Il Tirreno

Livorno

Dopo 32 anni Gadducci in pensione: «Lascio il reparto a bravi pediatri»

Gian Ugo Berti
Dopo 32 anni Gadducci in pensione: «Lascio il reparto a bravi pediatri»

Livorno, sabato primo giugno l’ultimo giorno da primario. «Quanti bambini a disagio per il moltiplicarsi delle separazioni»

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LIVORNO. Quando un calciatore lascia l’attività, si dice che appende le scarpette al chiodo. Se lo fa un pediatra, si dice invece che appenderà al chiodo il fonendoscopio, lo strumento con cui ha visitato generazioni di bambini. È ciò che ha fatto sabato primo giugno Fabrizio Gadducci, da 5 anni primario di Pediatria dell’ospedale di Livorno, dove ha iniziato a lavorare nel 1989.

Il Pediatra è uno specialista particolare: ha due pazienti, bambino e mamma. Ha mai avuto difficoltà a gestirli insieme?

«La presenza dei genitori e la volontà con questa di rimarcare anche il proprio stato di preoccupazione non deve mai essere vista negativamente o come disturbo alla visita che stiamo effettuando. Nei genitori il Pediatra deve vedere degli alleati nel percorso che dovrà portare ad una corretta diagnosi e ad una efficace terapia della malattia. Il Pediatra ha tutto da guadagnare dall’ascolto perché l’esperienza dovrebbe avergli insegnato a gestire le ansie e le preoccupazioni incanalandole verso una proficua comunicazione. Quindi un ascolto proattivo dove entrambe le componenti medico e paziente (o genitore del paziente) devono trovare giovamento».

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«La famiglia è cambiata nel tempo e con essa le sue abitudini. Anche i rapporti tra genitori e figli, pur guidati dallo stesso amore di un tempo, sono mutati, incidendo anche nei rapporti bambino/medico/malattia. La frequenza delle separazioni fra genitori, i rapporti sentimentali con nuovi compagni impongono al pediatra di considerare anche questi aspetti che non di rado minacciano di turbare l’equilibrio del bambino fino, in alcuni casi, ad essere vissuti come disagi. Anche di fronte a questo il medico deve essere di aiuto facilitando la comprensione di un concetto elementare e cioè che l’unico comportamento utile, al di là del torto e della ragione, è quello di ridurre al minimo gli attriti tra genitori e non solo in apparenza. Il Pediatra dovrà aiutare a capire che l’affetto e il rispetto tra genitori, alla luce dell’amore che portano alla stessa persona, devono residuare anche dopo la separazione».

Il progresso della medicina ha mutato il rapporto medico-paziente?

«Sì e il cambiamento non è stato sicuramente in meglio. La classe medica ha una parte di responsabilità non avendo saputo mantenere o coltivare la fiducia dei pazienti spesso a causa del poco tempo che hanno a disposizione per i troppi pazienti che devono seguire. Ma i medici non sono gli unici responsabili di questo insuccesso. I genitori dei piccoli pazienti sono stati attratti da altre fonti di informazione non scientifica e spesso fuorviante da parte di falsi guaritori conosciuti via internet, non accreditati, anzi spesso cialtroni».

Ha dei rimpianti?

«Nessuno. Ho lavorato duramente sempre. Ho raggiunto gli obiettivi che mi ero proposto all’inizio. Nella mia attività ho conosciuto buoni professionisti da cui ho imparato molto anche sul versante umano. Lascio nel reparto che ho diretto un nutrito gruppo di pediatri che sapranno fare apprezzare le loro doti, cosa di cui sono certo. Ho conosciuto anche tanti pazienti e di tutti porterò il ricordo nel cuore . In particolar modo di quelli che non ce l’hanno fatta. Il mio fonendoscopio non resterà appeso ad un chiodo. Continuerò ad essere un Pediatra».
 

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