Gioco
Prosciutto mon amour Daniele Verucci racconta la sua arte di norcino vecchio stile
La sua eccellenza da 20 anni dietro al banco del Mercato Centrale «Per noi la carne è una questione di famiglia: i clienti sono ormai amici»
IN VETRINA
La tradizione non si improvvisa, ce l'hai o non ce l'hai. E Daniele Verucci ce l'ha fin dentro le ossa. Lui è nato da una famiglia di norcini doc e fin da quando aveva 14 anni è abituato a trattare le carni suine e di ogni tipo.
Nel 1999, poi, dopo essersi fatto le ossa – è proprio il caso di dire – tra le norcinerie più importanti della città, si è messo in proprio, rilevando un banco al Mercato Centrale.
«E' la soddisfazione più bella della mia vita» spiega tra un cliente e l'altro ai quali da del “tu”«perché più che clienti sono amici».
È una storia che si srotola e si racconta grazie all’iniziativa “I negozi della nostra storia” organizzata da Tirreno e Confcommercio.
Da 20 anni, ormai, Daniele Verucci ha imparato a conoscere le esigenze di tutti quelli che si presentano al negozio, rispondendo sempre col sorriso e con la massima professionalità.
Tra lui e i clienti c’è un rapporto di massima fiducia.
«Dopo tanti anni durante i quali mi sono fatto esperienza sul campo, ho aperto questo banco per mettere in pratica ciò che avevo imparato. E questo è quello che volevo fare». Dunque, ne è passato tanto di tempo da quando andava a portare la carne di maiale ai negozi, ma Daniele è rimasto sempre lo stesso.
Lui è un norcino vecchio stampo, uno di quelli che di prosciutti “senz'osso” neanche ne vuole sentire parlare. E lo sottolinea con grande orgoglio.
«Per me i prosciutti senza osso – continua – sono un'offesa a questo mestiere. Ma vuoi mettere “incignare” (come dice lui in slang tutto livornese) un prosciutto dall'inizio, per poi tagliarlo tutto fino in fondo, accontentando le esigenze dei clienti, sia chi chi vuole il “fiocco”, sia di quelli che vogliono la parte più esterna?».
La sua è carne 100 per 100 italiana. «E non potrebbe essere altrimenti. Mio nonno è di Norcia, mio padre è di Norcia, così come i miei zii. I miei cugini lì gestiscono norcinerie. Insomma, per noi la carne è una questione di famiglia, perciò privilegiamo sempre la qualità, senza andare a prendere prodotti esteri o modificare le tradizioni locali. Salsicce, prosciutti, cotechini, coppe e tutti gli altri salumi sono esclusivamente di nostra produzione. Pensate che ogni mattina offriamo ai clienti 17 tipi differenti di prosciutto».
Ed è per questo che il banco ha grande successo. L’esperienza e la tradizione di famiglia si respirano.
«Purtroppo molti negozi, anche quelli più storici, sono costretti a chiudere perché rinunciano alle proprie peculiarità e a quel punto la gente preferisce rifornirsi alla grande distribuzione. Noi invece cerchiamo di differenziarci, puntando all'eccellenza».
Eccellenza: è quello che fa la differenza.
«Non potremmo fare altrimenti, vista la nostra storia e le nostre caratteristiche. Quando ho iniziato io, la professionalità era tutto. Ed è per questo che riusciamo ad andare avanti».
Fondamentale, poi, il rapporto con i clienti. I clienti sono come amici. Si scherza e si serve qualità.
«Siamo a Livorno e per noi i clienti sono amici con i quali scherziamo e parliamo in modo confidenziale. Loro confidano in noi e noi cerchiamo di ripagarli dando il massimo della fiducia. Spesso racconto la mia storia a chi viene al banco. Alla gente piace ascoltare le antiche tradizioni culinarie». Anche quello è un modo per dimostrare la genuinità. —
Nicolò Cecioni
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