Gioco
Elezioni comunali, più di cinquantamila astenuti tra arrabbiati e delusi
Livorno, il Pd primo partito ma perde più di 6mila voti dal 2014, il centrodestra invece raddoppia mentre il M5s crolla. Non c’è spazio per le liste civiche
LIVORNO. Il voto delle elezioni comunali di domenica 26 maggio dice molte cose su come è cambiata politicamente Livorno negli ultimi 5 anni. Dice che il primo partito cittadino è quello dell’astensione: 50.894 livornesi aventi diritto al voto, più di un terzo del dato complessivo, non sono andati alle urne (85.728 su un totale di 136.622). L’affluenza si è dunque attestata al 62,74%, un dato inferiore a quello fatto registrare alle comunali di 5 anni fa quando l’affluenza raggiunse il 64,56 con un totale di 88.380 votanti.
Dunque nell’ultima tornata elettorale si sono persi, più o meno, 2.600 votanti. Il popolo del non voto, animato dalle più diverse motivazioni (disinteresse per la politica, assenza di un partito di riferimento, protesta, etc.), sarebbe ipoteticamente capace di sbaragliare qualsiasi avversario: ha il doppio dei voti del Pd, addirittura il triplo della Lega.
E’ evidente che Luca Salvetti e Andrea Romiti, i due contendenti al ballottaggio, guardino a questa potenziale forziere di voti con grande interesse ma non sarà facile trascinare ai seggi coloro che si sono astenuti al primo turno. Provarci, però, è doveroso perché recuperare anche una piccola parte dell’astensione potrebbe incidere notevolmente sull’equilibrio della sfida.
Il voto dice anche che la sconfitta del Movimento Cinque Stelle è stata netta, causata non tanto dal progetto della vicesindaca-candidata Stella Sorgente quanto, invece, dalle scelte dall’amministrazione guidata da Filippo Nogarin che in cinque anni di mandato ha suscitato più critiche che consensi. E se il primo cittadino uscente, almeno per il momento, non accenna alla benché minima autocritica, a recitare il mea culpa è il suo portavoce Tommaso Tafi . Governare è difficile, soprattutto quando si fanno scelte innovative e impopolari, e i numeri lo confermano: il M5s rispetto a cinque anni fa ha perso quasi tremila voti (13.398 a fronte dei 16.017 delle precedenti amministrative) scendendo così dal 19,1 al 16,58%.
Nel giudizio sul rendimento del M5s pesa però soprattutto una cosa: con quel 19% Nogarin riuscì a conquistare il ballottaggio e poi a vincere il duello con Ruggeri sfruttando soprattutto il clima di “tutti contro il Pd” che aveva invaso un po’ tutta la città. Sorgente non ha invece avuto questo “vantaggio”, pagando invece la concorrenza con il centrodestra che, sulla spinta del voto nazionale-europeo, ha raggiunto un risultato storico, intercettando anche voti degli elettori grillini delusi. Dagli 11.631 voti complessivi delle forze di centrodestra nel 2014 si è passati domenica alle 21.609 preferenze per i partiti a sostegno di Romiti: praticamente lo schieramento ha raddoppiato i consensi.
Il voto dice anche che il Pd, primo partito in città è scivolato dai 29.465 voti del 2014 ai 23.919 di quest’anno: legittima la soddisfazione di Salvetti & c. ma il dato deve far riflettere in via Donnini sulla forza di penetrazione del partito. In una situazione del genere c’è poco spazio per le liste civiche, che sono infatti sparite, e anche per le ambizioni a sinistra di Marco Bruciati: Buongiorno e Pap non nascondono la delusione. Insomma, la città è cambiata . Il 9 giugno vedremo come.
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