Il Tirreno

Livorno

Salvetti e Romiti alla scalata del Comune, tra sorrisi e rivincite la sfida è già iniziata

Juna Goti
Salvetti e Romiti alla scalata del Comune, tra sorrisi e rivincite la sfida è già iniziata

Livorno, cambia la storia sui gradini del municipio che cinque anni fa segnarono la clamorosa uscita di scena dei Dem. Centrodestra per la prima volta al ballottaggio. E il centrosinistra chiama a raccolta «democratici e antifascisti»

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LIVORNO. La scalinata del Comune quando vuole sa parlare più del salone del consiglio. La notte tra l’8 e il 9 giugno di cinque anni fa fotografò l’addio del Pd al governo della città, quasi una cacciata per i modi e i toni che accompagnarono l’uscita dei candidati Dem dal palazzo dei livornesi. Ieri quei gradini saliti uno a uno da Luca Salvetti e Andrea Romiti quasi fossero il penultimo piano di un grattacielo hanno scritto il primo capitolo di una storia nuova: la storia di un centrodestra con l’acceleratore leghista finito per la prima volta al ballottaggio nella storia di Livorno. E la storia di un centrosinistra a targa Pd tornato ad essere di tanto la prima forza della città.

Quando Salvetti, a conta delle schede entrata nel vivo, arriva in piazza Civica e si incammina verso il portone del palazzo, i Cinque Stelle sembrano già ospiti con la valigia in mano. Filippo Nogarin è arroccato nella sua stanza con le facce romane che hanno curato la sua campagna per le europee: mentre i quasi nuovi inquilini di centrosinistra e di centrodestra iniziano a entrare e a muoversi nei corridoi al primo piano, il quasi non più sindaco è ancora incollato al computer, con l’ingresso nel parlamento europeo appeso al filo dei resti. Dalla capitale a sostenerlo è arrivato a sorpresa un grande ex, l’assessore Gianni Lemmetti. Mentre il resto del mondo a Cinque Stelle è già fuori dal Comune, chiuso nella sede di piazza Garibaldi con la vicesindaca Stella Sorgente. Fuori tutti da tutto: fuori lei dal ballottaggio, fuori lui dall’Europa.

Il primo ad arrivare in municipio è il giornalista-candidato del centrosinistra. Con lui ci sono il segretario Pd Rocco Garufo, Alessio Ciampini, Adriano Tramonti, la consigliera comunale Monica Ria, il capolista di Futuro Andrea Raspanti, Giovanna Cepparello.

Sorrisi ma senza esagerare con i toni. Salvetti dice di entrare in Comune con «lo spirito di non avere fatto ancora niente ma sempre con una grande emozione, come quando facevo il giornalista». Parla di «orgoglio per avere ottenuto un buon risultato: arrivare al ballottaggio era prevedibile, ma arrivarci così è bello». E comunque, la butta lì da cronista sportivo, «è la partita di andata». Come a dire: quello che conta, ai playoff come al ballottaggio, è il ritorno.

Già, il ritorno. Le parole che usa subito dopo guardando al ballottaggio del 9 giugno sono una chiamata chiara, con un linguaggio non scelto a caso: una chiamata a tutte le «forze democratiche e antifasciste della città». Chiamata a raccolta, insomma, suonando la musica della sinistra. Perché «è una preoccupazione vedere che la destra avanza così», ma «questa città ha nel suo Dna una capacità di reazione che mi dà fiducia» e «da ora iniziamo a ragionare con tutte le forze democratiche e antifasciste per arrivare più forti al ballottaggio». Compreso Buongiorno Livorno. Anzi partendo proprio da Buongiorno Livorno, quarto dietro al Movimento di Nogarin-Sorgente. «È naturale – ribadisce Salvetti – che ci sia la volontà di confrontarsi con tutte queste forze partendo dai punti programmatici. Con spirito di dialogo e collaborazione incontreremo tutti».

Sembra dirlo ai candidati di una sinistra spezzettatissima al primo turno. Ma rivolgendosi anche direttamente agli elettori pentastellati, ora vero ago della bilancia insieme ai sostenitori di Marco Bruciati: «Conosco tantissimi attivisti con cui ho condiviso momenti di cronaca. In tanti avevano un sogno, la speranza di una politica diversa. Mi viene da dire che chi ha governato in questi anni la città non è riuscito a fare un buon lavoro, ma tutti gli altri possono continuare a credere in questa speranza di una politica nuova e penso che possano trovare nel nostro progetto una chance...».

È qui che si volta verso la finestra di Nogarin: «Non farò come loro che hanno considerato tutto quello che c’era prima “contaminato”, sarei un suicida. Non è stato tutto da buttare: partiamo da quello che di buono è stato fatto con la volontà di migliorarlo e cambiamo invece quello che è stato sbagliato...». Così Salvetti entra nel palazzo e si incammina verso gli schermi elettorali che sembrano avere gli occhi spalancati su un nuovo già visto.

Mentre sulla stessa scalinata, come su una passerella della storia, arriva anche Bruciati. Che quella Storia che avrebbe voluto non è riuscito a scriverla: «Abbiamo perso, credo che politicamente si possa dire così. Siamo orgogliosi del risultato ottenuto, abbiamo lavorato aggregando giovani e tante realtà. Ma non è stato sufficiente: Livorno ha scelto di tornare indietro, a prescindere da chi vincerà al ballottaggio».

Tornare indietro, dice Bruciati. Ma mentre lo dice a fare più rumore è l’applauso che scoppia sotto alle finestre del palazzo quando accanto alla moglie Alessandra si vede arrivare Romiti. L’applauso di segretari e militanti dei partiti di destra e centrodestra che in passato non si sono mai neppure sognati di stare sui grandini della roccaforte rossa, poi gialla, con la speranza di entrare davvero nella stanza dei bottoni. C’è la capogruppo di Forza Italia Elisa Amato, c’è il coordinatore di Fratelli d’Italia Giacomo Lensi, c’è il responsabile del tesseramento della Lega Massimo Secenti. C’è il fondatore di Livorno in Movimento Marco Valiani, ex grillino e anti-nogariniano di ferro, che «non rientrerò in consiglio, ma lui allora in Europa ci va?».

Camicia bianca, jeans, Romiti sorride a metà scalinata: «È una bella emozione, anche una responsabilità. Ma siamo pronti per cambiare la città, per ridare speranza a tanti livornesi che nel 2014 avevano cercato un cambiamento che non c’è stato. Anch’io avevo votato Cinque stelle, noi saremo all’altezza. Salvetti agita le ideologie, si parli di programmi. E semmai dobbiamo difenderci dagli estremismi. Di destra, di sinistra e religiosi».

Non ha grandi liste deluse alle quali rivolgersi, ora, Romiti, anche perché quelle in corsa al primo turno erano tutte o quasi di sinistra. Ci sono i Cinque Stelle che a Roma governano con la Lega (che dei Cinque Stelle si è già mangiata alle europee una valanga di voti) ma che almeno guardando alla candidata Sorgente difficilmente strizzeranno l’occhio a destra. Certo gli elettori sono altra cosa, scelgono con mille pance diverse, come ha raccontato anche il ballottaggio del 2014. «Ma allora erano tutti contro di noi, ora...», si lascia scappare il dirigente Dem Tramonti.

«Io – taglia corto intanto Romiti – mi rivolgo agli elettori che vogliono vedere ripartire la città, che vogliono dire basta al clientelismo. Parlando con i cittadini si capiva benissimo che c’era la voglia di cambiare ancora. Se credo nella vittoria? Ci credo: nel 2014 i livornesi hanno votato per il cambiamento, lo faranno anche nel 2019». Sta dicendo queste frasi sul divanetto di Granducato Tv quando nella stanza al primo piano del palazzo si va avanti Salvetti: «Ti posso salutare...». Ed ecco la prima stretta di mano ufficiale tra i due: «In bocca al lupo», «viva il lupo». E Romiti la chiude così, braccia al cielo come sul ring: «Viva la democrazia, viva Livorno...».

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di Redazione web