Il Tirreno

Livorno

odissea tra due ospedalI 

Utero e ovaie asportati per sbaglio: paziente risarcita dopo tredici anni

Pietro Barghigiani
Utero e ovaie asportati per sbaglio: paziente risarcita dopo tredici anni

Livorno, un’infiammazione degli organi genitali venne scambiata per un carcinoma, riconosciuta la responsabilità di due medici  

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LIVORNO.  Rinuncia all’appello e accetta il verdetto di primo grado in cui due ospedali e altrettanti professori erano stati giudicati responsabili dell’asportazione di utero e ovaie a una paziente per un tumore poi rivelatosi inesistente.

Un conto di 45mila euro da liquidare a una pensionata di 70 anni, residente a Collesalvetti, per effetto della sentenza del Tribunale di Pisa contro la quale le impugnazioni dei medici sono state dichiarate inammissibili per la tardività della presentazione. Ora le parti, con la firma della transazione cercata dall’Azienda ospedaliera, rinunciano alla causa a Firenze dichiarando estinto il giudizio. Restano le contestazioni accertate in primo grado nella gestione di una paziente operata senza motivo con l’asportazione di un organo. Un danno permanente originato da un’errata diagnosi fatta Santa Chiara di tumore all’utero, per il quale fu, comunque, sconsigliato l'intervento. Che, invece, venne eseguito al Lotti di Pontedera sulla base delle analisi dell’ospedale pisano. Salvo poi scoprire che l'asportazione di utero e ovaie era stata inutile: non di cancro si trattava, ma di una patologia infiammatoria cronica.

Rimane agli atti, quindi, il giudizio definitivo del Tribunale di Pisa che nel 2015 condannò l’Asl 5, l'Azienda ospedaliera pisana e i professori Virgilio Facchini, nel frattempo deceduto, e Orlando Goletti, 57 anni, originario di Viareggio, da tempo primario di chirurgia generale nella clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, a risarcire la pensionata. La storia risale alla fine del 2005 e arriva fino all'agosto 2006 nelle sue tappe cliniche. Dopo una serie di accertamenti nell'aprile 2006, il professor Facchini, allora direttore di Ostetricia e Ginecologia del Santa Chiara, diagnostica un carcinoma da trattare con la rimozione dell'utero. Solo che al momento del ricovero, emergono delle controindicazioni all'anestesia. Così la paziente viene dimessa e le viene prescritto di fare radioterapia. La diagnosi del professor Facchini, un luminare della medicina, la tormenta. Il pensiero di avere un tumore che non può essere tolto la spinge a rivolgersi a un altro professionista di livello. È Orlando Goletti, all'epoca dei fatti direttore della chirurgia generale del Lotti di Pontedera. Eseguiti alcuni esami, con diagnosi tumorale, nell'agosto 2006 si arriva all'operazione con cui vengono tolti utero e ovaie. Ma le analisi successive portano a un altro responso. «L'esame citologico degli organi e tessuti asportati rilevavano reperti di natura benigna, riferibili a patologia infiammatoria cronica e non a eteroplasia» si legge nella sentenza. La donna a quel punto chiede il risarcimento del danno lamentando l'errore di diagnosi del professor Facchini, fatto proprio dal professor Goletti, e il difetto del proprio consenso informato. Si era fatta operare «sulla base di un'erronea rappresentazione dei fatti, perché, ove le fosse stata rappresentata la sua reale patologia, l'attrice avrebbe rifiutato l'intervento» prosegue il giudice. In particolare, «l'esame del dicembre 2005 aveva escluso un tumore, quello del marzo 2006 era scarsamente diagnostico, e sarebbe stato quindi necessario disporre nuovi esami citologici». Insomma, secondo la tesi della paziente Facchini avevano sbagliato la diagnosi e Goletti si era basato sulla valutazione errata dell'illustre collega per procedere con l'intervento. Stando alla relazione peritale «è assolutamente certo l'errore commesso dal professor Facchini, che formulò una diagnosi di carcinoma in assenza di elementi certi, e di fronte, anzi, a un referto bioptico esplicitamente dubbio, fondato su materiale scarsamente diagnostico e da correlare con ulteriori elementi clinici, tanto che lo stesso consulente definisce la conclusione inspiegabile. Ma è assolutamente certo, e anzi conclamato, l'errore commesso dal professor Goletti, che non soltanto non disponeva di elementi ulteriori rispetto a quelli noti ai sanitari pisani e in base ai quali era stata formulata la diagnosi oggi inspiegabile di carcinoma, ma anzi, come sostanzialmente ammette, accettò la diagnosi del professor Facchini senza procedere a un'autonoma rivalutazione del materiale raccolto, con ciò accettando pienamente il rischio dell'altrui errore». —


 

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di Redazione web