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Contratti di lavoro falsi e nozze con le colf per vivere in Italia: arrestati sette livornesi
Incassavano dai 500 ai 5.000 euro per ogni pratica: tutti in manette per favoreggiamento all’immigrazione clandestina
Pagavano i datori di lavoro per ottenere un contratto di assunzione come colf o badante. Cinquecento euro una tantum, più 250 a trimestre per versare i contributi previdenziali e 100 al mese per ogni busta paga. E in un caso, a fronte di cinquemila euro in contanti, è stato combinato pure un matrimonio fasullo. L’obiettivo era avere i documenti in regola per presentarsi all’Ufficio immigrazione e ottenere il permesso di soggiorno per rimanere in Italia. E ci erano quasi riusciti, visto che le pratiche sono state prima avviate, poi fermate immediatamente.
Sette cittadini livornesi sono stati arrestati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Tre sono in carcere: si tratta del settantasettenne Felice Iovino, del sessantaduenne Renato Grisanti e del quarantanovenne Adolfo Voliani. Quattro, invece, sono ai domiciliari col braccialetto elettronico. Tutto è partito a ottobre dell’anno scorso, dopo la segnalazione di un solerte funzionario dell’Inps, che non si spiegava come mai un solo “datore di lavoro” fosse stato in grado di assumere così tante badanti. Quindici, infatti, sono risultate le persone messe sotto i contratti fittizi e denunciate a piede libero per lo stesso reato. Anche nelle province di Roma, Lecco, Sondrio, Bergamo, Parma e Mantova. In pratica, pur risultando avere un contratto di Livorno, colf e badanti abitavano in diverse città d’Italia. Circostanze che hanno fatto insospettire gli inquirenti.
Gli indagati, in tutto, sono 22. Tutti per lo stesso reato. Tre persone sono in carcere, quattro ai domiciliari (un 65enne, un 58enne, un 51enne e un 37enne) e 15 denunciate a piede libero. L’inchiesta della Squadra mobile della polizia di Stato di Livorno, diretta dalla commissario capo Valentina Crispi, è partita otto mesi fa. Un lungo lavoro, con tanto di intercettazioni telefoniche dove uomini e donne non si sarebbero fatti scrupoli nemmeno a parlare in modo esplicito, culminato all’alba di ieri di ieri con sette arresti e undici perquisizioni domiciliari. Ad esempio, nel comune mantovano di Borgo Virgilio, gli agenti sono piombati a casa di una trentunenne dominicana, che sarebbe stata ingaggiata come colf al solo scopo di ricevere i documenti per ottenere il permesso di soggiorno in Italia valido per un anno, con il contratto di lavoro, il Cud e le buste paga.
In alcuni casi le badanti sono state poi licenziate. Poco importava, visto che al momento della presentazione della domanda avevano comunque tutte le carte in regola per poter ottenere il documento. Il problema, semmai, si sarebbe presentato un anno dopo, per il rinnovo. I beneficiari dei contratti fasulli (e del matrimonio) sono donne di diverse nazionalità: dominicane, marocchine, ma anche di altri paesi africani. La durata dei contratti era sia a tempo determinato, che indeterminato. E il pagamento da parte dei cosiddetti “assunti” avveniva con una ricarica Postepay, la carta di debito di Poste italiane, rimanendo quindi perfettamente tracciabile. «Gli arrestati erano dei falsari a tutti gli effetti», ha spiegato durante la conferenza stampa il questore labronico, Lorenzo Suraci.
Lunedì in Tribunale si terranno le udienze di convalida degli arresti. Le tre persone finite in cella – secondo l’accusa – sarebbero state quelle a capo del sistema criminale, definito come «ben collaudato», che avrebbero ideato i matrimoni fittizi e i contratti di lavoro ideologicamente falsi proprio per consentire ai loro clienti di poter ottenere il permesso di soggiorno in Italia. Permesso che però, grazie alla Squadra mobile di Livorno, non otterranno più. Tutti gli iter, infatti, sono stati fermati sul nascere. —
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