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«A 20 mesi dall’alluvione Livorno ancora precaria»
Il comitato degli alluvionati scrive al prefetto e a Borrelli «La protezione civile è disorganizzata e disorientata»
livorno. Hanno scritto alla prefettura, alla Regione, agli uffici della capitale. Hanno indirizzato una lettera al prefetto di Livorno Gianfranco Tomao, al responsabile della protezione civile toscana Giovanni Massini, al capo della protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Una lettera che suona come un appello ai tecnici ma anche, in piena campagna elettorale, alla politica tutta. Per chiedere cosa? Un incontro urgente e per accendere i riflettori sul settore livornese della protezione civile, a venti mesi esatti dall’alluvione che il 10 settembre 2017 si è portata via otto vite.
A firmare la lettera è il comitato alluvionati – il Cal presieduto da Stefano Filippi, vice Francesco Archibugi e Roberto Tessari – che riunisce molte delle famiglie che quella notte si trovarono a fare i conti con la pioggia, il fango, i danni, in alcuni casi la tragedia.
«Ci rivolgiamo a voi – si legge nell’atto indirizzato ai tre nomi di vertice – in quanto figure istituzionali di riferimento per gli aspetti di protezione civile. È a tutti voi certamente noto che a più di un anno e mezzo dal fenomeno alluvionale che ha colpito la città con morti e danni consistenti, il settore della protezione civile comunale, in quella occasione manifestamente inefficiente, è tuttora in un palese stato di disorganizzazione, con organico ridotto e carenza di personale qualificato».
«Si aggiunga a questo – continua la lettera guardando verso palacco civico – che, con grave ritardo, solo tre mesi fa il Comune ha assegnato a una società di consulenza esterna (Nier srl) un contratto per la revisione del proprio piano di protezione civile, fermo al 2011. Questo con importo contrattuale sorprendentemente basso e con una tempistica di svolgimento servizi a nostro avviso ben più lunga del necessario».
Dal comitato, che mese dopo mese ha organizzato moltissime iniziative, compresa una causa pilota, ripetono di essere preoccupati. Parlano di «disorientamento del settore e dei suoi preposti» («dichiaratoci apertamente e in più occasioni persino dal comandante», scrivono nella lettera) e denunciano la «mancanza di procedure aggiornate, nonché carenza di personale e necessarie competenze»: così «Livorno è destinata a rimanere ancora per lungo tempo in uno stato di tutela a nostro avviso precario».
Dopo aver scritto «in più occasioni» al sindaco Filippo Nogarin e al comandante Riccardo Pucciarelli, i rappresentanti delle famiglie alluvionate chiedono ora un «incontro urgente» al prefetto e ai vertici regionali e nazionali («riteniamo sia un nostro preciso dovere civico») per «discutere le proposte su quanto possa esser fatto per migliorare una situazione per nulla tranquillizzante...». —
J.G.
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