Il Tirreno

Livorno

monumenti E STORIA 

La statua del Villano va davanti al Comune

Flavio Lombardi
La statua del Villano va davanti al Comune

Si realizza il progetto della “Repubblica dei villani” capitanata da Lenny Bottai. Raccolti i fondi con una petizione popolare

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La statua del Villano, abbandonerà la sua attuale posizione, in Largo Fratelli Rosselli, e sarà collocata in piazza del Municipio. Probabilmente, su un nuovo basamento rispetto a quello attuale fatto in mattoni forati ricoperti da uno strato di intonaco, risalente ai primi anni ’50. Quando? Questione di mesi, o, forse, qualcosa in più. Dipende dalla burocrazia. La cosa importante, per quelli dell’associazione La Repubblica dei Villani, guidata dal pugile Lenny Bottai è che il vero simbolo di Livorno, «quello che più di ogni altro rappresenta lo spirito di appartenenza, la difesa contro gli invasori, venga rivalutato e conosciuto dagli stessi livornesi». Bottai lo ha spiegato ieri mattina proprio ai piedi della statua, in compagnia di suoi collaboratori. La versione originale fu messa a dimora attorno al 1600 nella zona dove oggi c’è il palazzo dell’Inps «più o meno dove ci sono i 4 Mori – dice – ma di quell’esemplare si sono perse le tracce, anche se pare che un mercante d’arte fiorentino ne sia in possesso e cerchi di venderlo. Il monumento con Ferdinando e i mori, non ha collegamenti con la nostra città. Rappresenta solo la sconfitta in mare dei Saraceni». Il riferimento storico che viene fatto, quando si parla del Villano, è la difesa del 1496, quando la coalizione ghibellina ed alleata di Pisa, puntò su Livorno con 30 navi e settemila uomini via terra per infliggere un grave colpo a Firenze, diventata intanto Repubblica dopo la cacciata di Piero De Medici e sotto i Pazzi (ironia della sorte, un loro discendente è stato anche tra i fondatori dell’Unione Sportiva Livorno nel 1915). All’esercito fiorentino, si unirono i villani livornesi, contadini poco addestrati ma con il fuoco della libertà dentro. A capo dei 500 labronici, tal Guerrino da Montenero, figura forse leggendaria («ma perché, i romani si chiedono se davvero la lupa ha allattato Romolo e Remo?») che seppe tener testa a venti giorni di duro assedio, fino a che non arrivarono rinforzi francesi via mare e, soprattutto, non sopraggiunse il libeccio a spazzare via la flotta nemica. Da quella prima statua, si passò ad un’altra fatta ad inizi ‘800 ma in gesso per mancanza di risorse economiche e che rischiando di deteriorarsi alle intemperie, finì per essere ricoverata in via Terrazzini dentro la sede dei Repubblicani ed andata distrutta dopo una incursione degli squadristi fascisti. Si arriva così al terzo esemplare. Quello attuale. In bronzo, come il primo, e fatto per ordine dell’allora sindaco Badaloni. Piazzata dove è tutt’ora perché la zona era destinata ad una espansione che poi non c’è stata. Recentemente, l’esigenza di valorizzarla e farla campeggiare davanti al Comune. Ci andrà dopo il restauro, possibile grazie ai fondi raccolti con petizione popolare (costo totale 5 mila euro) e dopo un tira e molla con la Soprintendenza. . Ad occuparsi di portare a lucido un monumento che ricorda una sconfitta di Pisa, sarà proprio una ditta della provincia “cugina”. —

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