Il Tirreno

Livorno

Il miracolo dei fotografi motosi e l’archivio alluvionato ora è arte - Video

Cristiana Grasso
Daniele Dainelli mentre allestisce la mostra (foto Laura Messina)
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Daniele Dainelli mentre allestisce la mostra (foto Laura Messina)

Mostra-installazione ai Bottini dell’Olio con gli scatti di Daniele Dainelli recuperati dall’acqua

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LIVORNO. Una montagna di negativi e di fotografie, fotografie di carta - le stampe che oggi dici “almeno quelle restavano” e ora ti accorgi che non è poi sempre così vero - inghiottiti e risputati dal fiume di acqua e mota che si prese la città il 10 settembre 2017. E poi centinaia di persone, sollecitate da un accorato appello su Facebook “ai fotografi motosi”, che si lanciarono nella disperata impresa di salvare qualcosa di quel prezioso materiale perché quelle non erano foto qualsiasi ma l’archivio che un fotografo livornese e famoso, Daniele Dainelli, custodiva nella casa dei suoi genitori, in via Pacinotti, perché lui vive in movimento e lavora tra Cina e Giappone. Fotografi davvero (come Paolo Ciriello, Andra Dani, Gaia Guarnotta, Alessandro Paron, Daniele Stefanini, Martino Chiti) ma anche semplici appassionati, che tra un grande locale al Picchianti e la Tst Galery, misero su un vero e proprio laboratorio.

E ora una mostra, anzi un’installazione che l’autore di quelle foto, a 20 mesi dall’inizio della loro rinascita, regala alla città con un “racconto” che si cuce proprio grazie a quelle immagini ferite, e recuperate grazie alla mobilitazione di tanti di livornesi e a una grande ostinazione, ora adagiate su vetri e specchi che ne moltiplicano la forza. Non più gli scatti “puliti” e intensi in giro per il mondo del fotografo talentuoso, non più i suoi bei ritratti di famiglia, la sua famiglia, ma una sovrapposizione di “ieri” diversi, di tempo e di spazio. Con le cicatrici di quella mota livornese che segnano i sorrisi dei bambini che giocano, gli sguardi persi catturati nel Bronx, la tragedia dello Tsunami.

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L’installazione-mostra si intitola “Memoria Fotografica” ed è stata inaugurata sabato alla biblioteca del Museo della Città (resterà aperta fino al 30 giugno, ingresso libero) con una giornata di convegno “scientifico” sul restauro (fotografico soprattutto)ma anche una giornata di cuore e di storie che stanno dietro, prima e dopo questo emozionante allestimento. La gente guarda e dice “mi vengono i brividi” eppure a prima vista non c’è sangue e non c’è strazio ma solo carta ammuffita, mangiata, scolorita. Ma a spiegare i brividi sono appunto gli eventi che stanno dietro la bambina e al suo peluche circondati da un anello rosso fuoco provocato dall’umidità, alle ballerine alla sbarra, agli scorci di grandi città. La storia dell’alluvione prima di tutto ed a ricordare quei giorni è la fotografa Laura Lezza, amica di Dainelli, autrice di quel post su Facebook che scatenò una reazione a catena arrivando a coinvolgere grandi ricercatori, media internazionali come la Bbc.

Lezza proietta alcune delle foto che lei stessa scattò allora, per esempio alla montagna degli oggetti perduti dove appunto c’erano tante foto e tanti filmini di famiglia, poi le immagini del “recupero”. «Daniele mi telefonò dalla Cina, aveva appena saputo del disastro che aveva colpito la città la sua famiglia stava bene nonostante la casa fosse andata distrutta. Gli venne in mente l’archivio, mi chiese di aiutare le figlie a salvarlo. Inizialmente provammo da sole, io, Federica e Yasmine,- racconta lei - ma non potevamo farcela. Così mi venne in mente l’idea di quel post. E si aprì un mondo. Ora, anche grazie a questo lavoro collettivo e a questa mostra credo che l’archivio di Daniele possa avere una seconda vita». E mentre su uno schermo scorrono le immagini dei super 8 di casa Dainelli che sono stati restaurati dai danni dell’alluvione dalla associazione che raccoglie memorie da vecchio proiettore di tutta la Toscana, la 8mmezzo di Michele Lezza («li trovammo per caso mentre come tutti i livornesi spalavamo fango a Ardenza», racconta lui) con Daniele piccolo, la 600 e i suoi genitori giovani sposi degli anni ’50 il fotografo un po’ si commuove. Anche quando dialoga con la celebre photoeditor con il giornalista Michele Smargiassi e con Renata Ferri, che lo ha conosciuto all’inizio di carriera . Con l’’amica Renata e il pubblico Dainelli vuole condividere i sentimenti di questi ultimi 20 mesi, dal trauma di vedere tutti i suoi archivi ridotti così, dalla voglia di gettare tutto in mare alla decisione di andare avanti «e la forza me l’hanno data tutte queste persone che si sono date da fare per me». Un percorso anche doloroso quello di Dainelli dopo l’alluvione, dove stanno rilettura del concetto di memoria, di arte, di ricordi. Fino all’installazione. Si commuove anche l’assessore alla cultura Francesco Belais che promette: «Farò di tutto perché almeno parte di questa opera possa restare qui ai Bottini dell’Olio anche in ricordo di quei giorni che cambiarono per sempre la città».
 

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