Il Tirreno

Livorno

Federico, l’attore fiero di essere down che è diventato un divo amico di Belen

Cristiana Grasso
Federico, l’attore fiero di essere down che è diventato un divo amico di Belen

Ironico, sensibile, impegnatissimo. Amatissimo nei panni del “social media manager” a Colorado è tra i protagonisti dello spettacolo teatrale“Up&Down” con Ruffini. La sua storia comincia e continua con i Mayor Von Frinzius di Lamberto Giannini

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LIVORNO. Mongoloide, mongolo... Lo avranno chiamato anche così. In 43 anni di vita da “diverso” ne capitano di cose. Ma alla fine per lei sono davvero parole così offensive? Federico Parlanti ci pensa un po’. «No. Alla fine è come dire a uno cinese». Federico Parlanti è “mongoloide”, effetto da sindrome di Down, trisomia 21, ma non c’è termine, scientifico o popolare, sdoganato o ipocritamente vietato (come appunto mongoloide) che possa fare lo sgambetto alla sua corsa. Perché Federico Parlanti, down o non down, è un vincente, una star, un attore del teatro e della tv. Uno che abbraccia e bacia Belen («solo bacini sulle guance»), ha il numero di telefono di Paolo Ruffini in rubrica. Uno che ha da poco finito di registrare le puntate di Colorado (sì, “Colorado” su Italia 1, lui era il “social media manager”), ha girato i più grandi teatri d’Italia con lo spettacolo di Paolo Ruffini e Lamberto Giannini “Up &Down”, ha camminato con il suo passo baldanzoso sul tappeto rosso del Festival di Venezia, e poi premi, applausi, le coccole nei salotti domenicali delle televisione pop.

A vederlo così raggiante, perché Fede non è scemo e capisce bene che la sua vita è cambiata, vien da pensare con gusto all’invidia e allo sbogottimento di chi fino a qualche anno fa magari lo prendeva in giro per quel suo essere... “diverso?”... “handicappato? ... “ritardato?”. «Se ho sofferto? Più che altro perché mi rendevo conto che non riuscivo ad arrivare a fare tutto quello che facevano gli altri. Lo capivo, lo capisco anche ora. Ma sono felice lo stesso». Perché ha trovato la tua strada? «Sì, perché ora faccio cose che vengono apprezzate». Bullismo vero e proprio non ne ha subito Federico. Lo racconta la sorella Michela, che praticamente se lo è tirato su da quando è nato («ci correvano 9 anni, per me era come un bambolotto, avevo così desiderato un fratellino che non mi importava che fosse un po’ “strano” e mentre mia madre ha avuto un attimo di disorientamento io, come fanno i bambini, ho “normalizzato” la situazione») educato e scolarizzato. Michela lo ha seguito passo passo come un figlio insieme alla loro mamma che è morta qualche anno fa e ora se lo tiene in casa, vive con lei, il marito e ai loro 4 figli. «Eh sì, siamo una famiglia allargata, anzi direi piuttosto larga...».

Di certo di larghe vedute, nel senso che Federico è cresciuto comunque in un ambiente stimolante dove non c’era posto per il pietismo e dove si è fatto di tutto per sfruttare al meglio le potenzialità di Fede Quindi scuola («la maestra Cesira alle Cattaneo, Silvia all’asilo, sono rimaste mel mio cuore») fino al diploma del professionale, libri, scout («lì mi sono trovato tanto bene») e sport che continua a praticare dal judo al nuoto.

La svolta comunque c’è stata con il teatro. Federico non sapeva di essere un attore nato, di avere tempi comici perfetti, ma il caso ha voluto che prima o poi qualcuno lo scoprisse. Verso i 20 anni la sorella lo ha iscritto a un corso sperimentale, a lui piaceva. Lo teneva Selica Vicidomini, era un laboratorio parallelo a quello di Lamberto Gannini. Poi è passato direttamente nelle “grinfie” di Giannini e nella sua compagnia . Bravo a parlare, bravo a memorizzare, bravo a far ridere Parlanti ha sempre spiccato insieme ad altri, i più autonomi, i più collaborativi. Ma da lì a diventare una star ecco, ci voleva lo zampino della favola, della magia, della fata con la bacchetta delle stelline. «Eh si ho avuto fortuna. Lo so.... Ma anche se sono famoso ora e guadagno Lamberto non lo lascio». E ci mancherebbe altro. «Se non fosse per Giannini tutto questo non sarebbe successo. E lui non si è montato la testa - spiega Michela - . E soprattutto rimane legatissimo al lavoro con Lamberto Giannini., Per preparare l’ultimo spettacolo che ha debuttato nei giorni scorsi al Goldoni si è fatto in quattro cercando di non perdersi nemmeno una prova. Anche se era stanco, anche se lì si lavora sodo, perché Fede sa che l’impegno con i Mayor è alla base di tutto quello che sta facendo ora».

Lo spettacolo, “A mezzanotte , parerga e paralipomena» citazione di un’opera di Schopenhauer, ha avuto un grande successo e Federico è orgogliosissimo di aver partecipato anche a questa avventura. Le sue giornate sono fitte di impegni, compresi quelli “sentimentali”, un’amicizia con una delle ragazze della compagnia e prima ce ne era stata un’altra perché tra l’altro Fede è corteggiatissimo. Ma come si svolge la giornata tipo di Federico Parlanti quando non è in tournée e quando non ha impegni fuori Livorno? Intanto ha un contratto a tempo indeterminato al Parco del Mulino, cameriere sul Ca’Moro e cameriere ma anche pizzaiolo al delizioso bed&breakfast che al Parco De Mulino accoglie tanti ospiti e che ora sta accogliendo un gruppo di ragazzi ed educatori per un progetto legato all’autonomia. Il Parco del Mulino, una realtà nata tanti anni fa sempre con l’obiettivo dell’inclusione e della “valorzzazione” della disabilità di vari livelli, è un altro dei punti di riferimento di Federico perché qui appunto lavora, frequenta gruppi di amici. Poi c’è casa di Michela: anche lì lui ha i suoi compiti, per esempio quello di gestire la spazzatura. E le tournée di “Up&Down”, le ospitate in tv, “Colorado”. Non si stanca? «Dormo quando posso, in auto, su qualche divano». Si sente bello? «Sì, ho il fisico però devo mettermi a dieta, a lavorare nei ristoranti e nelle pizzerie e si ingrassa».

Dare “del lei” a Federico è un po’ difficile, perché il pregiudizio vuole che chi non è “normaloide” (come si chiamano i non disabili nella compagnia di Giannini), debba essere considerato un bambino. Però Parlanti è un uomo, anche se insiste per il “tu”. «Sono un ragazzo». Un ragazzo che scrive, legge, prende l’autobus da solo, ha il suo telefonino. Unico “neo” nella sua vita normale: non è su Facebook. «Lei non vuole» dice, ma senza dispetto, anzi con rispetto. “Lei”è la sorella. «Facebook non ce l’ho nemmeno io. È un luogo pieno di trappole, soprattuttoper chi non ha malizie, per chi è ingenuo. Abbiamo deciso di evitare e lui è stato d’accordo...».

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