle Micali, di cui fa parte la scuola di Capraia, ha chiesto di dare un nome alla scuola ha pensato a Lina. Il motivo di una scelta d’amore e di riconoscenza lo ha spiegato la stessa sindaca durante il suo discorso. «Lina come amichevolmente e affettuosamente veniva chiamata da tutti, è stata una donna coraggiosa, combattiva pragmatica, velatamente sensibile ed empatica come tutte quelle persone che non possono concedersi emozioni se non in privato».
Un esempio di donna indipendente ed emancipata in un periodo storico in cui le donne avevano da poco ottenuto il diritto di voto, in cui essere donna significava «essere esclusivamente figlia di, moglie di, madre di qualcuno», un periodo in cui la dipendenza per le donne non era solo economica, ma soprattutto etica e morale. Soprattutto in una realtà come Capraia, allora ancora più isolata e lontana di adesso: il traghetto arrivava una volta a settimana e la televisione era una chimera, solo per fare due esempi.
«Di poche parole – prosegue Bessi – dai modi decisi, talvolta bruschi propri di chi non ha tempo da perdere e di chi deve decidere in fretta, è stata tuttavia sempre pronta e attenta ai bisogni non solo di donne in attesa, partorienti o puerpere, ma di ogni donna in condizioni di necessità a qualunque ora e a qualunque età».
Lina tuttavia, nel corso degli anni, è diventata un punto di riferimento per tutti, come il sindaco e il prete. «C’era non solo per le donne dell’isola – va avanti Bessi – ma era disponibile per ogni bambino che a qualunque età avesse bisogno, in una realtà, in cui il pediatra era un lusso e il medico condotto un optional. Il medico della colonia penale, che svolgeva, all’occorrenza, anche la funzione di veterinario, – ricorda – era l’unico presidio sanitario cui poteva ricorrere anche la popolazione in casi di emergenza oltre a un armadietto farmaceutico custodito sotto chiave in Comune, in cui si trovavano solo potenti antidolorifici per le emergenze più gravi. Le emergenze erano gestite con la nave militare “Gregoretti” ed eccezionalmente con l’elicottero che allora atterrava alla spiaggetta del porto. E così stato fino agli anni Ottanta».
Questo era il contesto quotidiano nel quale Lina si è mossa, in una sorta di missione con gli altri, per gli altri. «Per questo – conclude Bessi – oggi vogliamo riconoscerle il merito non solo di avere fatto nascere dal 1952 al 1985 55 bambini sull’isola, la forza d’animo, la determinazione con cui professionalmente agiva, vogliamo riconoscerle di essere stata l’esempio di una donna, moderna, contemporanea, emancipata, libera da maschere e stereotipi culturali e sociali, una donna che ha osato e saputo scegliere di vivere a Capraia e di esercitare la sua professione in un’isola d’altura così distante dal continente, in tempi difficilissimi, quasi dimenticata, per contribuire alla crescita, non solo numerica della popolazione».
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