Il Tirreno

Livorno

La frustata del vescovo in duomo: «Altolà a preti pedofili o ladri»

Mauro Zucchelli
La frustata del vescovo in duomo: «Altolà a preti pedofili o ladri»

Livorno, nel mirino di Simone Giusti anche «la burocrazia che paralizza tutto» e l’austerity voluta dai vertici dell’Unione Europea - video e foto

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LIVORNO. «Così come ora vi ordino preti, vi sfo se sarete indegni: nessuno è obbligato a diventare sacerdote, non è un mestiere». E poi: «Se becco un prete ladro lo fùrmino». Ancora: «Un prete non può andarsene a far la bella vita alle Maldive». Non c’è traccia di queste parole nelle tre cartelle in file word che il vescovo Simone Giusti ha preparato per l’omelia nella messa in cui, davanti a una folla di fedeli in duomo, consacra quattro nuovi preti: 1) Alessandro Merlino, che arriva da Venturina, in servzio a Castelnuovo Misericordia e poi a dare una mano al Soccorso; 2) Matteo Giavazzi, bergamasco con esperienza scout, finora a Quercianella fra casa-famiglia e parrocchia, va in curia alla cancelleria; 3) Vincenzo Cioppa, proveniente da Caserta, servizio a Ardenza ma soprattutto nella parrocchia web; 4) Gerardo Lavorgna, salernitano di Battipaglia, in aiuto a San Pio X (Sorgenti) e anch’egli anima della parrocchia social.

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PARLANDO A BRACCIO

Come accade spesso, il vescovo esce dai binari del testo preordinato: il presule si rivolge ai quattro futuri preti ma in realtà guarda all’intera comunità. C’è qualcosa che gli sta “come un “ovo sodo” in mezzo alla gola” (cit. Virzì) e va a braccio per togliersi i sassoloni dalla scarpa. Come quando spara due pesanti accenni sull’euro-nomenklatura e sulla buro-follia. Tutto nasce dal fatto che «all’etica del bene comune abbiamo sostituito le pulsioni del desiderio individuale e del tornaconto egoistico». Risultato: per bloccare furbi e furbetti si moltiplicano le norme, le leggi e le circolari così che questo bisogno di regolamentare tutto finisce per creare ritardi e paralisi. L’esempio-clou di quest’ansia regolatoria è Bruxelles. Ma i vertici dell’Unione Europea, accusati di avere l’ossessione per l’austerity, – dice il vescovo – non possono cavarsela semplicemente dicendo: scusate, ci siamo sbagliati. «E le conseguenze sui tanti cittadini che si sono ritrovati a perdere casa e lavoro?».

SDRAIATI FACCIA A TERRA

Ma, prima di vedere gli aspiranti preti sdraiati faccia a terra in segno di umiltà assoluta davanti all’altare, la predica insiste sulla fisionomia del prete oggi: a cominciare dal macigno del problema pedofilia. Fra i mille parroci di periferia c’è una infinità di santi nascosti che si levano il pane di bocca per venire incontro ai guai di tanti povericristi, ma papa Francesco ha deciso di picchiare duro sullo scandalo pedofilia e il vescovo Giusti ancor di più.

Lo dice partendo da lontano: «Meglio nessun prete piuttosto che preti prigionieri della cura dell’interesse individualistico, del potere, del denaro». E poi una disquisizione giuridica per far capire che la riduzione allo stato laicale, cioè il provvedimento disciplinare più traumatico all’interno della gerarchia ecclesiastica, è stata resa possibile dal fatto che la pedofilia è stata “catalogata” diversamente fra i “delitti” (da “delitto contro la morale” a “contro la fede”).

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LA LITURGIA STILE PIC NIC

La messa finirà dopo due ore e spiccioli, lunghissima la predica (24 minuti) fra molti fuori programma. Nel mirino finisce chi celebra la liturgia «con la magliettina e soltanto la stola»: «Ma dove siamo finiti? La messa ridotta a un pic-nic con l’eucarestia? No, i sacri parametri non sono un orpello: significano che solo se “rivestiti di Cristo” ci si può avvicinare a compiti che hanno del divino, come assolvere dai peccati». E giù ancora più sferzante per fare a pezzi la “versione edulcorata” della Bibbia: se qualcuno dà scandalo sarebbe stato meglio per lui che non fosse mai nato, che si fosse cavato un occhio o si buttasse in fondo al mare…

Certo che la sferzata non si attenua quando passa al «prete ladro», parole sue: beninteso, non il sacerdote disonesto secondo il codice penale ma anche di quello ingordo, «pidocchioso» o che «va a sgonnellare a destra e a manca» (ancora parole sue). Basta? No, il vescovo ne ha in serbo ancora: «La Caritas se non dà anche Cristo, cosa fa? Fa servizi sociali a basso costo al posto di quel che dovrebbe fare il Comune. Ma è una Ong o cosa?». —


 

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