Gioco
Al nostro liceo serve una soluzione vera Non chiediamo miracoli ma di amministrare bene
Uno dei professori più attivi dell’Enriques scrive al Tirreno dopo la soluzione provvisoria della Provincia per gli “iscritti numerosi”
lettera
Fa discutere la decisione presa dalla Provincia sul futuro del liceo Enriques, alle prese con una carenza di spazi mentre il numero di iscrizioni continua a salire. Di seguito l’intervento di uno dei professori più attivi e conosciuti della scuola di via della Bassata.
Maurizio Sciuto*
La settimana scorsa il Tirreno ha dato la notizia di un “accordo” tra la Provincia di Livorno e la dirigenza del liceo Enriques sulla collocazione delle classi che l'anno prossimo non potranno essere ospitate nell'edificio di via della Bassata. A partire dal titolo (“Enriques, nessuna soluzione, si va avanti con un pasticcio”), l'articolo del Tirreno esprime forti perplessità che personalmente condivido.
Il primo motivo è che ci si aspettava una soluzione solida e a lungo termine, visto che il fatiscente edificio di via Calafati, ammesso che sia recuperabile, non potrà essere utilizzato per almeno due-tre anni. E invece – pur essendoci il tempo per cercare una sede adeguata – viene proposto un accomodamento provvisorio e insoddisfacente. Con una bizzarria che balza evidente agli occhi: la Provincia sottrae alcune aule dell'istituto Buontalenti alla scuola per adulti che attualmente vi risiede (il Cpia) e per di più le passa non al confinante e sovraffollatissimo liceo Cecioni, ma all'Enriques, che dista quasi tre chilometri! Aule, sia detto per inciso, che a gennaio erano state scartate dai tecnici come inadeguate per un impiego da parte di una scuola media superiore.
Non solo: i locali del Buontalenti non bastano a coprire il fabbisogno dell'Enriques, quindi la Provincia obbliga il liceo di via della Bassata ad attuare il sistema della rotazione: mentre alcune classi andranno in palestra e nei laboratori, quelle “eccedenti” occuperanno le aule ordinarie che mano a mano si libereranno. Il risultato, come sanno per esperienza gli alunni e i docenti di altre scuole livornesi, è il sovraffollamento dell'edificio scolastico e un continuo e destabilizzante sciamare di classi nei cambi dell'ora. Per non parlare delle questioni di sicurezza: non basta chiedere ai vigili del fuoco una Scia antincendio più accomodante per rendere più sicuro un edificio in cui gli alunni sono ammassati col sistema della rotazione in tutti gli anfratti disponibili.
La rotazione va bene nei sistemi scolastici (quello Usa, ad esempio) in cui le classi – ospitate da edifici sufficientemente capienti – si formano per livelli di apprendimento nelle varie materie; potrebbe andar bene anche da noi in caso di emergenza, come un terremoto o un'altra calamità naturale che all'improvviso facesse sparire parte delle aule disponibili. Ma l'aumento degli iscritti nei licei non è una emergenza, bensì un trend fisiologico che si registra da anni e anni a Livorno come nel resto d'Italia.
Ora, il compito di una buona amministrazione locale è fornire alle istituzioni scolastiche sedi sicure, fornite di tutte le attrezzature didattiche (aule in primis) con cui i ragazzi possano fare lezione nelle migliori condizioni possibili. Speriamo quindi che nei prossimi mesi la Provincia di Livorno si renda conto dei disagi creati dalle soluzioni emergenziali come lo smistamento delle “eccedenze” nel fatiscente edificio tappabuchi di via Calafati o l'ammassamento in tutti gli spazi disponibili mediante il sistema della rotazione.
Il mondo della scuola non chiede miracoli, ma solo un po' di buona amministrazione.
*docenteLiceo Enriques
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