Gioco
Google Tir e banchine robot Il fanta-porto è già qui, lo dicono i superesperti
Il ministro: ok l’espansione del porto, Livorno e Piombino devono fare sistema. E nello “sbloccacantieri” ci sarà una norma salva-funzionari
LIVORNo. Uno: disco verde all’espansione a mare del porto di Livorno («assolutamente sì»). Due: Livorno e Piombino devono «fare sistema» con un dialogo in cui ciascuno «guardi di più alle proprie caratteristiche». Tre: nel Memorandum con la Cina sulla “Via della seta” figurano Genova e Trieste ma ora si va verso accordi specifici in cui non c’è nessuna preclusione perché trovino spazio anche altri porti, «a cominciare da Livorno». Quattro: nuove norme sui dragaggi per renderli meno complicati. Cinque: nel decreto “sblocca-cantieri” uno “scudo” salva-funzionari per evitare «quella malattia che chiamo la “firmite”», cioè la fuga al momento di firmare gli atti. Sei: l’Authority di Livorno è nel limbo per un commissariamento “a tempo” per la sospensione (fino a fine agosto) di Corsini, «vogliamo dare una governance stabile e serena» (non specifica come, salvo lasciar immaginare un pressing sul presidente così da poter arrivare alla prima nomina del governo penta-leghista in un grande porto).
È questo il sestetto di carte che il ministro Danilo Toninelli gioca dalla tribuna di Espo, il conclave di esperti e rappresentanti della portualità europea che tiene banco anche oggi al teatro Goldoni: era stato il commissario Pietro Verna a chiedere risposte su Darsena Europa e la connessione ferroviaria al corridoio Ten-T scandinavo-mediterraneo.
Tutto lo scarto fra quel che è l’Italia oggi e quel che si muove nel resto del mappamondo lo si avverte nel dibattito degli specialisti: e non perché altrove siano tutte rose e fiori. Ma mentre Livorno esulta (giustamente) perché avrà lo “scavalco” ferroviario, altrove i riflettori della scena riguardano gli effetti della digitalizzazione della catena logistica e dell’automazione spinta dei processi produttivi: figurarsi che le tecnologie hanno raggiunto uno standard tale che, com’è stato detto, «a Rotterdam già è realtà il controllo delle gru da remoto». E qui la parola “remoto” significa 6mila miglia di distanza, mica dall’altra parte della darsena…
Per dare l’idea delle sfide che la portualità ha davanti si può pescare dal mazzo lo scenario disegnato da qui al 2050 da Martin Stopford (Clarkson Research): se non facciamo nulla nel 2050 il trasporto marittimo avrà emissioni di anidride carbonica pari a 3 miliardi di tonnellate, il traguardo che si è datal’Imo, l’organizzazione dell’Onu che si occupa del settore, è sei volte inferiore. È possibile solo se la velocità media scende da 14 a 10 nodi (insieme ad altre misure).
Non basta. Steve Shladover , prof di Berkley, mostra l’idea del “platooning”: convogli di camion (fino a 4?) dei quali sono il primo è guidato da un autista, gli altri sono connessi sì ma sono come “Google-camion”, senza conducente.
Presentata da Isabelle Rycbost, segretaria di Espo, è stata Dame Inga Beale, a squadernare gli orizzonti di questo “nuovo mondo” al quale stiamo andando incontro. È l’ex numero uno di Lloyd’s di Londra, amministratore delegato di un colosso ma anche attivista dei diritti gay (anzi, Lgbt). Declina due orizzonti: l’uno è quello del cyber-crimine che «riguarderà tutti, nelle nostre aziende e nelle nostre case»; l’altro è quello del rischio del disastro ambientale, come quando in India ha scoperto «spiagge coperte di plastica». E aggiunge: «L’inclusione, l’apertura alla diversità e la lotta alle disuguaglianze nasce dall’esigenza che solo così sopravviveremo». —
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