Il Tirreno

Livorno

Dopo 76 anni uno sbocco a mare che si aggiunge a Boccadarno

Fabio Vasarelli

Lo studio e lo scavo dell’Incile risalgono ai primi anni Settanta ma il breve percorso idrico Darsena-fiume era rimasto incompiuto 

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la storia

Dopo quasi 76 anni Pisa torna ad avere un’idrovia di collegamento con il mare, alternativa alla foce dell’Arno. Con l’inaugurazione del nuovo Incile, infatti, il canale dei Navicelli sarà nuovamente allacciato al fiume in area urbana e dunque sarà possibile navigare dal centro verso la zona di Calambrone e viceversa. Attraverso quest’ultima opera si ripristina una delle vecchie vocazioni della Repubblica di Pisa, ovvero il poter comunicare via acqua (mari, fiumi, canali). Pisa, città di mare e poi di fiume, ha sempre saputo sfruttare il territorio paludoso come via di comunicazione per i commerci in tutto il Mediterraneo. Il sistema portuale pisano era costituito da molti approdi fin da epoche remote. Alla fine del Cinquecento, durante la prima occupazione medicea, si decise di costruire il canale dei Navicelli per collegare l’Arno al porto della nascente città di Livorno. Erano infatti frequenti gli insabbiamenti della foce dell’Arno che suggerivano un sistema di navigazione interno. Il nome del canale deriva dal tipo di imbarcazione a vela tipica delle nostre zone, il Navicello, a chiglia piatta, dotata di uno o due alberi e adibita perlopiù al trasporto merci. Il primo Navicelli fu un canale tortuoso e piccolo che aveva inizio dall’Arno, nei pressi delle mura di Stampace, per poi inoltrarsi nel sobborgo di Porta a Mare e, attraversando Tombolo, raggiungere la Fortezza Vecchia a Livorno. Il sistema di chiuse necessario per risolvere il problema dei diversi livelli tra fiume e canale era rappresentato dal “Sostegno”, ancora oggi presente.

Il Navicelli moderno nacque invece negli anni Venti del Novecento, quasi in parallelo alle opere di bonifica di Coltano e Tombolo. Il canale fu rettificato e allargato, ma a Porta a Mare il percorso rimaneva sempre il solito, con il Sostegno sotto le mura, le tante attività commerciali limitrofe e le relative industrie vicine. Tutto si interruppe il 31 agosto 1943, durante l’ormai tristemente noto bombardamento di tutta la zona sud della città. Nel canale caddero bombe, macerie e anche alcuni tratti di binario del trammino. La navigabilità non fu più ripristinata e il tratto finale del canale, ormai ridotto a maleodorante fosso, fu tombato per sempre. Negli anni Settanta, per ripristinare la navigabilità, fu progettato e scavato l’Incile, un nuovo breve percorso idrico che collegasse la Darsena con il fiume Arno. Il progetto però non fu ultimato e quanto scavato e costruito rimase un’opera inutile fino ai nuovi e recenti lavori ottenuti in cambio del posizionamento del rigassificatore. Ora Pisa, vista l’importanza della sua industria cantieristica nautica, deve saper dimostrare che l’apertura del nuovo canale non è fine a se stessa, ma investire e costruire un sistema economico e turistico importante intorno a questa nuova via di comunicazione. —

Fabio Vasarelli

(studioso di storie pisane)

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