Gioco
Giorgia, venga a prendere un caffè da noi alla Guglia
Applausi dalle finestre e selfie per la Meloni in visita alle case popolari di Fiorentina «La sinistra ha abbandonato queste persone, è ora che arrivi il cambiamento»
150 persone che per oltre un’ora, sotto il primo sole estivo, aspettano Giorgia Meloni nella piazza senz’alberi della Guglia e quando la leader di Fratelli d’Italia scende dall’Audi la inondano di applausi.
Le donne, tante donne, che le chiedono un selfie e la baciano, la abbracciano, la incoraggiano. “Sappia che la stimo un casino”, le dice emozionata una ventenne con un bebé in braccio.
Un signore sotto la pensilina del bus, dall’altra parte della strada le grida “Giorgia, vieni anche a Shangai perché non ce la facciamo più”.
Ma è quando la Meloni entra nel cortile del blocco popolare tra via Garibaldi e via Giordano Bruno che diventa chiaro che non è solo una rèunion di tifosi, una questione di claque (comunque mai vista in queste dimensioni per Fratelli d’Italia), ma è un’onda vera che, in queste zone in cui un tempo il Partito Comunista e i suoi successori avevano percentuali bulgare, sembra spostarsi con forza verso il centrodestra: la gente è affacciata alla finestra e in diversi applaudono, la chiamano, la incitano. “Non mollare, siamo con te” grida dal secondo piano un omone in canottiera, appoggiato al davanzale insieme alla moglie. E un altro ci mette il carico: “Prima gli italiani, Giorgia, prima gli italiani”. Lei alza la testa, sorride, ringrazia.
Un’anziana scende in ciabatte e vestaglia, si fa largo tra i giornalisti e la scorta, la prende a braccetto, la porta in un angolo del cortile: “Vede, qui spacciano, si prostituiscono. Noi chiamiamo i vigili, il Comune, Casalp ma nessuno interviene, nessuno ci aiuta, siamo abbandonati”.
È proprio sull’abbandono da parte delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città che la Meloni incentra il suo ragionamento: «La sinistra diceva di essere dalla parte dei più deboli, mentre poi si è sempre schierata con il grande capitale e le banche. I 5 Stelle non sono stati capaci di dare delle risposte. Noi invece continuiamo a stare nei quartieri popolari e in mezzo alla gente, a parlare con concretezza e umiltà dei problemi di tutti i giorni. E allora diciamo a chi ha votato sinistra tutta la vita di non avere paura di cambiare e scegliere altro».
Meloni guarda Andrea Romiti, il candidato del centrodestra arrivato ad uno storico ballottaggio, che la accompagna in questo tour della Guglia: «Crediamo che Romiti vincerà perché si è dimostrato, anche qui in Toscana, che non ci sono più le roccaforti rosse. La gente guarda alla credibilità delle proposte e delle persone».
Insieme a loro ci sono anche i deputati Manfredi Potenti (Lega) e Giovanni Donzelli (Fdi). Mentre passeggiano incontrano Francesca Pappalardo Borghini, che racconta la sua storia: «Ho tre figli, il più piccolo ha un anno e mezzo. Viviamo in 27 metri quadrati. Il bambino piccolo è malato da sempre: brocospamo. Il pediatra mi ha detto che finché vivrà qui, non potrà guarire. La muffa ci uccide. In Comune e a Casalp mi hanno detto che è tutto a posto e se c’è la muffa posso usare la varichina».
Il viaggio continua fino al civico numero 441 di via Garibaldi, ultimo portone del blocco di alloggi popolari della Guglia. Giorgia Meloni e Andrea Romiti, seguiti dai giornalisti, entrano a casa di Maurizio Di Fraia. Appena si varca la soglia l’aria diventa irrespirabile. L’umido entra nella gola. Le pareti sono intrise di muffa. Sembra di essere in una vecchia cantina. «Per terra la sera mettiamo i giornali perché dal pavimento sgorga acqua», racconta l’inquilino dopo aver offerto un caffè agli ospiti nella sua cucina di 3 metri per 3. «A Casalp e in Comune ci dicono che la muffa c’è per colpa nostra, perché non apriamo le finestre - continua Di Fraia -. In realtà, proprio per poter respirare siamo costretti a tenere le finestre aperte anche d’inverno e di notte, ma essendo al pian terreno rischiamo che ci entri qualche delinquente in casa. Qui sotto spacciano».
Grace, la moglie di Di Fraia, accompagna la Meloni in camera. Apre l’armadio, tira fuori alcuni vestiti. «Guardi questi pantaloni nuovi, hanno ancora il cartellino, ma sono mangiati dalla muffa». Poi mostra una confezione di caramelle: «Sono qui da 3 giorni. Le prendo la notte per respirare. L’umido le ha sciolte dentro la confezione, non c’è più nulla».
«Se fa questo effetto alla caramella cosa fa quest’umido ai polmoni? - si chiede la Meloni -. Il problema è che quando le persone che vivono in queste case sono andate al Comune e a Casalp sapete cosa gli hanno detto? Che è colpa loro perché non aprono le finestre. Un’amministrazione seria avrebbe fatto uno studio su quanto costa ristrutturare, avrebbe cercato risorse alla Regione e allo Stato, un’amministrazione seria non potrebbe accettare questa situazione. Siamo davanti ad una disumanità intollerabile. Ci sono neonati col broncospasmo a causa della muffa, ma a nessuno in Comune è importato di queste persone».
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