Il Tirreno

Livorno

Picchia e perseguita la moglie per quattro anni: allontanato

Il questore di Livorno, Lorenzo Suraci, e la dirigente della Squadra mobile, Valentina Crispi
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Il questore di Livorno, Lorenzo Suraci, e la dirigente della Squadra mobile, Valentina Crispi

Livorno: l'uomo, un trentottenne italiano, è indagato per il reato di maltrattamenti in famiglia. Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile della polizia di Stato

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LIVORNO. L'avrebbe picchiata e minacciata per quattro anni. E all'inizio di quest'anno - quando lei è scappata di casa per trovare rifugio dai suoi genitori - se la sarebbe presa pure loro. La Squadra mobile della polizia di Stato, guidata dalla dirigente Valentina Crispi, dopo una serie di indagini ha dato esecuzione alla misura cautelare personale del divieto di avvicinamento alla donna e ai luoghi da lei frequentati nei confronti di un 38enne italiano, resosi responsabile del reato di maltrattamenti nei confronti della coniuge, con l’aggravante di aver agito di fronte ai figli quattordicenni della coppia. 

La misura è stata emessa dal Tribunale di Livorno, con il gip Marco Sacquegna su richiesta della pm Sabrina Carmazzi. La segnalazione era partita infatti dai Servizi sociali del Comune, su input della direzione didattica della scuola di uno dei due fratellini, dopo alcune confidenze e comportamenti anomali da lui rivelati. Il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva subito attivato un'indagine sociofamiliare, che aveva portato a indagare in stato di libertà l’uomo, per i reati di maltrattamenti in famiglia. 

Gli esiti delle indagini delegate alla Squadra mobile permettevano di delineare un quadro familiare drammatico e violento. Oggetto delle ire dell’uomo, spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche, era la moglie, picchiata e perseguitata pure sul luogo di lavoro. La donna era costretta a subire continue aggressioni fisiche con schiaffi, pugni calci, oltre che subire la distruzione del mobilio e delle suppellettili di casa. L’uomo la costringeva inoltre a subire aggressioni verbali, oltre che opprimenti sopraffazioni morali, che la costringevano in una costante condizione di ansia, paura e soggezione sia fisica che morale, impedendole di frequentare le proprie amicizie edi propri familiari. 
 
La situazione, protrattasi fin dal 2015, portava la vittima nei primi mesi del 2019 ad allontanarsi dall’abitazione coniugale con i figli durante l’assenza del marito, trovando rifugio presso i genitori, i quali, a loro volta, venivano fatti ulteriori oggetto di aggressioni fisiche e minacce, nonostante le loro precarie condizioni di salute. Con la misura cautelare a cui è stato sottoposto a partire da oggi, l’uomo ha il divieto di protrarre le condotte minacciose, lesive, offensive, denigranti e diffamatorie nei confronti della parte offesa, deve attenersi scrupolosamente alle prescrizioni impostegli quali il divieto di avvicinarsi a tutti i luoghi frequentati dalla persona offesa e dai suoi parenti e congiunti, mantenendo una apprezzabile distanza da essi e comunque non inferiore a 300 metri, evitando in ogni caso incontri anche fortuiti con essa, oltre al divieto di comunicare con la donna con qualsiasi mezzo.
 

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di Redazione web