Il Tirreno

Livorno

Rixi: gli operatori litighino meno o i cinesi si prenderanno tutto

Mauro Zucchelli
Il viceministro Edoardo Rixi e, a sinistra, il commissario dell’Authority Pietro Verna
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Il viceministro Edoardo Rixi e, a sinistra, il commissario dell’Authority Pietro Verna

Conclave dei porti, il numero 2 del dicastero delle infrastrutture: «Tutto nasce da lì Commissario inevitabile dopo le interdizioni ma l’ammiraglio non è qui per bloccare»

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LIVORNO. «Abbiamo un commissario che sa di avere una data di scadenza? Sì, ma era un intervento necessario dopo che la magistratura ha deciso l’interdizione dei vertici dell’Authority. Quel che sto cercando di fare è spingere il commissario a non fermare niente, né decisioni né opere». Parola del viceministro delle infrastrutture Edoardo Rixi: nelle prossime ore sul nome del politico leghista, nei guai per l’inchiesta sulle cosiddette “spese pazze”, si scatenerà la battaglia campale: per fine mese è attesa la sentenza, e per il vicepremier M5s Luigi Di Maio in caso di condanna Rixi dovrà dimettersi, i leghisti lo difendono a spada tratta così come il governatore forzista ligure Giovanni Toti.. Ma adesso, appena sceso dalla tribuna di Espo, il conclave degli euro-porti al teatro Goldoni, il vice di Toninelli prende la rincorsa per far partire, parlando con Il Tirreno, un consiglio destinato agli operatori del porto di Livorno: lo scontro è stata la miccia che ha innescato tutto. Per Rixi serve «meno conflittualità sulle banchine e più soluzioni condivise» perché «quando si va di fronte a un tribunale si sa come si entra e non si sa come si esce: lo dico perché il porto ha di fronte sfide importanti come la nuova Darsena (e i collegamenti ferroviari, importanti anch’essi perché altrimenti le banchine rimarranno vuote)».

«Capisco che ci siano tensioni fra gli operatori – aggiunge – ma mi auguro che si capisca che nel conflitto permanente non c’è la soluzione di niente. Se il nostro vuol diventare un sistema di riferimento a livello europeo non c’è che una strada: evitare di farsi la guerra in casa. Lo dico agli uni e lo dico agli altri: se gli armatori italiani si fanno fuori l’un l’altro spianano la strada a qualche gigante dell’Estremo Oriente».

I giganti che si stanno creando nel Sud Est asiatico potrebbero diventare i padroni in casa nostra: questo è il timore di Rixi, e lo confida così: «Non ho paura per il sistema armatoriale italiano com’è adesso, alle spalle hanno tutti una storia familiare importante sul fronte marittimo. Di cosa ho paura? Di come ci possiamo ritrovare fra 10-15 anni se queste “guerre” domestiche andranno avanti. La Via della Seta è al tempo stesso una opportunità e un rischio: o abbiamo un nucleo italiano coeso o rischiamo di esser spazzati via. Occhio all’idea di allearsi con chissà chi pur di far fuori il vicino: quando ormai te lo trovi in casa ti accorge che non ammazza solo il vicino».

Già dal palco del Goldoni il viceministro aveva messo in guardia dall’ “effetto aspirapolvere”: la turbo-globalizzazione che ha dalla sua anche una tecnologia in grado di gestire da remoto, praticamente telecontrollare anche da centinaia di km di distanza: «Se le chiavi dell’innovazione tecnologica le consegniamo ad altri, non meravigliamoci che alla fine ne paghi le conseguenze la generazione della catena del valore sul territorio».

Alla platea della tecno-struttura degli euro-esperti, il numero due del dicastero delle infrastrutture non si presenta con il volto sovranista barricadero ma con quello pragmatico.

Prende di mira due temi. L’una sono le euro-regole, dice Rixi: «Occorrono direttive europee differenti rispetto a quelle attuali: mi riferisco all’armamento, al mare-bonus. Le regole vanno riviste e i paradigmi non può dettarli solo il Nord Europa».

L’altra è l’Africa: paradossalmente per puntare ad aprire i porti alle relazioni d’affari con la sponda nordafricana. «Abbiamo a poche miglia dalle nostre coste l’area geopolitica che crescerà di più dei prossimi anni, eppure lasciamo che siano gli investimenti cinesi a conquistarla». Su tale tema richiamano l’attenzione anche Pino Musolino e Zeno D’Agostino, presidenti di Authority l’uno a Venezia e l’altro a Tieste: il primo nel “caminetto” con Kurt Bodewig, coordinatore Ten-T autostrade del mare (ma allargando lo sguardo anche al Mar Nero); il secondo nel dialogo con Win van de Camp, eurodeputato Ppe olandese. Di segno diverso la sottolineatura di Magda Kopczynska (dg trasporti della Commissione Europea): il dialogo facciamolo prima di tutto con i nostri governi. Resta su tutto un nuovo ruolo per le Authority in un contesto a veloce cambiamento, come ribadisce il prof. Theo Notteboom.

«L’80% delle merci in transito nel Mediterraneo – ricorda Rixi – tira di lungo e viene scaricato negli scali nordeuropei. È evidente che qualcosa non funziona: se li scaricassero nei nostri porti risparmierebbero quasi una settimana e l’Europa, così attenta alla sostenibilità ambientale, risparmierebbe tante di quelle emissioni inquinanti che mi chiede di ridurre con una logistica più efficiente. Ci sono responsabilità anche in casa nostra, sia chiaro. L’Italia ha deciso a un certo punto che conveniva giocare in serie B perché è meglio stare ai primi posti in B piuttosto che sputare l’anima per restare in A. Noi abbiamo la necessità di stare in serie A: o ce la facciamo o perdiamo armament, lavoro, know how».

Intanto, sull’altro lato del foyer scorre il bel video con cui l’Authority livornese dà il benvenuto ai convegnisti. E, sorpresa, nell’inquadratura compare il presidente (sospeso) Stefano Corsini.

 

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