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«Chi aveva vinto sui problemi poi non ha saputo risolverli»

Juna Goti
«Chi aveva vinto sui problemi poi non ha saputo risolverli»

Il segretario nazionale Pd Zingaretti alla cena al Terminal Crociere con 400 sostenitori  Il rush finale tra lavoro e lasagne: «Ci guarda tutta Italia, riprendiamoci Livorno»

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livorno. Questa volta il Terminal Crociere sveste i panni del format renziano. Non ci sono le sedie ordinate sotto al palco e il monologo acceso del leader che dalla regia chiama le immagini sul maxi schermo, come quando il 24 febbraio, alla vigilia delle politiche-catastrofe per il Pd, Matteo Renzi provò a scrollare la paura dalle spalle dei Dem. Ora il format è quello delle feste dell’unità, ma di nuova generazione: piatti e posate bio, tavolate color Italia. Poi antipasto con prosciutto e salame, lasagne, brasato con piselli e carote, panna cotta. Contributo minimo: 25 euro a testa per finanziare la campagna elettorale, con volontari e candidati a servire ai tavoli. Più di 400 persone mercoledì sera hanno cenato con il segretario nazionale Nicola Zingaretti, arrivato a Livorno per la prima volta da quando ha preso il timone del Pd.

«In questa città negli ultimi cinque anni, come negli ultimi undici mesi di governo nazionale, chi ha vinto sui problemi delle persone non si è poi dimostrato capace di risolverli», ripete. Stringe la mano al candidato giornalista Luca Salvetti, che ha dalla sua Pd, Futuro, Articolo Uno e Casa Livorno. «Questa coalizione – sosterrà poco dopo il candidato sindaco dal palco – è la novità della campagna elettorale, con persone che hanno smussato angoli per il bene città». E «con un programma di cento pagine perché Livorno rialzi la testa: Andrea Romiti (centrodestra, ndr) ne ha scritte quattro...». Dice di voler puntare «prima di tutto sul lavoro» Salvetti, perché «se non c'è dignità del lavoro c'è rabbia».

La stessa rabbia che Zingaretti sottolinea essere stata «catturata da chi ha rappresentato i problemi delle persone». Di tutti quei «delusi» che «negli ultimi anni hanno fatto altre scelte elettorali o sono stati a casa». «Dobbiamo avere coraggio di dire – chiosa – che le paure degli italiani sono anche giuste, perché qualcosa è successo in questi 15 anni che ha distrutto tante certezze». A cominciare dal «più osceno processo di crescita delle disuguaglianze sociali». Ma «quando una persona ha un problema, non si risolve lucrando sulla sua disperazione». «Il film di nove mesi governo – sostiene – è stata la paralisi, ora Lega e 5 Stelle litigano su tutto ma sono d'accordo nel rimanere incollati alle poltrone del governo». Fa due proposte: «Uno stipendio in più all'anno da 1500 euro per 20 milioni di italiani, abbassando le tasse sul lavoro» e «per i redditi medio bassi l’istruzione dall’asilo alla laurea non devo costare niente». «Troppi – è il refrain – avevano già scritto il nostro funerale».

Al tavolo con Zingaretti e Salvetti ci sono dalla candidata alle Europee Alessandra Nardini all’assessora regionale Cristina Grieco, dall’ex parlamentare Silvia Velo al deputato Andrea Romano, Pietro Caruso e Giorgio Kutufà, la leader del Pd toscano Simona Bonafè e il consigliere Francesco Gazzetti, i segretari Rocco Garufo e Simone Rossi. È Romano a fare gli onori di casa e cinque anni dopo la disfatta la mette così: «A questa partita guarda tutta Italia». Per lui «i 5 Stelle hanno trasformato Livorno nella vetrina del loro fallimento» e la destra «ha scelto uno del partito più estremista». In Toscana, spera Bonafè, «non si passa» e «Livorno ce la dobbiamo riprendere, è nostra, è rossa». —

Juna Goti

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