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Chiusura di via Grotta delle Fate, i negozianti lanciano l'sos: «Senza raccordo si chiude»
Livorno, vogliono che il Comune realizzi la “scorciatoia” per non chiudere la strada
LIVORNO. C’è chi è pronto a fare barricate per evitare la chiusura di via Grotta delle Fate, come Nedo Di Batte (supermercato Sigma) e Daniele Bartolozzi presidente del consorzio che ha edificato il centro commerciale omonimo. La chiusura della strada proprio non va giù. Non poter più arrivare direttamente da Ardenza, Montenero per mesi è, per loro una condanna commerciale. Meno passaggio, meno clienti, dipendenti da licenziare e punti vendita che rischiano di fallire. «Se dobbiamo chiudere le nostre attività almeno vogliamo farlo dopo aver provato a resistere: questi lavori devono sicuramente essere fatti per ragioni di sicurezza, ma il Comune deve progettare una rampa provvisoria tra via della Fontanella e via Grotta delle Fate, a senso unico, in entrata, per non tagliarci fuori ed evitare la nostra morte commerciale».
Su questa proposta sono tutti d’accordo gli imprenditori del centro commercialedi via Grotta delle Fate (e anche tutti gli altri) e via di Popogna: è quella che hanno avanzato a Comune e Genio Civile. E sperano in una risposta positiva da parte dell’amministrazione. Questa è l’unica alternativa, secondo loro, che potrebbe attenuare i danni commerciali legati ai lavori per la messa in sicurezza idraulica dell’area intorno al botro Forcone (necessari dopo la tragica alluvione del settembre 2017) e la conseguente chiusura della via principale dovuta alla demolizione del ponte stradale che da Ardenza immette in via Grotta delle Fate. Lavori che, ad oggi, cominceranno il 1 luglio. Una data, che i commercianti vedono come un capolinea commerciale. Il cantiere durerà 18 mesi, la via principale resterà chiusa per 7. «Questa rampa per noi è la priorità, perderemo i clienti se si ritroveranno a dover passare da via della Fontanella e poi da via Collinet per venire qui: e i primi a pagare di uno scontato calo di fatturato sono i dipendenti», dice la sua Angelo Felicini (Dog & Company)
La tensione è alla stelle. Nel centro commerciale inaugurato nel marzo 2007 la preoccupazione si tocca con mano. Si implora il Comune di fare il progetto e di avviare i lavori di messa in sicurezza successivamente. «Questa rampa permetterebbe di bypassare il cantiere e subito immettersi sulla via principale: il Comune deve valutare questa alternativa e pensare che sarà devastante per noi avere minor passaggio», ribadisce Luca Tocchini (bar Glass). Lui come altri, in modo corale, sottolineano che la possibilità di avere dal Comune una scontistica sulla Tari per i danni subiti non basta. Questa opzione per gli imprenditori deve seguire la realizzazione della rampa provvisoria da via della Fontanella e via Grotta della Fate.
«Agevolare il passaggio per arrivare qua garantisce la vita di tutto il centro commerciale e anche la nostra», dice la sua Emiliano Pensabene (Alpha team) azienda che si occupa di software, hardware e formazione con 1200 clienti in tutta la Toscana e 30 dipendenti. «Questa rampa sarebbe la salvezza», si unisce al coro Gloria Brachini (Eerra Pura). Il marito Fulvio Stiaffini aggiunge: «Anche perché i camion che scaricano la merce non potranno certo passare da via della Fontanella che è stretta e a doppio senso: passando dalla Rosa e quindi da via di Popogna obbligherebbero a mettere il divieto di posteggio lungo questa via, altrimenti non ci passano i mezzi pesanti».
Non manca di ribadire la richiesta al Comune anche Cecilia Masani (centro fitness Le Fate): «Noi abbiamo 500 iscritti che ci hanno scelto perché qui si arriva bene: non tutti vorranno continuare a venire qui. Per noi la realizzazione di questa rampa è fondamentale per agevolare l’accesso dalla zona sud». Per tutti l’orizzonte è nero. Francesco Landi (edicola e tabacchi di via di Popogna) è terrorizzato di perdere clienti, andare giù col fatturato e non rialzarsi più. «L’estate è il periodo che vendiamo di più con le persone di passaggio che passano da qui per andare al mare: quello che perdo me lo ridarà il Comune? Dovrebbero costituire un fondo proprio per i danni che ci costringono a subire». Stesso stato d’animo per Emiliano Cappagli (Circolo Arci Collinaia) con i suoi 350 soci che arrivano soprattutto dai quartieri sud. –
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