Toscana
Trasformano le idee in gioielli e oro, gli artigiani Martini creano da oltre 50 anni
Di padre in figlio: babbo Martino ha insegnato tutti i segreti del mestiere a Federico. Oggi lavorano insieme nello scrigno di Borgo Cappuccini
LIVORNO. Ha iniziato guardando il padre che lavorava in casa, aiutandolo dopo cena e imparando l'arte orafa giorno dopo giorno. Poi è entrato nel suo negozio come apprendista e nel 1999 si è messo in proprio, aprendo un'attività nuova. Il cerchio si è chiuso nel 2014, quando ha chiesto al padre di venirlo ad aiutare, tornando a lavorare insieme dopo 25 anni. È davvero une bella storia di collaborazione tra padre e figlio quella di Martino e Federico Martini, due orafi livornesi che continuano a lavorare insieme con la stessa passione di quando hanno iniziato. In Borgo Cappuccini. Una passione che si racconta grazie all’iniziativa “I negozi della nostra storia” organizzata da Tirreno e Confcommercio.
«Io ho cominciato il primo luglio del 1961 – spiega Martino Martini, il padre – nella gioielleria Banchieri. Devo tutto a loro perché lì dentro ho imparato i segreti di questo mestiere. Poi mi staccai per intraprendere un'attività da solo. A quel tempo si poteva lavorare in casa, perciò ho aperto un laboratorio in casa e per anni sono andato avanti così». Ed è lì che è nata la passione del figlio Federico. «Lui – continua il padre – mi vedeva lavorare e mi osservava attentamente. Spesso, dopo cena, mi veniva a dare una mano e così si è fatto esperienza». È un passaggio di ricordi ed aneddoti di padre in figlio. E viceversa.
«Era bellissimo – interviene Federico – vederlo all'opera. Mi affascinava il suo lavoro e la sua abilità di trasformare una semplice lastra in oro in un bracciale o in un paio di orecchini. Tutt'ora è una cosa che mi stupisce ogni volta che lo facciamo». Poi, però, nel 1973 il signor Martini è tornato alla gioielleria Banchieri. «Lì ci sono rimasto fino all' 85, quando ho aperto il mio primo negozio, in compagnia di un socio. Ho lavorato lì fino al 2014, quando mio figlio mi ha chiamato nella sua bottega per andare a dargli una mano». Già, perché, nel frattempo Federico aveva aperto il suo negozio e aveva bisogno di un aiuto perché il lavoro era aumentato. E così la situazione si è ribaltata.
«Ho fatto il mio apprendistato – continua Federico – senza nessun tipo di scorciatoia. Anzi. Sono stati anni molto intensi, durante i quali ho imparato tante cose. Ma arrivato a una certa età ho deciso di aprire un negozio tutto mio per mettermi alla prova e vedere se riuscivo a fare le cose in maniera autonoma». E così è nato "Martini Gioielli", in Borgo Cappuccini. Le cose sono andate talmente bene che il lavoro è aumentato in modo esponenziale. «Per questo, nel 2014, sono stato io ad aver avuto bisogno di mio padre e non viceversa. Insieme siamo perfetti e riusciamo a unire modernità e tradizione. Ci amalgamiamo. Lui è bravissimo nel partire da zero, realizzando strutture e montature per gioielli, anelli e collane. Io, invece, do un tocco di modernità al lavoro, specializzandomi nella grafica 3D e nella gestione del computer».
Insomma, è il caso di dire che l'unione fa la forza. «Esatto. In questi anni di lavoro, per forza di cose, ci siamo dovuti adattare all'innovazione, ma abbiamo comunque voluto lasciare uno stile classico. Da un po' di tempo, inoltre, abbiamo iniziato a collaborare, tra gli altri, anche con il Livorno Calcio e perciò abbiamo una vetrina dedicata tutta alla squadra amaranto. È possibile realizzare braccialetti e ciondoli di tutti i tipi con il logo della squadra e il proprio nome. E questa è un'altra cosa che ci rende orgogliosi e ci dà l'entusiasmo per continuare ad andare avanti nel nostro lavoro».
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