Gioco
I risparmi battono la crisi: mai così tanti Banca e Posta, i depositi oltre i 5 miliardi
In cinque anni i depositi crescono del 40%. Aumentano le diseguaglianze, lo dice l’Irpef: record sia di redditi zero che di ricchi
Mai stati così gonfie di quattrini le casseforti delle famiglie livornesi: ormai a un niente dai 5,2 miliardi di euro. Di preciso: 5 miliardi 193 milioni 457 euro “fotografati” a fine febbraio dalla Banca d’Italia. Al di sopra della soglia dei cinque miliardi di euro dalla fine dell’estate di due anni fa. Da allora solo una volta, nel novembre 2017, questa montagna di soldi è scesa sotto i 5 miliardi: è stato nel novembre 2017. Tendenza all’insù con qualche eccezione nei periodi autunnali, ma il barometro dei risparmi all’apparenza sembrerebbe inchiodato sul bello quasi stabile.
Già, all’apparenza: perché bisogna ricordare che esistono altri “fotogrammi” che mettono in rilievo, all’opposto, la fragilità socio-economica del nostro territorio.
Il primo: i tribunali hanno all’asta più di 300 proprietà immobiliari presenti in provincia di Livorno. Il secondo: dal Calambrone a Torre Mozza, isole comprese, secondo l’indagine del “Sole 24 Ore” si contano più di 14mila famiglie con un Isee al di sotto dei 9mila euro, insomma con il requisito-base per il reddito di cittadinanza, nella metà d’Italia a nord di Roma solo un’altra provincia ne ha così tante. Il terzo: l’osservatorio diretto dei volontari Caritas vale più di cento dossier statistici e dice che mai come ora c’è un’area “grigia” di rischio povertà che può travolgere anche persone “normali”, magari famiglie operaie monoreddito o nuclei che si spaccano sotto l’urto delle difficoltà economiche…
Resta il fatto che nei dati al 31 dicembre degli ultimi sette anni il totale di depositi bancari e risparmi postali non mostra mai un arretramento nella nostra provincia: al contrario, in quattro annate su sette fa registrare un incremento superiore ai cinque punti percentuali (e in un caso, perfino sopra l’otto per cento). Tradotto: dal febbraio 2012 al febbraio scorso schizzano da quasi 3,7 a poco meno di 5,2 miliardo di euro i quattrini depositati in banca o all’ufficio postale da parte delle famiglie livornesi. Anzi, delle “famiglie” livornesi. Le virgolette stanno ad attestare il fatto che stiamo parlando della specifica voce che nella banca dati di Banca d’Italia mette insieme le “famiglie consumatrici” e quelle “produttrici (fino a 5 addetti)”. Il loro gruzzoletto fa un balzo del 41,1%, e senza mettere nel mucchio i pronti conto termine. Ad esempio, nel resto della Toscana quest’incremento arriva a malapena al 35% e in provincia di Pisa al 37%.
Significa che ci siamo sbagliati e, nonostante tutti si lamentino della crisi, la crisi non c’è più. In realtà non è così. Ad aiutarci a capire può essere un altro scandaglio statistico: la mappa dei redditi che salta fuori dalle dichiarazioni Irpef. L’ultima, quella che abbiamo presentato alla fine della primavera scorsa, riguarda quel che abbiamo guadagnato nel corso del 2017.
Negli ultimi cinque anni analizzabili l’identikit socio-economico dei contribuenti di Livorno città si è polarizzata agli estremi. Da un lato, le dichiarazioni con reddito zero (o in negativo) sono balzate da 717 a 992 (più 38,3) con una perdita più che quadruplicata (si impenna da meno di sette a più di 28,5 milioni di euro). Dall’altro, i redditi al di sopra dei 120mila euro: da 657 che erano nel 2012 diventano 767, e aumenta di quasi 20mila euro annui l’imponibile che ciascuno dichiara al fisco.
Ma c’è anche un altro aspetto da sottolineare, anzi due: sia l’uno che l’altro hanno a che fare con l’analisi quantitativa della valanga di oltre 233mila dichiarazioni Irpef presentate lo scorso anno dai contribuenti della nostra provincia. La ricchezza “ufficiale” misurata come imponibile Irpef agli occhi del fisco è rimasta quasi ferma al palo (più 1,7% rispetto a cinque anni fa), quella “concreta” valutata con il metro dei risparmi in banca o alla posta è cresciuta nello stesso periodo di oltre il 41%, cioè 24 volte di più. —
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