Gioco
Il ministro: toglieremo le impalcature al tribunale
Bonafede in via De Larderel: «Ci sono da vent’anni, stanziati i soldi per i lavori». Poi l’impegno per le vittime del Moby
livorno. Sono passate da poco le 11.30 quando a sorpresa il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, si presenta davanti al tribunale di via De Larderel, impacchettato dalle impalcature da quasi vent’anni. «Sono venuto a dare un’occhiata, faccio sempre visite nei luoghi della giustizia senza dare preavviso perché mi piace vedere la quotidianità...». «Mi dicono che questa impalcatura ci sia da vent’anni», aggiunge subito prima di varcare la soglia del bellissimo palazzo ottocentesco sede della sezione civile: «Sono orgoglioso di poter dire che abbiamo già stanziato i fondi per il rifacimento delle facciate. Finalmente i livornesi potranno ammirare il tribunale anche dall’esterno».
Perché non suoni come un annuncio elettorale a una settimana dal voto che deciderà il sindaco, il ministro pentastellato la mette subito così: «Non lo abbiamo deciso ieri perché oggi dovevo venire qua. Già da qualche mese abbiamo stanziato i fondi, ora siamo nella fase della progettazione». E guardando verso le transenne: «Posso promettere che saranno tolte». Nel documento che accompagna le parole del ministro si legge che lo scorso settembre il provveditorato interregionale alle opere pubbliche per Toscana, Marche e Umbria è stato autorizzato a portare avanti le «attività di progettazione esecutiva per i lavori urgenti di messa in sicurezza» dei palazzi di giustizia di via De Larderel e di via Falcone e Borsellino per 187.148 euro. Ma anche che successivamente la direzione generale ha programmato «l’esecuzione di importanti lavori di messa in sicurezza» per il tribunale penale in Venezia (per un milione di euro) e per via De Larderel (2milioni e 420mila euro).
Bonafede visita il palazzo, incontra il procuratore capo Ettore Squillace Greco e la presidente della sezione civile Marisa Sammarco. Parla con i dipendenti, con il presidente dell’ordine degli avvocati Valter Maccioni. Poi si sposta in Comune, dove insieme alla vicesindaca e candidata M5S Stella Sorgente e al parlamentare Francesco Berti, incontra il prefetto Gianfranco Tomao e il questore Lorenzo Suraci. Ma è in un altro luogo simbolo che chiude la sua visita in città: davanti alla lapide delle vittime del Moby Prince, all’Andana degli anelli, dove incontra Loris Rispoli e Paola Bernardo prima di affidare una rosa al mare. «La vicenda del Moby – ripete – è ancora aperta perché c’è stata una commissione parlamentare che ha lavorato».E che, usa queste parole, «ha il merito di avere riaperto un capitolo che la giustizia, sbagliando, aveva chiuso»: «Sono passati davvero troppi anni, quella commissione ha dimostrato che ci sono lacune da colmare, poi la procura e gli organi giudiziari avranno la possibilità di fare le indagini nel modo che riterranno opportuno. Ma una risposta deve essere data, sono morte 140 persone». —
Juna Goti
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