Gioco
La città che dice no dopo l’atto antisemita «Gesto vergognoso, brutto clima politico»
In piazza Cavallotti il giorno dopo, tra chi parla di provocazione, chi non trova una spiegazione e chi cerca di abbassare i toni
«La vittima non è neanche di religione ebraica. Non so nemmeno come definire questa cosa, mi auguro sia una bravata ma non mi meraviglierei se venisse fuori che l'autore delle scritte ha cercato una provocazione politica». Mentre Digos e polizia scientifica indagano per dare un volto agli autori dell’azione a carattere antisemita che si è consumata nella notte fra venerdì e sabato ai danni di un ambulante di piazza Cavallotti, e la politica e i sindacati condannano uniti il gesto infame, il presidente del consorzio Pentagono del Buontalenti, Simone Toschi, cerca una spiegazione logica per una simile aberrazione, e come lui tanti frequentatori della zona.
«Colpa della deriva nazionalista e intollerante. Spero si tratti di un atto di inconsapevolezza da parte di chi lo ha commesso, perché nel 2019 ci si augura che sia scomparsa l'ideologia», prova a riassumere anche Claudio Caprai, aiutato dalla compagna Valentina Savi: «Come per quel ragazzo che ha imbrattato l'opera d'arte al Luogo Pio non avendo capito che era una provocazione, voleva esprimere un pensiero ma gli mancava la consapevolezza». Di più marcato avviso Giuliano Giuliani e Cristina Chelucci, marito e moglie divisi dall'appartenenza di partito ma uniti sulla spiegazione dell'accaduto: «Si è trattato di un gesto di reazione alla troppa confusione che c'è ogni giorno in strada. Siamo preoccupati per Livorno, perché in questa città non ci sono mai stati ghetti per gli ebrei ma alcuni quartieri lo sono diventati per gli stranieri».
Stefano Bernardoni, che dalla friggitoria "Siamo fritti" ha avuto nelle ultime ore un punto di ascolto privilegiato delle reazioni della piazza, aggiunge: «Livorno è sempre stata aperta, e la popolazione ebraica sempre bene accolta; specialmente qui in zona Mercato. Per me in questo periodo di crisi c'è chi alimenta la tensione e magari vuole creare un nemico comune per far dare, sotto elezioni, una svolta a destra alla politica».
I banchi sono chiusi per la sosta domenicale e la maggior parte delle persone che passano sono dirette in centro. Come le sorelle Francesca e Miriana Morella, assidue frequentatrici della piazza delle erbe: «I titolari dei banchi sono cambiati col tempo, ci sono tantissime persone da tutto il mondo e certo la zona ha perso molto della sua tipica personalità. Ma il carattere livornese aperto e ospitale è certamente rimasto e ciò che è successo è deprecabile ma non ci fa temere di tornare qui». Anche i coniugi Fedele Costadura e Chiara Savelli cercano di abbassare i toni, pur senza minimizzare: «È accaduta una cosa vergognosa. Forse è stata una provocazione da periodo elettorale». Nel frattempo l’area è stata ripulita: svastiche e stella di David non ci sono più. Per molti la situazione sembra tornata alla normalità, ma non per tutti e e ai portoni che affacciano sulle saracinesche sono tanti i “no comment” che chiudono rapidamente la conversazione. —
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