Il Tirreno

Livorno

la sentenza 

Padre rapì la figlia malata Condannato a 4 anni e mezzo

Federico Lazzotti

La bambina doveva sottoporsi a un delicato intervento al Meyer All’epoca aveva quattro mesi ma venne portata a Parigi La mamma aveva patteggiato

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livorNO. Ha provato a difendersi anche prima che i giudici si ritirassero per la camera di consiglio spiegando – attraverso dichiarazione spontanee – che non voleva fare del male alla figlia e di non aver organizzato il sequestro di persona – in concorso con la moglie che ha patteggiato due anni e otto mesi – per portare la piccola, che allora aveva appena quattro mesi, dall’isola d’Elba a Parigi, passando per Marsiglia pochi giorni prima di un delicato intervento chirurgico già programmato all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Era il 18 luglio dello scorso anno.

Alla fine il Tribunale di Livorno ha condannato l’uomo, un marocchino di 28 anni (non scriviamo il nome per tutelare la privacy della bambina) a 4 anni e mezzo di reclusione per sequestro di persona aggravato dalla parentela e dallo stato di salute della piccola, mentre lo ha assolto dal secondo capo d’imputazione, quello che riguardava le tentate lesioni gravissime. La procura labronica – la pubblico ministero Ezia Mancusi aveva chiesto una condanna a 5 anni di carcere per entrambi i reati – potrebbe decidere di fare appello.

Durante il dibattimento nell’aula del palazzo di giustizia sono emerse – dalla testimonianza della mamma –, «continue violenze da parte del marito» che potrebbero portare ad ulteriori conseguenze giudiziarie. Accuse che il ventottenne nordafricano, nel corso del dibattimento nell’aula di tribunale, ha respinto raccontando tutta un’altra storia, sia riguardo alle vessazioni sia all’organizzazione della fuga verso la capitale francese.

«Il 18 luglio – ha raccontato in aula nella penultima udienza del processo – ero ad Agadir (una città sulla costa meridionale atlantica del Marocco ndr). Quando mia moglie mi ha chiamato dicendomi che sarebbe dovuta andare in una casa famiglia non le ho detto di scappare. Ci siamo messi d’accordo ma per capire cosa stava succedendo». E ancora: «Non so perché è partita. È voluta andare via – ha continuato nell’aula del Tribunale – perché non ce la facevamo più. E lei non voleva più stare lì. Sapeva dove andare ma io ero preoccupato. Non l’ho obbligata. In Francia ci siamo mossi ma ci hanno arrestato prima di portarla in ospedale».—

Federico Lazzotti

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