La protesta
Onorato ora attacca anche Neri, nel mirino Grimaldi e Authority
Il patron di Moby, Tirrenia e Toremar: senza risposta da parte di Palazzo Rosciano la richiesta di concessione a Piombino per il traffico auto con il colosso tedesco
LIVORNO. «Nell’area di "Pim" non è stato neppure smantellato un vecchio gozzo di legno. E allora perché chiedere un’autorizzazione inutile per l’utilizzo di quell’area?». Prende di mira un altro bersaglio l’ultimo atto della guerra dell’armatore Vincenzo Onorato a colpi di dichiarazioni di fuoco su quel che avviene sulle banchine governate dall’Authority livornese: prima a Livorno sul ritaglio di 4 ettari alla radice di Darsena Toscana (culminato nell’inchiesta chic della Procura), poi a Piombino.
Dopo le cannonate contro i vertici dell’Authority (compreso, da ultimo, il commissario Pietro Verna), Onorato punta il mirino sì contro il nemico di sempre, la famiglia armatoriale di Manuel Grimaldi, ma ora anche contro la dynasty imprenditoriale labronica dei Neri, che di Grimaldi è alleata.
Onorato va giù duro con la sua ricostruzione dell’impasse che blocca le sue attività a Piombino. «Grimaldi - afferma - ha il monopolio in Italia dei terminal portuali delle auto. Persino un gigante planetario come Altman, nostro partner non è mai riuscito ad entrare nella portualità del nostro Paese» . Questo è l’antefatto: è da lì che Onorato parte per dire che «il nuovo porto di Piombino rappresentava e rappresenta un pericolo ed allora l’armatore Neri, già socio di Grimaldi a Livorno si è nuovamente preoccupato della sorte del versante nord del porto pubblicizzando l’inizio delle sue attività, che sarebbero dovute partire anni fa. Area bloccata uguale rischi annullati» . Tradotto: l’affare "Pim", la società partecipata da Neri a Piombino per occuparsi di demolizioni navali, è un fuoco di sbarramento contro Onorato.
La lunga lettera aperta dell’armatore napoletano-elbano al Tirreno è nata dopo che nei giorni scorsi il segretario generale Massimo Provinciali (sospeso per dodici mesi poi ridotti a otto), sempre su questo giornale, aveva rinfacciato a Onorato senior di non esser stato affatto discriminato dall’Authority, visto che ha in mano «il 90% degli slot che partono da Piombino», oltre a un «importante terminal ro-ro a Livorno» dove ha acquisito dall’Authority la privatizzazione del porto passeggeri.
Per quanto Onorato neghi di voler replicare a Provinciali, parte dicendo tre cose. L’una: tiene a «rimettere in rotta la prua della nave della verità» . L’altra: Provinciali «è stato ommissariato e interdetto dai pubblici servizi» , quindi ben venga «un filo di pudore prima di parlare» . La terza: l’armatore giura che «non ce l’ho con lui e con Corsini perché nel nostro Paese sono sempre i pesci piccoli a pagare, mai i mandanti» . L’attacco a Provinciali è semmai in una sottolineatura, dicendo quel che non gli perdona: il fatto di «servire interessi diversi dal suo mandato affamando il porto di Piombino: ci sono un centinaio di portuali in attesa di un lavoro».
Ma torniamo alla vicenda di Piombino: ecco come la racconta Onorato. «Il 9 settembre 2016, cioè 2 anni e mezzo fa, l’allora Autorità Portuale di Piombino sigla con la Piombino Industrie Marittime srl un atto di sottomissione propedeutico alla realizzazione di un impianto di demolizione navale controllata» . Ma - chiede polemicamente - dove sono «le opere previste dal piano industriale di Pim approvato con delibera commissariale 25/16 del 17 febbraio 2016?». E poi: «L’Authority ha vigilato sull’esecuzione del piano industriale fino ad oggi?». Già allora, confessa adesso Onorato, gli parve una iniziativa imprenditoriale «assai singolare» poiché «tutti gli operatori del settore sanno che il business della demolizione in Italia, per le normative europee vigenti, è economicamente impraticabile: le demolizioni avvengono in Turchia e India».
L’imprenditore respinge al mittente le accuse di Provinciali: «Il mio gruppo ha sempre e solo preteso il rispetto delle regole come più volte sottolineato» e il caso di Piombino è l’esempio «lampante» della «strana gestione di questa Autorità di Sistema: noi non abbiamo preteso l’area eludendo le normative ma abbiamo semplicemente depositato il 10 marzo scorso un’istanza di concessione in conformità al Codice della navigazione al suo regolamento e alla legge 84/94». Il riferimento è al progetto di terminal di auto nuove a Piombino messo in pista dagli Onorato in tandem con il colosso tedesco Ars Altmann: prima ancora di avere la concessione, a metà aprile era stata firmata a Firenze, nella sede della Regione, un atto che vale come sponsorizzazione da parte dell’amminustrazione del governatore Rossi (che firma insieme al sindaco piombinese Massimo Giuliani e all’azienda).
A giudizio dell’armatore, cosa avrebbe dovuto fare l’Authority «il cui operato e declamato da Provinciali»? Nient’altro se non «pubblicare l’istanza e avviare il normale procedimento amministrativo», ribadisce Onorato. Poi alza il tiro: «Il caos che ha colpito i vertici del porto di Livorno è solo la punta di un iceberg che coinvolge politica ad alti livelli e il gruppo Grimaldi» .
Il patron di Moby, Tirrenia e Toremar parla di un "sistema Grimaldi" . Dice che «si regge su periodiche convenzioni aziendali dove tutte le Autorità di Sistema partecipano ospitate in lussuosi resort». Aggiungendo poi: «Non è quindi un caso che la magistratura livornese abbia stabilito un equivoco legame e dei favoritismi fra Provinciali e le società labroniche di Grimaldi». Senza contare - ricorda - che in Alis, l’associazione dei trasportatori presieduta da Guido Grimaldi è doveroso ricordare che le Authority sono soci d’onore: alla faccia del conflitto di interessi».
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