Il Tirreno

Livorno

Confesercenti e Confcommercio «Così il commercio va a morire»

F.S.

Carraresi: conciliare sicurezza idrogeologica e sviluppo del territorio Ciapini: sono mancati ascolto e concertazione, si poteva fare meglio 

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LA PROTESTA

«Se la politica non riuscirà a trovare il modo di conciliare la sicurezza idrogeologica del territorio con lo sviluppo economico, non avrà molto senso, da ora in poi, continuare a parlare di commercio, turismo e modernizzazione di Livorno», tuona Alessio Carreresi, presidente di Confcommercio. Stessa posizione, ben scandita e accorata, è quello del collega Alessandro Ciapini, direttore di Confesercenti: «Nessuno mette in discussione i lavori che vanno fatti, ma da parte delle istituzioni è totalmente mancata la concertazione con le parti sociali coinvolte, associazioni di categoria in primis».

Non va proprio giù alle associazioni di categoria, quella che loro chiamano “totale mancanza di ascolto” verso di loro. E quindi verso il mondo del commercio che loro rappresentano. Per la chiusura di via Grotta delle Fate prima, e per via Mondolfi dopo. «Sono quasi tre mesi ormai che siamo venuti a conoscenza del progetto di chiusura di Grotta delle Fate al transito veicolare: noi ci siamo subito messi in moto per acquisire tutte le informazioni necessarie e i pareri tecnici che potessero offrire alle istituzioni competenti una alternativa alla chiusura. La chiusura della strada per i 7 mesi preventivati, e anche per un tempo inferiore, significherebbe l'agonia delle attività commerciali e artigianali di quella zona». Il commercio così muore: questo il grido lanciato.

«Abbiamo lavorato ogni giorno affinché venisse trovata una soluzione per la sicurezza, oltre che dell'assetto idrogeologico, anche delle 50 imprese e dei 300 dipendenti dei centri commerciali di Grotta delle Fate», rincara Carraresi. «Abbiamo avuto scambi con i vari uffici dell'amministrazione comunale: la politica ha ascoltato la preoccupazione e la rabbia dei commercianti e degli artigiani. Adesso non possiamo che attendere, insieme ai titolari che temono di non poter onorare gli impegni presi con gli istituti di credito per gli investimenti (alcuni hanno già fatto i conti per chiudere) e insieme ai commessi, i magazzinieri, gli impiegati, che rischiano di restare a casa senza grande prospettiva di ricollocarsi altrove».

E aggiunge: «Dobbiamo prevenire il disastro socio economico che si verificherà senza alcun dubbio con la chiusura della strada senza la realizzazione della rampa». Si chiede il confronto. Lo ribadisce anche Confesercenti: «Chiediamo di riconvocare tutti gli enti competenti e valutare insieme alle associazioni di categoria la possibilità di rinviare l’inizio del cantiere per trovare, prima, un’alternativa per mitigare i danni economici alle attività e la rampa potrebbe essere la soluzione».

Il direttore Ciapini chiude con una riflessione generale: «In questo momento di crisi più che mai è necessario pianificare per bene ogni intervento: se a inizio anno quando si è cominciato a parlare di questo cantiere ci avessero coinvolto, probabilmente adesso una soluzione condivisa sarebbe stata trovata. Ribadisco che il confronto con le parti sociali è fondamentale». —

F.S.

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